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Business o "Qultura"! Questo è il dilemma

Uno spettacolo intelligente e fresco che riesce ad affrancarsi dalla formula ormai davvero consunta (früsta) del comico tout court così come ce lo propina da troppi anni una tivù che dice di voler fare l’avanguardia e diventare banco di prova per nuovi talenti, ma che - in verità - finisce per riproporre noiosamente sempre più o meno lo stesso format. Quello “del Gianca” - uno dei personaggi messi in scena da Paolo Faroni in Grasse risate, lacrime amare martedì sera al Teatro Municipale di Casale Monferrato - un imprenditore disincantato che bada esclusivamente al “sodo”, vale a dire al diné, agli sghei (oppure all’audience, che è lo stesso) e a cui dell’arte non può fregar di meno, nonostante sia il direttore di un importante teatro, perché nei teatri di provincia - dice - «la gente ci va per ridere...». E la formula scelta da Faroni è più gradevole e coinvolgente, grazie a una costruzione che non si limita alla rituale oretta di battute più o meno scontate ma costruisce - invece - un minimo di struttura grazie a una drammaturgia minimalista ma efficace. E in effetti Paolo Faroni martedì ha tenuto il palcoscenico con disinvoltura insieme a Fabio Paroni. E non con Massimo Canepa che, se mai è stato in scena in passato, adesso lo hanno relegato... alle luci. Tze! Ma a dire il vero forse siamo noi ad avere preso le classiche lucciole per lanterne, complice un intricato girotondo di malfidi comunicati stampa! Vabbè, nomi ed equivoci a parte tema di fondo, martedì, lo scontro fra aspirazioni e senso comune, pratico, tra l’ambizione non dico del successo e dell’arte ma (almeno) di fare qualcosa di sensato al mondo... E un mondo che invece sembra avere sviluppato anticorpi palestratissimi nei confronti di qualunque cosa che assomigli anche solo lontanamente all’intelligenza o a una qualche forma di blando pensiero. Certo che poi anche l’intelligenza (anzi la Qultura, con la “Q” maiuscola!, che è presunzione e snobismo, estraneità al mondo reale, che allontana invece di unire...) a ben guardare, rifugiata, rintanata, rincatucciata nella classica turris eburnea, a che e a chi serve? Finisce per perdere pure issa i colpi, visto che quello intelligente dei due scambia Lady Oscar per Medea... o Lady Macbett che sia... E poi battute sui critici, «a cui bisogna sempre pagare almeno una cena a base di aragosta» (buono a sapersi!), ironia sulle professioni più ambite (notai, avvocati magistrati e dentisti) che nella rilettura alla rovescia di Paolo Faroni e Fabio Paroni fanno la fame in un mondo dove invece sono gli artisti di strada a fare la bella vita. Certo questi due attori - a parte il nome quasi identico (P.Faroni e F.Paroni! Ma si saranno conosciuti prima, o si saranno scambiati le lettere poi per ragioni artistiche, o era proprio il destino?...) - oltre a essere entrambi bravi, preparati, perfettamente a loro agio in palcoscenico, con una coscienza dei propri mezzi che si traduce in una gradevole spontaneità, hanno un solido affiatamento che sulla scena è un’altra importante risorsa, e consente loro un ritmo spesso serrato, con tempi di botta risposta e pause sempre veramente azzeccati e in grado di dare un di più di senso ai loro dialoghi piacevolmente stralunati. Che dire... Bravi! Massimiliano Francia Segnaliamo questo trailer dello spettacolo. Domenica 7 e lunedì 8 febbraio sarà in scena la casalese Valentina Picello, con "Chi ha paura di Virginia Woolf di Edward Albee.

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Laura Mellina

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