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La “Tosata per amore” convince e diverte la sala

Ben architettato e articolato nei tanti stacchi temporali fra racconto e azione, attentamente curato nei movimenti di scena, studiato nei dettagli di luci e costumi, “Tosata per amore”, ha chiuso venerdì scorso la rassegna di prosa del Comunale di Moncalvo in modo intelligente e con un guizzo di giovinezza. Commedia ispirata ad un testo antico dell’autore greco Menandro e portata in scena dalla Compagnia Tusitala. Con profili dell’Ellade che vanno e vengono sul palco trasportati con garbo a scena aperta, colonne ellenistiche, tavole imbandite, vasetti di cicuta, chiacchiere di filosofi ed altre “spruzzate” di Grecia antica che fanno da contrappunto tanto essenziale e scabro quanto efficace al racconto, la storia dei due gemelli separati alla nascita e poi ritrovatisi da adulti, si dipana sottile e insieme energica grazie ad un’abile lavoro di regia. Nella composizione del testo – quasi completamente ricostruito (a cura di Giovanni Albrile e Simone Bonicatto) sugli esigui resti di quanto giunto fino a noi dell’originale, si sente il rispetto dei testi antichi, e il brio di un’interpretazione giovane. Fra i momenti più gustosi: il deus ex machina che diventa la “Zeus Olimpic Corporation”; il piccolo accenno del “coro”; gli incontri con la Pizia. Fra le verità che – tradotte – risuonano vere ancora oggi: il dio Zeus che si dispera perché gli uomini non capiscono gli avvertimenti degli oracoli. Ben creata la scena con le voci di commento a scena aperta in sala; ben resa l’idea della pergamena con la scritta che denuncia “le corna” del padre dei due gemelli; divertente la richiesta di legalizzazione della cicuta. Bravissima con le sue urla da isterica, la madre ‘adottiva’ di Andocile, con evidenza la più esperta di tutta la compagnia. Notevole anche la padronanza in scena della nutrice. Ben scelte e ben miscelate le musiche. Qualche dettaglio da affinare: nel cambio scena dopo un banchetto il palco resta vuoto veramente troppo a lungo; l’impianto audio talvolta tradisce la buona volontà delle voci fuori scena; nel momento culminante della storia, viene un po’ buttata lì nel niente la battuta chiave di tutta la commedia: «Ma allora siamo fratelli?». Compagnia giovane, insomma, ma attori, registi e componenti tutti della “Tusitala” si sono dimostrati impegnati, entusiasti, professionali, soprattutto convinti del significato profondo del loro fare teatro col cuore e con la mente e con esperienza e mestiere potrebbero diventare veramente notevoli.

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Laura Mellina

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