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Concluso Sanremo

La filiera creativa delle canzoni parla piemontese

Non c’è solo chi canta...

Mizar, nome d’arte di Mattia Davì (foto Alessandro Ghisoni)

Non c’è solo chi canta: a Sanremo 2026 il Piemonte si sente anche nelle firme. Tra gli autori dei brani in gara spiccano due nomi giovani, diversi per stile e percorso, ma accomunati dall’essere arrivati all’Ariston dalla porta “invisibile” della scrittura.

Il primo è Mizar, nome d’arte di Mattia Davì, classe 2002, originario di Susa. Quest’anno firma due canzoni tra i Campioni: “Il meglio di me” di Francesco Renga e “Naturale” di Leo Gassmann. Un doppio traguardo che conferma una crescita rapida e concreta.

Lo abbiamo intervistato in questi giorni e ci ha raccontato il suo percorso: i primi singoli da indipendente tra 2018 e 2019, poi la scelta di concentrarsi sempre di più sul lavoro da autore, fino alle collaborazioni che lo hanno portato a Sanremo. Anche il nome “Mizar” non è casuale: prende ispirazione da una stella dell’Orsa Maggiore, a indicare una direzione, un punto fisso da seguire.

Accanto a lui c’è CELO (Pietro Celona), di Neive, tra gli autori e produttori di “Voilà” di Elettra Lamborghini: un brano che gioca con immaginario e ritmo, e che mette in evidenza quanto oggi la canzone sia un lavoro di squadra tra scrittura e produzione.

Il dato, aldilà dei singoli titoli, racconta una cosa semplice: Sanremo è anche una filiera creativa fatta di autori e produttori. E in quella filiera, nel 2026, c’è un pezzo di Piemonte che si fa notare.


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