Senape fa la “cresta” sui profughi? «No, ci rimettiamo di tasca nostra»
di Pier Luigi Buscaiolo
«Se la fa con i neri. Non solo, ci specula pure». Viene bollata così Mirella Ruo, presidente della cooperativa Senape di Casale. Alcune settimane fa era stata al centro di un fatto di cronaca, vittima di violenze. Allora tante persone, attraverso media e social network, si erano accanite contro di lei «rea» di occuparsi di profughi provenienti dall’Africa. La scorsa settimana un altro caso dove lei e la cooperativa sono state accusate di fare business sull’accoglienza di queste persone. Anche qui blog, social, il popolo di internet, non hanno risparmiato feroci critiche e pesanti ironie. Ma chi conosce Mirella Ruo (realmente e non solo di facciata) non crede alle accuse, anzi...
Veniamo ai fatti. Giovedì scorso “Piazzapulita”, programma di La7, manda in onda un servizio dove compaiono due interviste. La prima ad Anna Curti di Borgo San Martino la quale racconta che, per avere accolto in casa un profugo, ha «preso in nero 350 euro al mese dalla cooperativa... pagamenti che, da aprile, non sono più avvenuti». Una denuncia forte su un servizio pubblico che viene seguito dalla cooperativa, ma che parte direttamente dalla Prefettura.
La seconda intervista viene fatta alla Ruo. Inizia dalle accuse della Curti per capire cosa è successo. La Ruo risponde: «Prima i soldi erano in nero e c’era un accordo con la famiglia» e sull’ammontare della cifra spiega che «dipende dai casi: non per tutti si spende lo stesso denaro, c’è chi ha più bisogno e c’è chi ne ha meno». La giornalista ci vuol vedere chiaro e chiede le convenzioni con le famiglie. La Ruo risponde che al momento non c’è la persona che si occupa di questi documenti e dice alla giornalista di passare domani. Nel frattempo qualcosa succede... perché il giorno dopo la giornalista torna nella sede della Senape ma viene messa alla porta dalla Ruo. Si chiude così il servizio di “PiazzaPulita” «la storia della signora Anna invitata ad accogliere un migrante in cambio di soldi in nero» e «la storia di una cooperativa nata per dare accoglienza ai migranti che usa i soldi pubblici in maniera creativa facendo la cresta sull’importo che dovrebbe essere dato alle famiglie».
Insomma Ruo e Senape (dove lavorano una trentina di persone) escono con le ossa rotte. Abbiamo contattato le persone che lavorano in cooperativa, mortificate e amareggiate per quello che è successo.
Nell’attesa di sentire un legale per tutelare il loro lavoro e la loro immagine, ci hanno detto: «Prima di tutto il servizio giornalistico è stato fatto mesi fa, in autunno. La prima intervista è durata un’ora e mezza: abbiamo raccontato tutto quello che stiamo facendo, soffermandoci anche sui progetti di accoglienza in famiglia, come quello della Curti: una modalità di accoglienza che non è più stata applicata dalla Cooperativa, e che è, in questo caso, giunta al suo termine naturale alla fine di agosto 2015».
E sui soldi in nero? «È scaturita una bella storia dove noi facciamo la figura di chi fa la cresta sul denaro pubblico. Visto che le risorse dalla Prefettura arrivano in tempi diversi, le famiglie, come nel caso della Curti, chiedono di essere pagate con scadenze fisse... a volte in anticipo. Mirella, che dalla Senape non percepisce stipendio ma svolge la sua attività in maniera totalmente volontaria, ha voluto pagare di tasca propria, con soldi della sua pensione, questo servizio affinché si potesse dare continuità all’assistenza. Appena possibile regolarizzeremo la sua posizione, restituendole il denaro che ha anticipato».
Però la giornalista è stata messa alla porta? «Dopo il primo colloquio abbiamo sentito la Prefettura che ci ha chiesto di evitare i rapporti con i giornalisti soprattutto se questi hanno intervistato i profughi, come è successo».
Come finirà la questione? «Abbiamo quotidianamente contatti con la Prefettura la quale è informata su tutto quello che avviene in merito all’accoglienza profughi. È questo da la misura su quello che stiamo facendo in merito all’emergenza».