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Sanità
Unione a tre per combattere mesotelioma e altre malattie
Alessandria, Casale Monferrato e Verduno impegnate nella ricerca: via libera dalla Regione
Alessandria, Casale Monferrato e Verduno unite nel nome della ricerca e dell’Irccs (Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico) per mesotelioma, patologie ambientali e patologie della nutrizione. Il progetto, nato in casa dell’azienda ospedaliera di Alessandria e subito sposato dall’Asl Al con Casale, ha ottenuto l’ultimo via libera della Regione Piemonte e ha imboccato il percorso ministeriale per ottenere il riconoscimento.
Per quello che sarà il primo Irccs pubblico in Piemonte (l’unico presente è quello di Candiolo, specializzato nel trattamento delle patologie oncologiche) adesso si annuncia una svolta in corso d’opera che punta a una progettualità ancora più robusta alla luce dell’ipotesi dell’ingresso in un prossimo futuro dell’ospedale di Verduno, paese di poco più di cinquecento abitanti a una dozzina di chilometri da Alba, dove sorge il nuovo ospedale “Michele e Pietro Ferrero” (l’area è quella della Asl Cuneo2).
Dopo alcune prime indiscrezioni apparse sulla Gazzetta d’Alba a inizio giugno, adesso è lo stesso Luigi Icardi, assessore regionale alla Sanità, a parlare chiaro. «Unire le forze di Alessandria e Verduno non solo potrà rendere più rapido il riconoscimento da parte del ministero, ma produrrà effetti positivi in futuro sui due ospedali e di conseguenza sull’intero territorio regionale» si legge in un articolo, a firma di Stefano Rizzi, pubblicato sul giornale online ‘Lo Spiffero’.
Un cambio di rotta per l’Irccs alessandrino? In realtà la strada era già stata individuata. All’interno della rendicontazione scientifica del 2019 elaborata dalla Infrastruttura ricerca formazione e innovazione (Irfi) dell’azienda ospedaliera del capoluogo erano state inserite le linee di ricerca sulle patologie ambientali e gli ambiti di sviluppo in tema di ‘Food and Health’.
Se per le patologie ambientali (interazione organismo-ambiente, determinanti di malattia, indicatori di salute a livello globale, malattie cronico degenerative ambiente-correlate, misure di frequenza delle malattie dell’uomo, i principali elementi di ecologia e di medicina ambientale delle popolazioni umane) come per il mesotelioma, la progettualità è proseguita, invece per ‘cibo e salute’ la pandemia da coronavirus ha determinato una battuta di arresto.
Ma adesso per l’Irccs focalizzato su patologie ambientali e mesotelioma potrebbe arrivare la svolta, con l’aggiunta delle patologie della nutrizione, in cui ha giocato un ruolo importante Paolo Tofanini, in passato al vertice dell’azienda ospedaliera alessandrina poi all’Asl Al e fra gli artefici dell’apertura dell’ospedale di Verduno.
In questo contesto assume un significato altrettanto decisivo l’apertura della sede del Dairi (Dipartimento attività integrate ricerca innovazione dell’azienda ospedaliera e dell’Asl Al; è un elemento essenziale del percorso di riconoscimento dell’Irccs), diretto da Antonio Maconi, a Casale Monferrato, in viale Giolitti. Qui, per tre giorni alla settimana, insieme a Marinella Bertolotti, dirigente biologa Epidemiologia clinica e biostatistica Irfi-Dairi di Alessandria, c’è anche Paola Costanzo, responsabile Centro Regionale ricerca, prevenzione e sorveglianza rischi da amianto, entrambe impegnate in un lavoro di coordinamento di progetti sul fronte dell’asbesto e delle patologie correlate.
Alla ricerca clinica si affianca un altro percorso per dare vita, a Casale, a un Centro di documentazione «a trecentosessanta gradi», come lo chiama Marinella Bertolotti, dove riunire tutte le banche dati relative agli aspetti clinici, sociali, economici, giuridici, ambientali legati all’amianto.
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