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Il Comitato Contrada Maestra per il commercio

Dialogo, coordinamento, nuove idee. Niente di più utile al commercio di una cittadina. Eppure questi tre elementi sembrano essere proprio, secondo una rapida indagine tra gli esercenti moncalvesi, i punti critici della situazione turistica e commerciale. Questo nonostante la città goda di una fama plurisecolare di luogo di ricchezze artigianali ed enogastronomiche e di sede di fiere e mercati. Ma i segnali di scricchiolio è da tempo che vengono percepiti dai commercianti e dai visitatori e cittadini stessi. Tanto che si è tentato di porvi rimedio. C'è chi ha proposto nuovi eventi per promuovere e movimentare il centro cittadino, ultimo dei quali un'eventuale "notte bianca". Ma l'idea si è affossata. Dal Comitato della "Fracia", nato tempo fa per riunire e promuovere le attività della storica via delle botteghe moncalvesi, recentemente è sorto il Comitato "Contrada Maestra" con l'intento di estendere il dialogo alle attività insediate presso l'antico asse commerciale della città (denominato appunto come la via "Maestra") che partiva dalla chiesa di San Francesco e si spingeva fino a via Ferraris attraverso la "Fracia", piazza Carlo Alberto e via Cissello. «L'idea - spiega in rappresentanza del Comitato Virgilio Gavazza - è di far parlare assieme i commercianti, discutendo del decoro pubblico della zona, prendendo accordi sugli orari di apertura e coordinando iniziative varie, per esempio, in occasione del Natale». In programma vi sarebbe anche l'installazione di una bacheca informativa. Ma la questione vera da affrontare è sempre una: «C'è diffidenza tra i commercianti e ci si parla pochissimo». Alcune attività lamentano invece la non efficacia della promozione turistica da parte degli enti pubblici che sarebbe causa di un mancato indotto turistico sull'intera zona. Ma c'è chi va oltre e usa toni più duri: «La sfida turistica si svolge sotto il profilo del marchio, del sistema e dell'organizzazione - commenta Gilberto Borzini, insegnante in materie turistiche e commerciante a Moncalvo - ma il Monferrato non è ancora riuscito a darsi una identità e tanto meno a comunicarla: un'identità e un marchio significano una "esclusiva" che diventa il riferimento per una serie di progetti che ruotano attorno alla caratterizzazione. Ad esempio né il riso né le rose sono elementi caratteristici del territorio del Monferrato, sono elementi derivati, di necessità. E la comunicazione va fatta presso i mercati di riferimento come Milano, Bergamo, Varese, Brescia, Genova e Torino; non bastano quattro manifesti nei dintorni delle località». Serve quindi uscire dal proprio guscio per incontrare dialogo, coordinamento e nuove idee. E vedere il loro effetto sul turismo e sul commercio.

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Federico Nardi

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