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FRATEL ENRICO DA LU

Lui probabilmente non si ricorda molto di me, ma io ho l’impressione di conoscerlo da sempre. A ottantaquattro anni , gli è rimasta una lieve inflessione casalese – monferrina nella parlata, che continua ad avere intelligente e vivacissima. Parlo di Fratel Enrico, al secolo Francesco Trisoglio, che ieri è stato festeggiato all’Istituto San Giuseppe, una delle scuole più prestigiose di Torino, dove ha insegnato latino e greco a tante generazioni di alunni. E’ questo il settore della vita di lui che sento più vicino al mio lungo lavoro al Liceo D’Azeglio. Per quanti anni i suoi allievi sono venuti a riprendere e a ripassare a casa mia le sue spiegazioni, le sue traduzioni dal latino o dal greco. Attraverso quelle lezioni io potevo apprezzare il rigore, la precisione, l’intelligenza del suo lavoro didattico, tanto che le materie che insegnava lui, certo da sempre definite “caratterizzanti” per il Liceo Classico, erano da tutti gli allievi considerate le più importanti e quelle in cui si dovevano impegnare al massimo. L’avevo più volte ascoltato anche nelle riunioni e nei convegni dell’Associazione Italiana di Cultura Classica, e sapevo dell’insegnamento universitario che da sempre svolgeva. In particolare ricordo le lezioni su Gregorio Nazianzieno. Come me, e come molte delle mie coetanee casalesi, era stato allievo di Monsignor Pellegrino. Ma lui era stato presto chiamato a fargli da assistente, e poi aveva continuato in quel settore i suoi corsi universitari. Le sue opere sono 129, come hanno più volte raccontato gli oratori succedutisi a parlare, dal cardinale Mons. Severino Poletto al Prefetto di Torino, al Presidente Saitta, al rappresentante del Sindaco di Torino, e alle più alte cariche dei Fratelli delle Scuole Cristiane di San Giovanni Battista de La Salle. “I Canonici di Lu” è uno dei quadri del Guala che ho sempre apprezzato di più, e di cui perciò sentivo la mancanza nella bella mostra che sono andata ad ammirare a Torre Canadese la settimana scorsa. E Fratel Enrico era nato nel bel paese di Lu, recentemente meta di uno dei "Viaggi d’Autore", se non sbaglio; solo un paio d’anni fa sono riuscita a visitarlo, benché fosse per me un luogo mitico, perchè terra d’origine del mio professore Don Rota, che a Casale fu anche parroco di Sant’Ilario. Don Rota l’ho ascoltato per cinque anni al Liceo Balbo, e per me è stato, oltre che un insegnante di religione (nessuna facoltà di scegliere di non avvalersi, allora) anche un maestro di filosofia e di vita. Ricordo anche che fu lui a prestarmi la "Guide Bleu" per il mio primo viaggio a Londra. Come mi è accaduto con altri personaggi monferrini, ho sempre considerato lui e anche Fratel Enrico del Sangip come esempi di intelligenza e di rigore. Anche per questi motivi ho apprezzato particolarmente il succedersi degli interventi nel teatro del San Giuseppe di Torino, gli applausi che li hanno salutati e la “standing ovation” (non si diceva così un tempo) finale.

Profili monferrini

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Federico Nardi

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