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L'anima del borgo di Rinco nel murale “Andiamo e Veniamo”
L'intervista all'artista Carlo Gloria
Il borgo di Rinco si impreziosisce con il murale “Andiamo e Veniamo” realizzato dall’artista torinese Carlo Gloria che proprio nella piccola frazione di Montiglio ha trovato il suo “buen retiro”.
Carlo Gloria, come le è venuta questa idea?
È da anni che perseguo l’idea di persone che vanno e vengono, in cammino. E’ un concetto che fa parte della mia poetica da tanto tempo.
Ci spieghi l’opera.
C’è un movimento che non finisce mai, nei piccoli paesi. Qualcuno parte, qualcuno arriva. Qualcuno torna. Questo flusso - lento, silenzioso, decennale - è parte della vita di un borgo come Rinco.
E lei ha ritratto proprio gli abitanti.
Andiamo e veniamo è un murale partecipativo che ritrae gli abitanti di Rinco in cammino, nelle due direzioni. Non c’è una meta dichiarata. Le figure si muovono mescolate, riconoscibili ma sfumate. Sono le persone vere di Rinco: chi abita qui da generazioni, chi è arrivato di recente, chi è tornato, chi passa.
Ha ritratto persone che conosceva?
Sì. Alcuni sono paesani che vivono a Rinco da generazioni altri sono nuovi cittadini come me.
Da quanto è “rinchese”?
Da cinque anni. Non mi sono trasferito definitivamente, vivo un po’ a Rinco, un po’ a Torino.
Come mai ha scelto Rinco?
Sono rimasto colpito dalla bellezza di questa parte di Monferrato: le colline, il vivere lento, il silenzio.
Pensa che ci sia un ritorno nelle campagne?
Nel dopoguerra le città chiamavano, con la promessa di lavoro stabile, e molti risposero. Le campagne si svuotarono lentamente, le case restarono, i cognomi sulle lapidi ma non sui campanelli.
E’ lo specchio di questo territorio.
Oggi a Rinco convivono almeno due forme di appartenenza. C’è chi questo posto lo porta nel sangue: conosce il nome dei campi, il calendario delle feste, il sapore preciso dell’autunno. E c’è chi è arrivato con gli occhi di chi sceglie come stranieri, cittadini, persone che hanno cercato un luogo lento e lo hanno trovato, ristrutturando una casa, piantando un orto, imparando i nomi dei vicini. Queste due appartenenze si osservano spesso da lontano. E il murale le mette in cammino insieme.
Cosa ha voluto dire con quest’opera?
La direzione verso il passato non è nostalgia: è radice. La cultura contadina di questi luoghi - il rapporto con la terra, il senso della comunità, il tempo lungo delle stagioni - non è un reperto da museo. È un’intelligenza pratica che i borghi hanno accumulato per secoli e che rischia di dissolversi nel silenzio demografico. Preservarla non significa imbalsamarla ma tenerla viva attraverso chi la abita. Senza nuova presenza, senza lo sguardo di chi arriva con altri riferimenti e altre energie, un borgo si chiude su se stesso fino a spegnersi.
Bisogna quindi cambiare?
Il cambiamento non è nemico: può esserne la ricchezza, se entra in dialogo con ciò che c’era prima. Le figure del murale camminano in entrambe le direzioni perché non esiste una sola risposta giusta. Esiste il movimento e il muoversi insieme. Un paese che si dipinge su un muro dice: siamo ancora qui. E stiamo andando. Insieme.
Come hanno risposto gli abitanti?
Con la tipica discrezione monferrina. Quando ho annunciato che avrei fatto alcuni set fotografici per predisporre il murale hanno partecipato in tanti, poi hanno visto lo sforzo nel realizzarlo per il paese e mi sembra siano molto contenti.
C’erano dei curiosi che si fermavano a guardare mentre realizzava l’opera?
Partiamo dal presupposto che a Rinco c’è poco passaggio di persone. E’ capitato che abitanti o turisti si fermassero a guardare, a fare domande. Non è una cosa da tutti i giorni vedere un pittore all’opera.
Quanto tempo ci ha messo?
Di esecuzione una ventina di giorni, ma c’è stato tutto il lavoro precedente che ha impiegato molti giorni. Dalla progettazione al set fotografico sino alla scelta dei colori.
Tra l’altro lo ha realizzato con il caldo estremo di questa estate?
Esatto. Infatti mi alzavo molto presto e iniziavo a dipingere alle 6 e proseguivo fino alle 11. Poi iniziava a battere il sole sul muro ed era impossibile continuare.
Quando è stato inaugurato?
Abbiamo due inaugurazioni. La prima è stata giovedì scorso in occasione della festa di San Bartolomeo, la prossima sarà l’11 settembre, alle ore 17, che darà il via ufficiale a Germinale Art Fest, la rassegna di arte contemporanea diffusa.
“Andiamo e Veniamo” rientra nella rassegna?
Certamente. Uno degli scopi di Germinale è la produzione di almeno un’opera, per ogni edizione, che possa rimanere in modo permanente sul territorio provando così a creare un museo dove l’arte nasce dalle persone e dai luoghi che rappresenta.
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