Orto sociale in corso Verdi a Casale? De Luca: “Serve un bando”
Un orto sociale in città da realizzare su un terreno in corso Verdi compreso tra le case popolari dell’ATC e le ex casermette.
E’ la proposta di CasaleBeneComune fatta all’assessore all’Ambiente Vito De Luca. «Sulla base delle esperienze di molte città europee di ogni dimensione - spiegano i richiedenti - abbiamo chiesto che la suddetta area fosse adibita ad orto comunitario, un orto gestito cioè con principi non dominicali ma socializzanti, con tutti gli indubbi benefici, psicofisici ed economici».
Gli orti - precisano i promotori dell’iniziativa - sono oggi potenzialmente uno strumento di sviluppo sociale locale, sfruttato per le sue implicazioni pedagogiche e per avviare politiche di inclusione sociale. «L’orticoltura urbana crea le condizioni ideali allo scambio e alla condivisione (lavorando in spazi contigui o comunitari, mettendo in comune conoscenze e forza lavoro), quindi per quella coesione sociale auspicata da molti piani di sviluppo. Gli orti sono luoghi che creano e rafforzano la socialità anche tra persone di origine diversa contribuendo all’integrazione sia intergenerazionale che etnica, rafforzando l’identità culturale di ognuno, avvicinando i bambini alla natura, svolgendo un ruolo terapeutico per persone in difficoltà sociale, disabili, disoccupati. Altrettanto importante è il modo in cui si modifica la percezione del cibo da parte dei cittadini che abbiano una diretta esperienza con la sua produzione. Tendenzialmente - aggiungono - le persone raccolgono il cibo al supermercato, aspettandosi di trovare cibo già confezionato, non avendo idea dell’impatto ambientale e sulla saluta di quello che viene appunto definito junk food. Riportare le persone alla responsabilità di prodursi il cibo senza più delegare tutto a terzi, rompe quel meccanismo dominante e quelle rigide definizioni di professionalità che portarono, per esempio, ad una divisione dei ruoli sempre più analitica e dequalificante, come quella tra architetto e agronomo. Gli orti sono strumenti di riappropriazione dei luoghi e di costruzione di comunità capaci di rispondere ad una nuova domanda sociale: il bisogno di naturalità e di un ravvicinato rapporto con la terra».
Molte sono le implicazioni di tipo ecologico derivanti dalla semplice presenza del verde delle coltivazioni in città, che aiuta a migliorare il microclima, (regolando umidità e temperatura), cattura gli inquinanti e riduce la forza del sole e del vento (creando una protezione).
Nelle città poi si può recuperare una gran varietà di materiali organici utili ad incrementare la fertilità dei suoli, spesso compromessi da compattamento e inquinamento, così da garantirne la conservazione, ripristinandone gli essenziali cicli vitali, senza i quali nessun terreno sarebbe in grado di produrre, a meno di forti input chimici.
Proprio il processo di smaltimento dei rifiuti e il loro possibile riciclo ai fini della concimazione è un fattore cruciale nella gestione ecologica della città. CasaleBeneComune chiede che lo spazio si trovi in area urbana, il più densamente popolata possibile e nei pressi di scuole per poter più facilmente coinvolgere gli studenti in progetti di agricoltura urbana e sostenibile, che abbia accesso all’acqua, che venga data la possibilità di installare strutture mobili per il ricovero degli attrezzi e per la conservazione dell’acqua.
Ma l’assessore de Luca ha accolto tiepidmente la proposta di CasaleBeneComune e sottolinea che un discorso di questo tipo è già stato imbastito con la Caritas.
«La Caritas - dice l’assessore all’Ambiente - ci ha chiesto di poter realizzare un orto comunitario ad Oltreponte, nell’area dell’ex Gaiero. La richiesta di Casale BeneComune non è tuttavia da respingere, l’idea non mi dispiace ma, lo voglio rimarcare, questa è un’organizzazione di tipo partitico che presenterà una propria lista alle amministrative del 2014, ragion per cui non è possibile realizzare una cosa simile senza un bando specifico. Occorre insomma un’ufficialità formale, perchè le cose devono essere fatte bene. Diverso è il discorso della Caritas, un organismo che non ha bisogno di dimostrare nulla».