La riunione di venerdì nella sede della Provincia fra gli assessori all’Edilizia Scolastica Graziano Moro e all’Istruzione Massimo Barbadoro, l’Ufficio Tecnico provinciale, il provveditore agli Studi Antonino Meduri e i diciotto presidi delle superiori non ha sortito gli esiti sperati. Almeno per Casale.
Come riferisce ancora una volta il dirigente scolastico del Sobrero, Mauro Bosco, la Provincia si è presentata con una proposta generica uguale per tutti che stabilisce un monte ore di riscaldamento e poi uno schema per utilizzarlo in cui sono previsti due pomeriggi di tre ore. Il progetto ha provocato lo sconcerto anche del provveditore Meduri perché le premesse erano state altre. Poichè ogni scuola ha una sua struttura fisica, Meduri aveva, infatti, invitato la Provincia a distinguerle, ascoltandone i piani diversificati per le varie esigenze e a non trovare soluzioni generiche.
«Però per alcuni istituti la proposta andava bene, l’hanno accettata - ha raccontato Bosco - Per altri, come il Leardi e Sobrero e il Balbo, in pratica per quelli casalesi, è improponibile. Sono troppi i servizi erogati nel corso di un’intera giornata, lezioni obbligatorie per il completamento dell’orario scolastico, collegi docenti, attività extracurricolari. Solo per i consigli e gli scrutini il Sobrero che ha 43 classi impiegherebbe un mese a gestirli se dovesse distribuirli solo su due pomeriggi settimanali… E c’è concretamente il problema dei corsi di recupero che sono “dovuti di legge” agli studenti. Negli istituti tecnici come il Sobrero e il Leardi ce n’è un bisogno massiccio, ci vuole l’impegno di una forte attività didattica complementare».
È stata quindi proposta di nuovo alla Provincia una soluzione alternativa meno generica, scuola per scuola, con combinazioni di adeguamento fra spazio e orario per isolare le zone dove fare attività. Insomma, quel protocollo di intesa che era stato elaborato dalle tre scuole di Casale e che lo stesso provveditore aveva appoggiato.
«Possono essere scaldate solo le aule che servono effettivamente - ha continuato Bosco - Dotandoci degli strumenti idonei al riscaldamento diversificato già da domani possiamo ridurne di due terzi l’erogazione. Ma si deve poter intervenire escludendo la gestione centralizzata di Genova».
A questo punto sorge spontanea la domanda sull’accoglienza della proposta da parte delle altre scuole che non mostrano bisogni diversi. «Io non vado a sindacare sul motivo dell’accettazione dell’offerta della Provincia - ha concluso Bosco - Forse sono più piccole, fanno meno attività di recupero oppure hanno più di una sede e possono concentrare il lavoro su una sola. Io non ci sto a fare lo sprecone ma è superficiale la risoluzione di chiudere semplicemente i rubinetti del gas.
I responsabili devono aggredire il problema vedendo come si consuma e come si può e si debba razionalizzarne le modalità. Noi faremo le nostre rilevazioni, ribadiremo la logica in cui ci muoviamo e poi interverranno i tecnici. Che vengano qui a vedere. D’altra parte il contatto con il tecnico della Provincia è già abituale».
La scadenza per verificare le decisioni dell’Amministrazione è quella naturale del 15 ottobre data della presumibile accensione dei termosifoni. A quel punto... chi vivrà vedrà.