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Quattro centrali ad olio vegetale vicino al call center

Il rischio dell’installazione di quattro centrali ad olio vegetale, in un territorio già martoriato per quanto riguarda l’inquinamento ambientale, è stato l’argomento della serata organizzata dall’Associazione Gruppo Senza Sede e dal gruppo consiliare “Trino è tua”, in collaborazione con il PD di Trino e Legambiente. I quattro impianti, ciascuno della potenza di 1 Mwe, si verrebbero a collocare nell’area artigianale a ridosso dell’ex Meccanica Agraria e a richiedere le autorizzazioni alla Provincia di Vercelli una società che vede al suo interno anche Fabrizio Cazzago, ex amministratore delegato di Phonemedia. «Trino si trova nelle peggiori condizioni possibili per poter ospitare questo tipo di impianto, visto che insieme a Saluggia e Vercelli è uno dei centri del Piemonte più inquinati per quanto riguarda il tasso di ossido di azoto nell’aria» ha subito spiegato Gianpiero Godio. «Si tratta di veri e propri motori diesel che funzionano 24 ore su 24, alimentandosi ad olio vegetale e producendo energia elettrica: 1.800.000 kg./anno per produrre 7.800.000 kw/h all’anno. Molto più della metà del loro profitto deriva dai finanziamenti statali...». Per il consigliere regionale Alessandro Bizjak «tutti questi progetti hanno delle caratteristiche tecniche che non rientrano nei parametri che sono stati indicati dalla legge regionale. Oggi non sono previsti incentivi per chi coltiva prodotti da cui ricavare l’olio vegetale, mentre sono previsti sgravi fiscali per gli imprenditori che vogliono installare: così si spiega la loro proliferazione. L’approvigionamento deve avvenire entro un raggio di 50 chilometri e l’energia termica sprigionata deve essere riutilizzata: tutti questi progetti mancano di almeno una di queste condizioni. A me fa piacere che l’amministrazione comunale sia contraria, ma credo che si debba chiudere la porta in faccia a queste persone con atti formali, attraverso il consiglio comunale, dicendo chiaro e tondo alla Provincia che questo progetto non lo si vuole. Per evitare ogni equivoco, è meglio prendere una posizione chiara , il prima possibile». La mobilitazione dei cittadini Nella nostra zona ci sono già stati diversi tentativi per installare questo tipo di impianto, come a Pezzana o Cereseto: «Sono progetti che fanno paura - ha spiegato Germano Marmetto di “Monferrato Pulito” - altro che energia pulita. Queste centrali senza incentivi sono sempre in perdita: bisogna chiedere il consenso dei cittadini e dei comuni dei paesi limitrofi, perchè paradossalmente siamo noi tutti a finanziarle. Per quanto riguarda la nostra esperienza di Cereseto, abbiamo presentato un documento in conferenza dei servizi e al terzo incontro la centrale è stata bocciata. O la cittadinanza si mobilita e contesta, oppure c’è il pericolo che il progetto venga approvato. Noi abbiamo portato mille firme in Regione ed è poi nato un comitato spontaneo. Dopo il nucleare e l’amianto non vogliamo queste ciminiere. Noi mettiamo la nostra esperienza al vostro servizio: chiedete alla vostra amministtrazione comunale che si esponga». Il consigliere comunale di “Trino è tua” Paolo Balocco ha sottolineato come questi impianti non abbiamo neppure un impatto occupazionale «visto che bastano poche persone a fare funzionare queste centrali che peraltro sono di veloce costruzione. Non è bello sentirsi dire che abitiamo in uno dei luoghi più inquinati del Piemonte. Come gruppo consiliare presenteremo un ordine del giorno per chiedere al Consiglio Comunale che si impegni a dire no a questo progetto». Il Comune si opporrà L’assessore Daniele Pane ha spiegato la posizione del Comune: «L’amministrazione comunale si opporrà a questo tipo di attività, indipendentemente dai numeri e dalle cifre c’è anche una questione morale che interessa i dipendenti di Phonemedia, a cui questa persona ha fatto molto male. Posso dire che la maggioranza accoglierà l’ordine del giorno di Trino è tua. Alla conferenza dei servizi porteremo il nostro no motivato dai numeri. Ci tengo inoltre a specificare che l’area interessata non è di proprietà comunale». In effetti quei terreni appartengono alla Società Consortile Nordind spa che è incaricata di vendere i lotti dell’area artigianale e che ne ha ceduti quattro, al prezzo di 180mila euro a Cazzago. In sala erano anche presenti i lavoratori del call center, giustamente arrabbiati per questo ipotizzato ritorno di Cazzago: «Questo è un personaggio che ha creato solo disagi e la deve smettere di rovinare le persone e l’ambiente. A noi per avere un prestito ci viene chiesto ogni tipo di documento, mentre a questi individui senza scrupoli viene data la possibilità di aprire ogni tipo di attività: questo non è ammissibile». «La legge è dalla nostra parte» Godio ha poi aggiunto: «In questo caso abbiamo una legge dalla nostra parte, con elementi formali per essere contrari: alla Provincia bisogna dire chiaramente di non accettare il progetto e a Nordind di recedere dalla promessa di vendita dei terreni». In chiusura è intervenuto Fausto Cognasso, tra i promotori dell’incontro: «Credo che la questione morale sia importante e che si debba indagare se queste persone siano oneste oppure no, ma ritengo che alla conferenza dei servizi del 16 febbraio si debbano mettere i primi paletti con l’unico scopo di impedire l’insediamento di queste centrali. Da questa sera si deve iniziare una dura lotta, mettendo insieme le istanze e le competenze di tutti. Faccio solo notare che a Trino c’è il vezzo di abbassare la testa su queste questioni, ma io credo che invece si debba lottare». Sempre in quest’ottica è anche in fase di costituzione il Comitato Antinucleare.

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