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  • 06 novembre 2026
  • Casale Monferrato

Intervista

Paolo Condò racconta il mondo del calcio: «Ho votato Mbappé al Pallone d'Oro. E la Nazionale di Mancini...»

Venerdì 6 novembre alle 19 alla Canottieri Casale

Paolo Condò. Visto da Max Ramezzana

C’è una voce, nel panorama del giornalismo sportivo italiano, che ha fatto della competenza, dell’eleganza narrativa e della profondità di analisi un vero e proprio marchio di fabbrica. È quella di Paolo Condò, firma storica del calcio, volto noto della tv e narratore raffinato di storie di uomini e pallone. 

Questa sera, venerdì 6 novembre alle 19 (ingresso libero), la sede della Canottieri Casale si accende per un nuovo, imperdibile appuntamento del “Salotto Cano”, moderato da un’altra importante firma del Corriere della Sera, Marco Imarisio. Sotto i riflettori di un incontro che promette di andare ben oltre la semplice cronaca sportiva, Condò porterà il pubblico al centro di una riflessione profonda e appassionante, racchiusa nel titolo della serata (in collaborazione con la Libreria Coppo Ubik): “Sarà ancora il gioco più bello del mondo? Incontri, visioni e personaggi del calcio”. 

Dopo aver votato per l’assegnazione del Pallone d’Oro 2026, come unico giornalista italiano, lo abbiamo intervistato per illustrare insieme a lui le tappe di questo viaggio nel calcio che cambia, tra memoria e modernità, aneddoti inediti e lo sguardo lucido di chi il pallone lo racconta (e lo ama) da sempre. 

Condò, come ha cambiato il suo modo di essere cronista, passando dalla carta stampata alla televisione?
Dopo 30 anni in giro per il mondo a raccontare le cose che vedevo, oggi non viaggio più e commento le parole che sento e le risposte alle domande dei giocatori e degli allenatori. Credo che ci sia un tempo per tutte le cose e dopo tanti chilometri nelle scarpe, è il momento meno divertente, è il tempo in cui sei più famoso... Il divertimento di vedere le partite e girare il mondo è così concluso. Questo è successo nel 2015, quando lasciai Gazzetta per entrare negli studi di Sky Sport.

Quali sono la storie di grandi personaggi del calcio che in lei hanno lasciato un segno?
Scegliamone due. La prima è quella di un amico che non c’è più, ovvero Luca Vialli, che è stato il mio miglior compagno di viaggio, un giocatore verso cui avevo grande ammirazione, siamo andati oltre il semplice rapporto di lavoro, sin dai tempi della Sampdoria, poi l’ho ritrovato come talent a Sky. E poi scrivere l’autobiografia di Francesco Totti, ha significato passare molto tempo con lui. Sono entrato in empatia con Francesco, una persona diversa da Luca, ma accomunata dalla perseveranza, che solo i grandi campioni hanno.

Ha avuto il privilegio di essere l’unico giornalista italiano a votare per l’assegnazione del Pallone d’Oro. Quali sono i criteri per il voto finale?
Sono criteri che vengono dati da France Football: la prestazione individuale, la prestazione dell’individuo dentro la squadra e l’immagine di fair play del giocatore. Quest’anno ho privilegiato il primo criterio, scegliendo Kylian Mbappé, perché a livello di squadra non ha vinto nulla, un fuoriclasse che avrebbe meritato il Pallone d’Oro, dopo cinque anni da vero campione. Sia ben chiaro, merito anche a Harry Kane, grande giocatore che ha vinto nel 2026, meno fuoriclasse, ma campione in Bundesliga.

E quando si tingerà di azzurro il Pallone d’Oro?
Il debutto della Nazionale di Mancini ha riaperto il cuore alla speranza. Escludendo Donnarumma, portiere con una storia a sé, non vedo giocatori che possano entrare l’anno prossimo nella lotta al Pallone d’Oro, a meno che Tonali non faccia una grande stagione al Tottenham. Oggi vedo la crescita dei giovani importantissima, con Mancini che ha avuto più coraggio di altri. Ora attendiamo le partite della Nations League, ma qualificarsi per i quarti di finale darebbe molta spinta al movimento. 

La ricetta per il presidente della Figc?
Quello che dovrà affrontare il presidente della Figc è arrivare alla concordia tra le parti, deve essere il presidente di tutti, mettendo davanti il bene comune. La regola base di chi viene eletto, che sia Malagò o Galliani.  

Siamo arrivati alla saturazione del calcio tra calendari e organizzazione?
Ci sono dei piccoli accorgimenti utilizzabili nell’immediato, per esempio portando i campionati a 18 squadre. Il problema fondamentale è la continua ricerca di soldi, che non sa autoregolamentarsi. Gli infortunati e lungo degenti si contano in un numero incredibile. Una delle motivazioni che porta a questi infortuni è l’assenza della preparazione fisica estiva: una volta si parlava di due settimane a correre per i boschi in montagna, i primi tocchi con il pallone, poi la partita contro la selezione degli altipiani, prima di passare ai match di Coppa Italia... Tutto veniva allenato nella giusta maniera. Oggi per drenare i soldi, vai in Australia a giocare partite contro grandi club. Vi faccio un altro esempio, se una squadra perde per infortunio un grande giocatore, quel club deve andare a calcolare quanti soldi ci rimette per dieci partite...un costo infinitamente superiore rispetto a quello che la società ha incassato andando in Australia a luglio. 

Come si evolverà il gioco del calcio?
Il futuro è la liquidità dei vari sistemi, ormai la mia storica battaglia contro la difesa a tre non è più attuale. Stiamo vedendo un ritorno della verticalità, che negli anni del tiki taka si era ridotta, e poi al ritorno all’uno contro uno. Credo che il calcio sia come un pendolo, più si oscilla da una parte più si torna nella direzione opposta.

Come si possono riavvicinare le nuove generazioni al calcio di oggi?
Non te lo so dire, ma ho due esemplari di giovani in casa, che guardano 90 minuti, con lo stesso trasporto che avevo io alla loro età. Amano guardare partite anche di club diversi dalla loro squadra del cuore.