Si svolgerà a Crea, tra il 31 maggio e il 1 giugno 2013, il convegno internazionale «Il Beato Carlo d'Asburgo e l'Europa». Il Comitato promotore è costituito dall'arciduca Martin Karl Amadeus d’Autriche-Este, da mons. Alceste Catella, Vescovo di Casale Monferrato, da Mons. Francesco Mancinelli, Rettore del Santuario Diocesano Madonna di Crea.
Il Convegno Internazionale è a cura di Roberto Coaloa, ideatore del convegno al Sacro Monte di Crea per lo sviluppo dell'Unione europea e la democrazia, a 65 anni dall'incontro tra Alcide De Gasperi e Georges Bidault. Tra i partecipanti il noto sociologo Massimo Introvigne, lo stesso Coaloa, Mons. Paolo Bonato, Mons. Arnaldo Morandi, Jean Dominique Durand, Robertino Ghiringhelli (Direttore dell’Istituto di Storia moderna e contemporanea dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano) e Giorgio La Rosa (Università degli Studi dell’Insubria, Dipartimento di Diritto Economia e Culture, Como).
Anticipiamo la relazione introduttiva di Roberto Coaloa, promotore del convegno, su “I profeti della nuova Europa.
Il Beato Carlo d’Asburgo. Lo storico incontro tra Georges Bidault e Alcide De Gasperi a Crea, il 22 marzo 1948”.
Il politico cattolico italiano più conosciuto in Francia nel Novecento fu don Luigi Sturzo. Poco noto, almeno fino al 1946, era Alcide De Gasperi. È vero, come ha osservato tra gli altri lo storico Jean Dominique Durand, che De Gasperi aveva stabilito con le due principali personalità democristiane francesi, Georges Bidault e Robert Schuman, dei rapporti di amicizia e di fiducia. Lo storico Pierre Guillen parla per esempio, a proposito dell’incontro tra De Gasperi e Schuman a Santa Margherita Ligure, de «l’esprit de Santa Margherita» anche se si trattava di negoziati difficili. Famosa è la lettera mandata da Schuman a De Gasperi il 23 febbraio 1953, poco dopo avere lasciato il Ministero degli Esteri: «Ci siamo incontrati tardi nella vita, ma la nostra amicizia è stata profonda e senza riserve. Vi eravamo, senza dubbio, predestinati in un momento in cui veniva definita una nuova politica per i nostri paesi».
De Gasperi anche con Georges Bidault ebbe un rapporto forte (da notare che Bidault aveva fatto in Italia, da bambino, i suoi studi nel convento di Bollengo, in provincia di Torino, dove si erano rifugiati i gesuiti francesi cacciati dalla politica anticlericale della Terza repubblica). Il ministro francese aveva preso la difesa dell’Italia alla Conferenza dei 21 per «faciliter les premiers pas de la République italienne». Il 20 marzo 1948, Bidault si incontrò a Torino con De Gasperi per firmare un protocollo di accordo su un’unione doganale; il ministro francese degli Esteri ne approfittò per fare un discorso sulle elezioni italiane previste il 18 aprile; poi i due uomini si ritrovarono al Santuario mariano di Crea, nel Monferrato, una terra che ricorda la Borgogna. A Crea, De Gasperi e Bidault pregarono insieme, in una comunione spirituale e politica.
L’incontro del 22 marzo 1948 a Crea fu propiziato dal monferrino Giuseppe Brusasca, braccio destro del Presidente del Consiglio italiano e suo ministro. La riunione avvenne nella villa del vescovo. Oggi una lapide, eretta 25 anni dopo, nel 1973, da Giulio Andreotti, Presidente del Consiglio, ricorda ai pellegrini questo evento singolare:
«Il 22 marzo 1948/ mentre gli italiani ancora trepidavano/ per le sorti della libertà e della democrazia/ finalmente riconquistate/ attraverso la lotta della resistenza/ e nei lontani campi di prigionia/ Alcide De Gasperi/ Presidente del Consiglio dei ministri/ della Repubblica Italiana e/ George (sic) Bidault/ ministro degli Esteri/ della Repubblica francese/ si incontravano su questo Sacro Monte/ e riconfermavano alla luce della comune fede/ nell’aiuto della Madre di Dio/ la solidarietà delle loro nazioni/ nella difesa dei valori essenziali/ perché l’Europa rafforzata nella sua unità/ potesse continuare nel mondo/ la sua millenaria opera di civiltà e di pace».
