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Emergenza
Coronavirus: i sindacati dell'Asl AL diffidano l'azienda dal proporre il riutilizzo dei dispositivi di protezione
“Non è possibile chiedere agli operatori sanitari di svolgere la loro attività nella situazione di assoluto rischio per se stessi e per gli stessi pazienti assistiti”; così il fronte sindacale
Nella giornata di ieri, domenica 22 marzo, le rappresentanze sindacali di CISL FP, UIL FPL, FIALS e NURSING UP dell’Asl AL hanno scritto una lettera al commissario Galante, al neo responsabile dell'Unità di Crisi Asl Giuseppe Guerra, a Maria Elisena Focati del coordinamento professioni infermieristiche, al responsabile delle relazioni sindacali Alutto e, per conoscenza, al Prefetto Olita dall'oggetto piuttosto esplicativo: diffida.
Le sigle sindacali, infatti, chiedono chiarimenti alla direzione Asl sul numero di assunzioni del personale del comparto avvenute per l’emergenza, il numero dei reparti CoVID attivati in Asl AL e lumi sulla la loro gestione.
Nella lettera si richiedono inoltre chiarimenti sulla gestione del personale del comparto dei servizi depotenziati e del Blocco Operatorio di Casale nonchè le procedure operative da adottare per la corretta gestione di mascherine, guanti e di tutti i dispositivi di protezione da indossare sia nei reparti CoVID che negli altri reparti e ambulatori. Si richiede inoltre di essere informati su quali servizi erogati dall’Asl saranno sospesi in basse all’ordinanza di contenimento firmata da Alberto Cirio sabato.
Le rappresentanze sindacali ribadiscono nella missiva che “non è possibile chiedere agli operatori sanitari di svolgere la loro attività nella situazione di assoluto rischio per se stessi e per gli stessi pazienti assistiti” e richiedono all’Azienda la “fornitura completa per tutti gli operatori dei DPI necessari nei quantitativi adeguati e in linea con il rischio infettivo ed i protocolli di protezione più recenti indicati dalle linee guida dell’ISS e dagli organismi internazionali”. In chiusura la diffida alla direzione “dall’adottare azioni, come il riutilizzo dei DPI (mascherine, camici impermeabili, ecc.), poiché tali procedure mettono a rischio di contaminazione gli operatori e quindi la loro sicurezza”.
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