Fiori rossi ed una foto a ricordo del caro papà Attilio- Un architetto del Duomo di Casale in Cornovaglia con citazione di Grignolio e Musso, location di charme
Un vaso di fiori rossi ed una fotografia di ceramica a ricordo del caro papà Attilio Cerretti, classe 1889, sono stati deposti lo scorso 11 agosto dalla figlia Luciana di Cerrina, sulla fossa comune che contiene i corpi di 3143 italiani deportati e morti tra il 1944 ed il 1945 nel campo di concentramento di Flossenbürg. In una breve radura tra i boschi e le colline da dove fanno capolino numerose casette in legno, sorge ciò che resta del lager, ovvero tante lapidi a terra, una chiesetta ed un museo.
Tra le tante, una pietra con una bandiera tricolore riporta la scritta: “Alla memoria dei 3143 italiani che hanno fatto l’olocausto della loro vita per l’ideale della patria”; ovvero il ricordo di molti uomini e promettenti giovani privati del loro futuro; un frangente di storia tanto atroce quanto dolorosa che ancora oggi, a distanza di oltre 65 anni continua a secernere sofferenza.
La sofferenza per figli e padri strappati via dalla famiglia come quello che i cerrinesi Luciana e Giovanni insieme alla sorella Rosina ora residente a Casale, si sono visti portare via dalla retata nazifascista nel novembre del 1944, per poi, dopo una breve agonia di carcerazione tra Torino, Casale e Bolzano, perderne completamente le tracce fintanto che le ricerche post belliche hanno rivelato il crudo epilogo: “Attilio Cerretti, classe 1889, morto il 26 marzo del 1945 a Flossembürg a causa di cardiopatia e colite”. Se siano state queste o meno le cause i figli non lo sapranno mai; loro che ogni giorno dopo la cattura aspettavano fiduciosi di veder rincasare il proprio padre, quel padre a cui sarebbero bastati 6 giorni in più per tornare a casa da uomo libero come molti altri sopravvissuti al lager e liberati il 1° aprile del 1945.
Ai figli, resta la consolazione, se così si può dire, che Attilio non abbia terminanto l'esistenza nei forni crematori, così come confermato dai responsabili del Campo di concentramento di Flossembürg (dove passarono 45000 persone). “E’ stato commovente e doloroso entrare nel campo e pregare sulla fossa dove sotto si trova mio padre” ha detto Luciana tradendo con lo sguardo basso un’emozione ancora forte a suggello di un ricordo rimasto nitido. “Ricordo ancora bene il papà e le ultime visite che gli facevo alle carceri di Casale. Lui mi rassicurava sempre dicendo che era vecchio e che non gli avrebbero fatto del male. Si preoccupava della famiglia, del negozio e dei cavalli ed io, dall’altro lato del cancello, non potevo neppure abbracciarlo”.
Anche Lodovico Brusasca cantavennese, 83 anni ha ancora ben nitido ogni ricordo di quel tragico 16 novembre del 1944 quando venne catturato suo cugino Aldo Rasello classe 1925, morto a Flossenbürg pure lui nel marzo del 1945. “Ci avevano avvisato dell’arrivo dei nazifascisti” ricorda Lodovico “eravamo numerosi e tutti nascosti nel Rio Gaminella che costeggia la strada nascosto tra la vegetazione. Avevamo paura e quando iniziarono a sparare avanzando, capimmo che non c’era più nulla da fare. Ognuno di noi scelse di fuggire per la via che riteneva più opportuna. Quelli che fuggirono a valle del rio vennero tutti catturati ed alcuni uccisi (vi sono ancora le tre croci lungo la strada che ricordano i tre fucilati duranti la fuga). Io fuggii a monte del rio e mi salvai. Mio cugino lo persi di vista. Di lui non seppi più nulla per molto tempo, fino alla comunicazione di morte”.
Ed è così che Luciana, insieme al marito Giovanni Bocchino di quasi 89 anni, (è stato medico del paese dal 1948), come Lodovico, anche lui over 80, si sono uniti alla nutrita comitiva di 74 partecipanti, (di cui 37 della Valcerrina), al viaggio di 6 giorni organizzato dalla Stat Viaggi di Casale in collaborazione con il cerrinese Renato Porta, con destinazione Monaco, Flossembürg, Dresda, Berlino e Norimberga.