A margine di questa bella iscrizione, in basso sulla sinistra sono incise le seguenti parole: «Nel XXV anniversario/ Presente l’On. Giulio Andreotti/ Presidente del Consiglio dei Ministri».
Il 22 marzo 1973, infatti, si celebrò l’anniversario dell’incontro tra De Gasperi e Bidault. Il primo ministro Giulio Andreotti visitò il Santuario accompagnato da Giuseppe Brusasca.
A parte queste spigolature monferrine, è evidente il ruolo europeo giocato da De Gasperi nel fatidico 1948, anno delle elezioni del 18 aprile. Quella campagna elettorale fu singolare: una campagna bipolare, in quanto vi erano due grandi schieramenti in lizza. E con la netta vittoria della Dc sembrò aprirsi una fase di democrazia maggioritaria. Ma non durò a lungo anche perché era impossibile introdurre il principio dell’alternanza di governo.
Ne L’Aube del 26 maggio 1948, Maurice Schumann firmò un editoriale dedicato al capo del governo italiano, «le rassembleur» («l’unificatore»), e un altro il 20 aprile 1949, dove lo presentava «à l’action», lottando su due fronti, nello stesso tempo contro il liberalismo e contro il collettivismo.
Per il ruolo di De Gasperi nella storia europea ci è sembrato opportuno ricordarlo in un convegno internazionale a Crea. La sua figura è accanto a quella di un grande europeo: Carlo d’Asburgo. Non a caso poiché De Gasperi ebbe il suo noviziato culturale e politico proprio nella Duplice monarchia. Fu suddito del prozio dell’ultimo imperatore, il leggendario Francesco Giuseppe.
Italiano di lingua, De Gasperi nacque e si formò nell'allora Tirolo Italiano (Trentino), regione che all'epoca era parte dell'Impero austro-ungarico. S’iscrisse nell'anno scolastico 1896/1897 all'Imperial Regio Ginnasio superiore di Trento, dimostrandosi studente capace soprattutto in latino, greco, italiano, lingua tedesca e propedeutica filosofica. Si laureò in Filologia presso l'Università di Vienna. Fin da giovanissimo partecipò ad attività politiche d'ispirazione cristiano-sociale: nel periodo degli studi universitari, a Vienna e a Innsbruck, fu leader del movimento studentesco e protagonista delle lotte degli studenti trentini, che miravano a ottenere un'università in lingua italiana per le minoranze italofone del Tirolo e dell'impero. Dopo la rivolta degli studenti di lingua tedesca, dovette scontare per queste sue attività anche qualche giorno di reclusione a Innsbruck.
Dopo la laurea entrò a far parte della redazione del giornale Il Giusto e in breve tempo assunse la carica di direttore, scrisse una serie di articoli con cui difendeva l'autonomia culturale del Trentino, ma non mise mai in discussione l'appartenenza di tutto il Tirolo all'Impero austro-ungarico.
Nelle elezioni del Parlamento austriaco del 13 e 20 giugno 1911 fu eletto tra le file dei Popolari: nel suo collegio elettorale di Fiemme-Fassa-Primiero-Civezzano, di 4275 elettori, ottenne ben 3116 voti. Il 27 aprile 1914 ottenne anche un seggio nella Dieta Tirolese di Innsbruck. Anche il suo impegno di Parlamentare fu legato alla difesa dell'autonomia delle popolazioni trentine. La sua attività propagandistica finì con l'essere tenacemente avversata dagli organi polizieschi in seguito al precipitare degli eventi internazionali: l'attentato di Sarajevo che determinò lo scoppio della prima guerra mondiale e soprattutto l'adesione dell'Italia alla Triplice intesa nel 1915.
