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Il libro su don Carandino

"Nacqui il 13 maggio e fui battezzato il 14 l'anno 1860, nella parrocchia di Patro,presso Moncalvo, alla cascina chiamata , grossa cascina che il mio nonno paterno, Marco Carandino, aveva preso in affitto per i suoi quattro alti e robusti figli: Antonio, Carlo, Tommasino, e Filippo mio padre. Mio nonno era di Ponzano e quivi aveva pure i suoi beni. La sua casa era sita nella parte di Ponzano che si chiama pur ora "Sottoriva". Così ha inizio il diario manoscritto di don Enrico Carandino, il sacerdote che fu uno dei "padri" della Congragazione degli Oblati di San Giuseppe ad Asti. In occasione dei 150 anni dalla sua nascita, la sua figura rivive in una breve antologia di testi di vari autori dal titolo "Don Enrico Carandino - Un sacerdote, una famiglia, un territorio" (pagg.82, Ed.Terra e Identità , 8 Euro). Uomo imponente, alto e con "lunghe braccia" come viene descritto nella presentazione, Padre Enrico è definito "eminentissimo non solo di statura, ma ben più in cultura classica generale unita ad una fedeltà indiscussa ai suoi doveri sacerdotali e ad un'arte pedagogica da vero educatore". Don Carandino nasce dunque "a la , una grande cascina circondata da numerosi vigneti tuttora esistenti a Patro, a soli quattro chilometri dalla casa di Sottoripa dall'altra parte della vallata divisa dalla strada che da Casale porta ad Asti". Da Patro, che nell' 800 era ancora frazione di Penango e che oggi è sotto la giurisdizione di Moncalvo, la sua famiglia si trasferirà, verso la fine del 1863, alla cascina detta "Casa Bruciata" di Portacomaro a cui faranno seguito altri traslochi in terra d'affitto ed infine, in casa di proprietà, vicino al paese dove il piccolo Enrico frequenterà la scuola. Nel 1872 egli si reca poi a Torino, presso i salesiani, dove ha occasione di conoscere ed incontrare spesso don Bosco. In seguito a problemi di salute, Enrico rientra in famiglia per accedere, compiuti 13 anni, al Seminario Vescovile di Asti. Ancora le sue precarie condizioni fisiche lo costringono a lasciare gli studi, ma nel 1884 don Enrico Carandino entra a far parte degli Oblati di San Giuseppe (dove morirà nel 1929, a 69 anni di età) da cui viene così ricordato: "Fu sempre un grande studioso, specialmente versato nella lingua latina e greca, che insegnò per molti anni. Fu soprattutto un ricostruttore fedele della storia e del carisma della Congregazione". Il libretto sul sacerdote astigiano ripercorre la sua vita religiosa attraverso lo scritto di padre Luigi Mori ed i testi autobiografici ritrovati dal nipote Ugo Carandino, anch'egli prete. Nel Diario, che don Carandino scrisse nel 1928, si legge della sua famiglia, dei luoghi della sua infanzia con alcuni episodi legati ad incontri ed avvenimenti nel periodo degli studi scolastici e religiosi. Sulla famiglia Carandino scrive invece il nipote don Ugo il cui bisnonno paterno Francesco era fratello di don Enrico; parentela scoperta attraverso la lettura della "Biografia del Beato Giuseppe Marello" di padre Severino Dalmaso. Don Ugo, che con il prozio condivide pure lo steso ordine sacerdotale, inizia così le sue ricerche d'archivio presso enti religiosi e civili per ricostruire l'albero genealogico e la storia di famiglia. La pubblicazione è dunque l'omaggio che don Ugo ha voluto fare per ricordare l'illustre figura di don Enrico Carandino nel 150° della sua nascita. Annalisa Cerruti Prosio Il libro verrà presentato mercoledì 1° giugno alle 16 alla Biblioteca di Moncalvo

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Silvia Sassone

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