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Intervista
La cheffe stellata Chiara Pavan tra musica e ristorazione consapevole al Jazz:Re:Found
Il suo libro “Cucina ambientale: Il cibo come atto di cura”
Intanto ci ha rassicurati sul fatto che per la prossima edizione di Masterchef ci sarà da divertirsi. La cheffe stellata (ristorante Venissa sull’isoletta di Mazzorbo) Chiara Pavan ha raccontato il suo mondo nell’edizione 2026 di Jazz:Re:Found che si è appena conclusa nella bella location di Cella Monte.
Attenzione alle esigenze dell’ambiente, rispetto per la materia prima e consumo consapevole di quello che si mangia, viene raccontato anche nel suo libro “Cucina ambientale: Il cibo come atto di cura”, presentato proprio al JZ:RF. Ma per lei cucina e musica non sono così distanti. Anzi... Il concerto de La Niña (con la curatela della cheffe Pavan) ha messo in evidenza questi aspetti: sound mediterranei in “salsa” partenopea, passando per le ballate medievali. Temi sociali e ambientali su un palco così importante.
Cheffe, come è arrivata al Jazz:Re:Found?
Conoscevo questo festival grazie a Raffaele Costantino ed è entrato così nei miei radar. Jazz:Re:Found rispecchia molto i miei gusti musicali e qualcuno ha scoperto che seguivo la pagina Instagram della rassegna, così sono stata contattata ed eccomi qui. Ho scoperto un mondo bellissimo e ne sono felice.
La Niña e il suo modo di vedere la musica come si sono unite domenica sera sul main stage di Cella Monte?
Mi hanno chiesto di fare una curatela, ho proposto così un po’ di autori e ho scelto la Niña che mi piace molto perché ha un rapporto con il territorio simile al mio: lei con il Napoletano, io, grazie alla cucina, con il Veneto e la laguna di Venezia. Affronta tematiche sociali importanti, toccando non soltanto gli aspetti positivi, ma anche i risvolti negativi. Apprezzo anche il suo modo di fare spettacolo, davvero spumeggiante.
Il suo approccio alla cucina è scientifico. Come stanno dialogando questi due settori?
La scienza ha tanto a che fare con la cucina: si inseriscono la chimica e la biologia, sin dal momento in cui si pensano i piatti. Mi sono confrontata sempre con esperti ai quali chiedo spiegazioni scientifiche, grazie alle quali prendo le decisioni per i miei piatti. L’evoluzione della cucina? Non ho la sfera di cristallo! Credo che il mercato abbia il suo ruolo, contemporaneamente le scelte che si stanno facendo dal basso, sono più consapevoli. I ristoratori e le grandi distribuzioni dovranno rispondere a questa nuova sfida.
Un piatto per descrivere il Jazz:Re:Found?
Sceglierei una melanzana arrostita con delle salse colorate, un bagnetto verde, visto che siamo in Piemonte, una salsa rossa ai peperoni, un po’ piccante. Mi immagino una melanzana “psichedelica”, aggiungerei anche le bacche di sambuco, viola come le melanzane.
Qual è il suo legame con la cucina piemontese?
Apprezzo molto la cucina piemontese, anche la carne, che per scelta non mangio. Come ho già detto vado matta per le salse che si sposano bene anche con piatti vegetali. Poi gli agnolotti di magro o la bagna cauda, senza dimenticare il tartufo, lo adoro.
In una terra che si divide tra le colline del vino e le acque delle risaie, quali suggerimenti rivolge ad agricoltori e produttori?
Si deve conoscere il territorio, per accompagnarci al meglio nel futuro. Ero stata qualche anno fa al festival “Oro Monferrato” e a causa della siccità non c’erano tartufi. Quello è abbastanza emblematico, dobbiamo aprire gli occhi e guardare altrove, prendendo anche altri percorsi, perché la tradizione, per lo sviluppo del turismo, potrebbe risultare un pochettino limitante.
Ha detto che da quando va in tv la comunicazione del suo modo di fare cucina è cambiata, ma non crede che i colleghi maschi abbiano maggiore visibilità sul piccolo schermo?
Penso che ci sia più spazio per le figure maschili, ma allo stesso tempo credo anche che sia quello che la società voglia. È di rottura mettere una donna forte in televisione, potrebbe creare guerre sui social... Siamo uno Stato un po’ arretrato sotto questo punto di vista...
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