Inizialmente De Gasperi sperò che l'Italia entrasse in guerra a fianco dell'Austria e della Germania sulla base della Triplice alleanza. Quando ciò non avvenne, s'impegnò perché fosse almeno mantenuta la neutralità italiana, poi sapeva dell'opinione popolare trentina legata alla casa d'Asburgo. In questo modo la politica di De Gasperi era in aspro contrasto con quella di Cesare Battisti, che in quello stesso anno si recò a Roma.
Prova della sua posizione di lealtà nei confronti dell'Austria-Ungheria è la dichiarazione resa a Roma nel settembre del 1914 all'ambasciatore asburgico, il barone Karl von Macchio, che se si fosse tenuto un plebiscito, il 90% dei trentini avrebbe votato per l'Austria-Ungheria.
Durante il periodo in cui il Parlamento di Vienna rimase inoperoso (dal 25 luglio 1914 al 30 maggio 1917), De Gasperi si dedicò soprattutto ai profughi di guerra. A tal fine fu nominato delegato per l'Austria Superiore e per la Boemia occidentale del Segretariato per i profughi e rifugiati. Anche dopo la riapertura del Parlamento continuò a occuparsi del tema, tanto che presentò e fece approvare una legge per regolare il trattamento loro riservato.
Nel 1918, De Gasperi si fece fautore del diritto all'autodeterminazione dei popoli. Ormai la Duplice monarchia stava crollando. Come politico fu tra i promotori di un documento comune sottoscritto dalle rappresentanze dei polacchi, dei cechi, degli slovacchi, dei rumeni, degli sloveni, dei croati e dei serbi. Il 24 ottobre 1918 partecipò alla formazione del Fascio nazionale, comprendente popolari liberali trentini e liberali giuliani e adriatici. Nel 1919, De Gasperi aderì al Partito Popolare Italiano promosso da don Luigi Sturzo; solo nel 1921 fu eletto deputato a Roma, giacché il Trentino fino a quell'epoca era stato sottoposto a regime commissariale. Nel 1922, De Gasperi si sposò con Francesca Romani nella chiesa arcipretale di Borgo Valsugana. Nasceranno quattro figlie, una delle quali entrerà in monastero.
Prima esponente del Partito Popolare Italiano e poi fondatore della Democrazia Cristiana, De Gasperi è stato il primo Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana. È oggi considerato come uno dei padri della Repubblica e, insieme al francese Robert Schuman, al tedesco Konrad Adenauer e all'italiano Altiero Spinelli, uno dei padri fondatori dell'Unione europea. La Chiesa cattolica lo venera come Servo di Dio, ed è in corso la causa di beatificazione.
Come cristiano, De Gasperi ha molti punti in comune con il Beato Carlo d’Asburgo. In primo luogo entrambi sono accomunati dall’onore di essere stati scelti dalla Chiesa come esempi all’umanità. In secondo luogo colpisce la comune attenzione alla preghiera: l’Imperatore pregava prima di ogni decisione importante. Lo stesso faceva De Gasperi.
Il 3 ottobre 2004, Carlo è stato proclamato beato per tre motivi: per i suoi tentativi di pace, per le sue misure sociali e per la sua pietà personale. Per Giovanni Paolo II l’ultimo Imperatore dell’Austria Ungheria è stato anche uno sposo e un padre esemplare.
Con l’atto della beatificazione di Carlo d’Asburgo, papa Giovanni Paolo II ha voluto mostrare come un uomo di Stato, e per di più immerso in una catastrofe epocale come fu la Grande Guerra, può essere un esempio a tutti gli uomini, e può dedicare a una causa alta e nobile tutte le sue migliori energie.
L’Imperatore era l’unico ad accorgersi che la Grande guerra con la sua inaudita barbarie doveva essere presto relegata a una stagione della storia del continente ormai conclusa e far propri i valori di una grande Europa. Lo stesso desiderio mosse De Gasperi dopo la Seconda guerra mondiale.
L’imperatore Carlo e De Gasperi appaiono oggi come i profeti della Nuova Europa, dell’Europa del nostro tempo. In Carlo d’Asburgo e in Alcide De Gasperi si avvertono qualità da vero politico, qualità profetiche e visioni sul lungo periodo della storia europea.