Risate senza tempo con il «Gran teatro dei Burattini» dei fratelli Niemen
di Massimiliano Francia
Che un pupazzo scolpito nel legno possa essere espressivo sembra quasi una follia...
Che dire, sono i miracoli della creatività, e il «Gran Teatro dei Burattini» dei fratelli Niemen - artisti in questa particolare forma di spettacolo da più generazioni - lo ha dimostrato domenica scorsa all’auditorium San Filippo mettendo in scena «L’acqua miracolosa».
Una comicità semplice, popolare e bonaria, ma sempre apprezzata e capace di conquistare un pubblico in un certo senso estremamente difficile: quello dei più piccoli, che oggi (meno di ieri) è difficile meravigliare ma del quale oggi (come ieri) occorre tenere costantemente viva l’attenzione. Eliseo Niemen, parlata orgogliosamente piemontese, minuto e con un paio di baffi che si fanno notare, erede della tradizione di famiglia (un padre e cinque zii tutti burattinai!) ha raccolto un piccolo patrimonio in marionette e burattini (circa 150) alcuni dei quali hanno oltre un secolo (dieci lustri i più giovani!) con scenografie e copioni che vanno dai primi anni del Novecento in poi.
«Oggi - spiega - il teatro dei burattini viene considerato uno spettacolo solo per bambini, mentre un tempo ci andavano tutti... Così alcuni drammi che ho in repertorio non li posso mai rappresentare, se non raramente a casa di privati che organizzano spettacoli a inviti per i propri amici».
Comunque il pubblico presente (tutto!) si diverte, eccome... I genitori contagiati dal riso dei piccoli che scorrazzano per la platea, strillano, commentano, dialogano col burattinaio. Un paio - piccolissimi - provano persino a dare la scalata ai tre invalicabili gradini che portano sul palcoscenico.
I burattini sulla scena tremano come foglie, corrono e si dimenano, si spostano con movimenti austeri e compìti, donando ai differenti personaggi una identità fatta di una «gestualità» tutta particolare.
E in un clima a metà fra circo e teatro, fiera e saltimbanco, commedia e fumetto, quei particolarissimi «attori» creati con lime, scalpelli e sgorbie, portano in scena storie e personaggi antichi e intramontabili: il pavido Testafina, lo stordido Tartaglia e un Re che appare davvero regale nel suo mantello intessuto di gemme sbarlusenti.
E poi diavoli, fate, belve feroci ed eroi fifoni, servi astuti e coraggiosi al punto giusto, capaci di capire quando è ora di darsela a gambe e quando invece è il momento giusto per mollare una bella legnata.
E così Gianduja appioppa una benefica bastonata sulla regale capoccia... della principessina stregata, che nessuno è in grado di avvicinare perché morde come cane (sottile arguzia della drammaturgia popolare che - rivolta ai bimbi - rilancia sul palcoscenico un vizio intramontabile dei più piccoli...).
E tutti vissero... rinsaviti e contenti!
Ma anche il teatro dei burattini non rinuncia agli «effetti speciali», a dimostrazione che nihil sub sole novum, non c’è nulla di nuovo sotto il sole. E guarita la principessina con «acqua miracolosa» (e ... bastone!), al termine della fiaba sale sul palcoscenico «Mister Tiramolla», un burattino snodato con testa e braccia che si allungano fin quasi a toccare il pubblico suscitando non poca meraviglia fra i bimbi. E poi ancora i burattini ballerini che si esibiscono in una mazurca classica, piuttosto che - a gran capocciate! - nel «ballo del testone» o in un maliziosetto saltarello in cui Gianduja si infila tra le sottane della fidanzata... amatissima, visto che le è rimasto fedele nonostante le lusinghe di un possibile matrimonio nientemento che con la stessa principessa!