Un viaggio interessante e ben organizzato dove non ci si è potuto giustamente esimere di ridestare e commemorare le reminescenze di un passato che si spera non torni più.
Chiara Cane
UN ARCHITETTO DEL DUOMO DI CASALE IN CORNOVAGLIA E IL CICLO ARTURIANO
Un altro viaggio ferragostiano della Stat, accompagnatore Dino Chierotti, ha portato in Cornovaglia un bel gruppo di casalesi, verceilesi e lomellini (tutto sommato si è anticipata la provincia federata) che tra natura e arte ha saputo trovare molti spunti monferrini.
Ad esempio, dopo aver ammirato Land’s End (una finis terrae inglese tutte le attività vengono definite come "first and last") nella penisola di Lizard, la punta più meridionale dell’Inghilterra dove si respira l'infinito, il gruppo è giunto a Penzance posto ideale per un primo piano su St Michael’s Mount (in lingua cornica: Karrek Loos y’n Koos), un luogo stupefacente arroccato su di un isolotto che con l’alta marea viene separato dalla terra ferma lasciando scoperti solo gli edifici dell’abbazia al di sopra delle rocce. Il nome Michael deriva dall’arcangelo Michele che apparve in sogno a un pescatore. Nel 1070, l’abbazia di St Michael’s Mount fu assegnata agli stessi monaci che costruirono il Mont Saint Michel al largo della costa della Normandia. E come ha ricordato la guida, citando lo storico casalese Idro Grignoiio, (che Dio ce lo conservi....) tra gli architetti realizzatori di Saint Michel c’era il cistercense Guglielmo da Volpiano, grande personaggio (sua l’erezione di San Giulio in Orta) abate a Lucedio e, sempre secondo Grignolio, tra coloro che coi loro disegni contribuirono alla erezione del Duomo di Casale.
Altra tappa a Tintagel con salita per sentierini al castello (promontorio sul mare) dove nel 458 è nato Re Artù. Qui per i vercellesi si ricorda che nel loro museo Leone è ospitato un mosaico raffigurante un duello tra re Artù con la barba lunga, che dà del fol al suo avversario, il grande Orgoglioso, che a sua volta dà del fel(lone) al re, è un mosaico del XII secolo proveniente da Santa Maria Maggiore (l’episodio è accostabile a un frammento musivo di soggetto analogo del Duomo di Casale dove nel duello i cavalieri sono templari), questo mosaico è molto più più antico (altra citazione dovuta al prof. Olimpio Musso) del ciclo degli degli affreschi ‘‘arturiani” di Frugarolo che risalgono alla fine del XIV secolo e oggi sono esposti nelle sale museali di Alessandria. La fonte letteraria degli affreschi è il celebre romanzo “Lancelot du Lac”, il più famoso dei testi della saga cavalleresca di Re Artù, tratto dalla “Vulgate Arthurienne” di Chretien De Troyes. In origine le quindici scene del ciclo decoravano le pareti della grande sala di rappresentanza della Torre Pio V di Frugarolo, dove vennero scoperte solo nel 1971
Ammirazione infine, ma anche in Monferrato siamo sulla buona strada (pensiamo a qualche canonica, villa o castello) per le location scelte nel tour come l’Hotel Bedford di Plymouth Road a Tavistock (complimenti per la collezione di stampe, la grande pendola, il personale con il sorriso, un po di delusione per non aver avuto noi il letto a baldacchino...) o l’Alverton Manor dai tetti in ardesia e dalle bifore conventuali in un parco con chiesa gotica annessa (chicca: lo sherry in camera) a Truro (località centrale della Cornovaglia dove villeggiava il premier inglese Cameron e dove martedì è nato il suo quarto figlio...).
Una citazione personale per la forza magnetica di Stonehenge (gran vento e turbinio di nubi in questo santuario megalitico, patrimonio Unesco, dove i cerchi di menhir son disposti secondo uno schema legato all’astronomia) che a chi scrive ha fermato l’orologio....
Luigi Angelino
FOTO. Il gruppo in Germania, a Berlino (nel lancio l'omaggio a Flossenborg)- Il secondo grppo Stat a Stonehenge e il St Michael’s Mount (dalla spiaggia di Penzance con l'alta marea) dove ha operato Guglielmo abate di Lucedio (abbazia nei pressi di Trino)