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Ronde ambientali contro le discariche selvagge

Ronde ambientali per garantire una maggiore salvaguardia dell’ambiente ma anche per contenere la spesa pubblica. La proposta viene avanzata dall’assessore all’Ambiente Riccardo Revello (Rifondazione Comunista) perché - spiega - «lo stesso sacchetto gettato in un fosso invece che nel bidone dell’immondizia costa cinque volte di più, costi che inevitabilmente sono alla fine a carico della comunità». Proposta che giunge inaspettata (se non altro perché viene da sinistra, in un dibattito sulle ronde portato avanti soprattutto dal centrodestra) e si inserisce non solo nel dibattito sul tema delle ronde ma anche in quello dei rifiuti e delle più efficaci modalità di raccolta. Giovedì scorso si è concluso un censimento realizzato dal Comune di Casale sul proprio territorio per individuare le discariche abusive. E i risultati sono tutt’altro che confortanti: sono 68 - infatti - i siti contaminati con spazzatura tout court e inerti (rottami, lavandini e roba così..) e che dovranno essere bonificati da Cosmo, dal Comune e da una ditta specializzata nel caso si riscontri la presenza di rifiuti contenenti amianto, che però - fortunatamente - non sono stato riscontrati fra i materiali abbandonati. Una situazione che induce a riflettere, perché la presenza di inerti è frutto della assenza di un luogo in cui smaltirli facilmente accessibile, mentre il sistema messo a punto per la raccolta dei rifiuti contenenti amianto - al contrario - pare funzionare in modo abbastanza soddisfacente. Fino a poco tempo fa gli inerti potevano essere consegnati - con gli altri rifiuti ingombranti - in via Grandi, ma da quando il centro di raccolta è stato riorganizzato secondo le nuove indicazioni legislative («unico caso in Piemonte in cui si pesano i rifiuti - dice lo stesso Revello - perché si attende il protocollo operativo e tutti hanno atteso che venisse emanato») non è più possibile e nemmeno si sa dove smaltirli, visto che non c’è sufficiente comunicazione in merito. Risultato... i lavandini nei fossi. E costi per le bonifiche. «Tra inerti e discariche abusive spesa media di 50-60mila euro l’anno», dice ancora Revello. La vigilanza ambientale (che Revello ha proposto di effettuare alle Gevam e Amici della natura) consentirebbe dunque di risparmiare, ma «si tratta di capire se ci sono le risorse che dovrebbero arrivare dallo Stato. Per questo intendiamo chiedere che vengano riconosciuti anche i servizi di vigilanza territoriale». La questione degli inerti era tra l’altro subito stata indicata dal comitato «Sì differenziare no porta a porta» di Massimo De Bernardi come uno dei punti critici del nuovo sistema di raccolta e pesatura attivato mesi fa in via Grandi. Intanto il PdL torna a segnalare l’ennesimo caso di abbandoni di rifiuti nello stabile abbandonato situato nel curvone all’imbocco di viale San Martino subito dopo piazza XXV aprile (pezzi di auto, cerchioni e così via). Situazione irrisolta in via Sobrero.

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Barbara Marini

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