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  • 17 settembre 2012
  • Casale Monferrato

Viaggio nell’arte contemporanea nazionale grazie alla collezione di Teresio Monina

Straordinaria presenza di pubblico e personalità sabato 15 nella mostra “Spazio privato” opere dalla collezione Teresio Monina 1956-2012 allestita nel castello di Casale Monferrato nelle sale Chagall al secondo piano. La mostra, aperta con la consegna di un mazzo di fiori a Elda Trotti (vedova di Teresio), è stata presentata dall’assessore Augusto Pizzamiglio, dal vice sindaco Beppe Filiberti e dalla figlia di Teresio, Serena Monina. Tutti hanno sottolineato la grande importanza dell’evento (sicuramente una delle mostre d’arte più importanti mai allestite nella città) e in particolare Serena ha ricordato l’aneddoto fondamentale dell’incontro storico del padre con Lucio Fontana e l’ambiente dell’arte d’avanguardia ad Albisola dal ceramista Mazzotti. Nasce così un percorso collezionistico, umano, storico, imprevedibilmente emozionante del medico Teresio Monina già sensibile collezionista ottocentista ma da quel momento uno dei più attenti amanti dell’arte contemporanea forse a livello nazionale. Scrive di lui nel bel catalogo il nipote e curatore della mostra assieme al gruppo Bosco. Luigi Cerutti: «Ricorderò quel vento di gioia e il suo pulsare negli occhi quando arrivava a prendere un’opera e a stringersi cosi vicino al pensiero di un artista, ma anche al loro essere uomini uno davanti all’altro». Meravigliose parole che dimostrano che amore si possa avere per l’arte e che rispetto per chi la fà. Nasce cosi poco alla volta una collezione storica qualitativamente ma anche emozionante non solo per la famiglia ma per la città di Casale, ed anche di valore nazionale per le accurate scelte nei linguaggi visivi dell’arte spazialista, Opticall art, minimalista, sino a raffinate scelte contemporanee. Il percorso della mostra si suddivide in una scelta di 26 artisti che sottolineano sia la personalità dell’istintivo collezionista legato all’emozione sia ad una visione ponderata ed analitica storica che vede un viaggio storico dal 1956 ai giorni nostri con una visione legati ai concetti di spazio e luce unica. Si ripropone così in una sala una parte consistente del padiglione Italia della biennale di Venezia del 1966 con lavori di Bemporad, Castellani e Lucio Fontana con l’opera, scultura spaziale (corona); che è la copia in bronzo di uno dei primi concetti spaziali mai creati dall’artista, quindi un’opera storica per capire il concetto di Fontana dell’oltre non materico esistente nel nulla del vuoto. Si viaggia in questa dimensione del tempo per emozionarsi di fronte alle opere opticall di Victor Vasarelly, gestuali di Emilio Scanavino, le superfici di Getrulio Alviani, minimali di Castellani, opticall di Jesus Rafael Soto, formali di Remo Bianco, astratto onirica di Gianni Dova, segnica di Giuseppe Capogrossi, morbidamente plastica di Davide Nido, seguono opere sempre di una visione di scelta accurata che palesa bene la propria concezione dell’arte da parte di Monina e la qualità degli artisti come Marco Tirelli, Claudio Olivieri, Ettore Frani, Carlo Nangeroni, Willem cole, e un divertente Corrado Bonomi con l’opera L’universo rovesciato, che in qualche modo descrivono una parte della importante collezione ed una visione storicamente unica degli ultimi 50 anni dell’arte contemporanea Italiana.

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Silvia Sassone

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