In città i buoni pasto e le rette fisse per la mensa scolastica sono più elevati rispetto ad Alessandria, nonostante l’ente erogatore del servizio (Aristor srl) sia lo stesso? A denunciare la disparità di trattamento alcuni genitori che in una missiva sottolineano: «Nel Comune di Alessandria il buono pasto ‘residenti’ per le scuole dell’infanzia è pari a 2,48 euro mentre per le scuole elementari è pari a 2,99 – denunciano i genitori - nel Comune di Valenza, invece, il buono pasto “residenti” sia per le scuole dell’infanzia che per le scuole primarie è pari a 4 euro e la quota relativa al contributo fisso ammonta, per le scuole valenzane, a 335 euro annuali, mentre per quelle alessandrine ammonta a 113,60 euro».
Di qui il conseguente disagio delle famiglie, molte delle quali «costrette a far pranzare in mensa i propri figli per motivi di lavoro», e la richiesta all’Amministrazione comunale di allineare le tariffe a quelle alessandrine. Il tutto in un periodo in cui la congiuntura economica sfavorevole incide notevolmente all’interno delle famiglie, molte delle quali con componenti interessati dalla cassa integrazione: «Se anche fosse vero – proseguono i genitori - che “con pochi utenti il prezzo non può che salire”, come più volte l’Amministrazione Comunale ha cercato di giustificarsi, nello stesso tempo, è vero che se il Comune facesse uno sforzo nel mantenere il prezzo allineato agli standard alessandrini, trattandosi di un servizio pubblico, gli utenti aumenterebbero sicuramente». Pronta la replica dal Comune dove oltre a precisare che il «costo del buono pasto è inalterato da oltre due anni e mezzo, precisamente dal 1° marzo 2007» si sottolinea che in un periodo di forte crisi occupazionale «si è ritenuto di intervenire già da alcuni mesi – precisa il dirigente Ferruccio Quaroni - con provvedimenti che riducono il costo della retta di iscrizione agli asili nido e della scuola dell’infanzia comunale rispettivamente del 30% per le famiglie in cui un componente è in cassa integrazione a zero ore o a rotazione con riduzione dell’orario di almeno il 40% e con una riduzione del 50% della retta nel caso di disoccupazione di ciascuno dei genitori».
È allo studio un analogo provvedimento che potrebbe riguardare le altre tipologie di rette praticate dal Comune e quindi anche di quelle relative al servizio mensa in modo da sostenere le famiglie che si trovano in maggiore difficoltà. «L’Amministrazione Comunale – conclude Quadroni - ritiene inoltre che il principio della co-partecipazione degli utenti ai costi dei servizi erogati rappresenti un elemento imprescindibile per il loro buon funzionamento».