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  • 11 gennaio 2021
  • Casale Monferrato

700 anni dalla morte di Dante

Il padre della lingua italiana: la Divina Commedia e i personaggi "monferrini"

Significativo anniversario celebrato nel 2021

Settecento anni fa a Ravenna, dove aveva fissato la sua dimora sotto la protezione del podestà Guido Novello da Polenta, nipote di Francesca da Rimini, colpito da febbre malarica al ritorno da un'ambasceria a Venezia, Dante Alighieri moriva nella notte tra il 13 e il 14 settembre a 56 anni. Il suo profilo biografico compare nel libro strenna per gli abbonati del nostro bisettimanale tra i 150 testimoni di un passato importante iniziato il 15 luglio 1871 con la stampa del primo numero del giornale “Il Monferrato”. Essendo ignoto il giorno preciso della nascita ed escluso quello della scomparsa, la scelta degli studiosi è caduta sulla data immaginaria dello smarrimento nella «selva oscura», che probabilmente ebbe luogo il 25 marzo del 1300.

Nel frattempo sono numerose le iniziative in attesa della celebrazione del «Dantedì», la giornata istituita dal Consiglio dei Ministri nel ricordo della morte del Sommo Poeta, simbolo della cultura e della lingua italiana. Tra le prime in ordine cronologico quella allestita per il 2021 dall’Accademia della Crusca con «La parola di Dante fresca di giornata» che ha preso avvio dal primo giorno del nuovo anno e si concluderà il 31 dicembre. Sul sito dell'Accademia (https://accademiadellacrusca.it/it/contenuti/la-parola-di-dante-fresca-di-giornata/8115) ogni giorno verrà pubblicata un’espressione dantesca con un breve commento preparato da un accademico.

Tutte le schede dei 365 giorni saranno archiviate e disponibili per la consultazione, la rilettura, la scoperta e l’approfondimento della straordinaria eredità linguistica del Sommo Poeta. Nell’anno dell’importante centenario, Casale e il Monferrato ricorderanno la presenza nella «Divina Commedia» di due importanti personaggi. L’infelice marchese di Monferrato Guglielmo VII Aleramico, che dopo aver conquistato quasi per intero il Piemonte, imprigionato dagli alessandrini ha subìto l’orribile morte in una gabbia di ferro dopo mesi di sofferenze (VII canto del Purgatorio) e Ubertino da Casale, il frate francescano biasimato da Dante con le parole di san Bonaventura da Bagnoregio per il rigore nella fedeltà alla Regola francescana (XII canto del Paradiso).

E non possiamo dimenticare la prestigiosa edizione stampata a Venezia nel 1555 per la prima volta col titolo «La Divina Comedia di Dante», opera dello stampatore trinese Giovanni Gabriele Giolito de’ Ferrari. Trasferitosi poco più che quindicenne a Venezia col padre Giovanni e i fratelli per aprire la fiorente «Libreria della Fenice» nei pressi del ponte di Rialto, nota per l’inconfondibile marca tipografica con la creatura mitologica che prende il volo tra lingue di fuoco sprigionate dalla sfera alata. Riscoprire il poema dantesco ancor oggi leggibile nella lingua originale, rivedere un capolavoro vivo e attuale che ha segnato in profondità l’identità culturale dell’Italia e condividerlo con gli altri è un modo per superare questo difficile momento, coll’augurio di uscire quanto prima dalla “selva oscura” per «riveder le stelle», presagio di un nuovo cammino di speranza e di libertà.


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