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A Casale Monferrato

Ius Soli: l'ultimo appuntamento di formazione e informazione del Tavolo Migranti

Con Si Mohamed Kaabour, presidente di Conngi, (Coordinamento Nazionale Nuove Generazioni Italiane

Ius Soli, Ius Culturae, l’eterna riforma. Da anni se ne parla. A tratti è sembrata vicina e malgrado l’estenuante dibattito abbia alimentato aspettative, puntualmente deluse, ancora oggi manca il coraggio a compiere un passo decisivo. A frenarla e ad ostacolarla, ci sono anche l’impreparazione culturale di una certa parte politica e l’incapacità ad immaginare un’organizzazione sociale diversa, dimenticando che la riforma non è solamente una concessione o semplicemente un atto legislativa, ma è diritto di partecipazione, rappresentatività, responsabilità condivise e, soprattutto, presa di coscienza culturale e sociale. Occorrerebbe essere realisti per comprendere che i confini culturali stanno ridefinendo anche quelli geografici.

Se ne è parlato giovedì scorso, in occasione dell’ultimo appuntamento di formazione/informazione promosso dal Tavolo Migranti, con Si Mohamed Kaabour, presidente di Conngi, (Coordinamento Nazionale Nuove Generazioni Italiane che raggruppa 35 organizzazioni e 5000 iscritti tutti under 30), docente di Arabo e di Educazione Civica al Liceo Linguistico Internazionale Grazia Deledda di Genova, Attivista per i diritti, coordinatore di attività educative e mediatore culturale.

In particolare, partendo dalla sua personale esperienza, vissuta nei meandri dei limiti culturali di una società incapace di guardare in faccia ad un fenomeno naturale e mondiale, tra gap normativi, informazioni parziali e una burocrazia farraginosa, Kaabour ha relazionato in merito alla condizione dei giovani, alla riforma della cittadinanza, alla concezione di italianità delle persone di origini straniere e di come viene gestita l’inclusione in ambito scolastico.

Kaabour, oggi 39enne, ha dovuto dimostrare determinazione, carattere, volitività e impegno sociale, ma anche studiare molto, per riuscire a superare i limiti normativi e culturali che lo relegavano ai confini della società, in una condizione discriminante tra un diritto acquisito (istruzione elementare, media, superiore e universitaria, con successiva specializzazione in Sociologia) e le ambizioni professionali.

“Essendo cresciuto in Italia, ero convinto che avrei avuto le stesse opportunità e avrei potuto vivere le stesse ambizioni degli altri miei coetanei. A poche settimane dal mio primo incarico di docenza presso una scuola elementare, scoprii che non era così. Venni sospeso dall’insegnamento, per ben tre anni, perché non avevo la cittadinanza italiana, ma solo il rinnovo annuale del permesso di soggiorno. Mi si aprì un muro dinnanzi. Fu in quel momento che acquisii una nuova coscienza e un’inattesa consapevolezza, che presto mi portarono a farmi parte attiva per il superamento degli ostacoli normativi e sociali di chi, come me, era un giovane dal background migratorio”.

Kaabour iniziò così ad interessarsi di politica e a diventare attivista per i diritti. Fondò l’associazione Nuovi Profili. Nel 2014, su impulso del Ministero delle Politiche Sociali era stato creato un filo diretto delle “Seconde Generazioni” di giovani nati in territorio italiano ma con back ground migratorio. Due anni più tardi, era stato stilato il Documento Programmatico e Politico che avrebbe definito il Manifesto delle Nuove Generazioni, presentato al Ministero nel 2016. Tra i punti principali del documento, ci sono: scuola, lavoro, sport, cultura, partecipazione, cittadinanza attiva, cooperazione e comunicazione. Nel 2017 venne fondato il Conngi, di cui Kaabour è il primo presidente e membro del tavolo tecnico.

“In tre anni di attività, siamo passati da tre a 35 associazioni aderenti; siamo arrivati a sedere nei tavoli ministeriali (Tavolo 4 della Cooperazione Internazionale, Tavolo Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Tavolo del Miur e osservatorio studenti di origini straniere) e siamo stati scelti tra 100 proposte a livello Europeo per il meeting dell’Ocse, come esempio virtuoso in rappresentanza dell’Italia. La pandemia ha rallentato, ma non bloccato il nostro impegno. Ora, stiamo lavorando sulla questione temporale, sul requisito dei 10 anni di residenza ininterrotta nello stesso Paese per ottenere la cittadinanza, sull’introduzione di una norma transitoria per chi ha già maturato i diritti, ma li ha visti scadere in attesa della Riforma, sulle prove di residenza (affinché si considerino anche quelle scolastiche, in alternativa a quelle anagrafiche), sul requisito dei 5 anni di istruzione (da legarsi alla frequenza e non al successo scolastico), sulla semplificazione della burocrazia e, ultimo ma non ultimo, sulla cittadinanza intesa come proprietà e non affitto (fatti gravi non dovrebbero comprometterne il diritto acquisito: l’origine non può essere utilizzata come aggravante)”.

Insomma, occorre superare il binomio immigrazione-sicurezza e i pregiudizi alimentati da “ignoranza” (non conoscenza) e dal clima avvelenato del dibattito politico, affinché “la politica si riappropri del ruolo di governo del futuro, superando la gestione degli istinti del presente”.


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