Dopo l'alluvione di acqua un'alluvione di carta... e a farne le spese sono soprattutto le imprese. È scandaloso che a distanza di otto anni da quella tremenda calamità si debbano ancora registrare problemi con i rimborsi. Ci stiamo riferendo alla grana dell'IRAP che ormai si sta trascinando da diverso tempo e che sta preoccupando, non poco, le numerose imprese piemontesi (si parla di 4.000 aziende) ed in particolare alessandrine (circa 500).
Facciamo un passo indietro per capire cosa è successo e cosa, purtroppo, non sta succedendo. La Legge 11 del dicembre 2000, n. 365 su «Interventi urgenti a favore delle zone della regione Calabria danneggiate dalle calamità idrogeologiche di settembre ed ottobre 2000» diceva che «i contributi (leggete rimborsi)... non concorrono alla formazione del reddito di impresa ai fini dell'assoggettabilità alle imposte previste». Stando all'enunciato è intuibile che i rimborsi ricevuti dopo aver subito una calamità non dovrebbero essere tassati... Per gli alluvionati monferrini non è stato così tanto che, dopo diversi anni, si sono visti chiedere i soldi dell'IRAP proprio sui fondi alluvionali. L'anno scorso la Regione Piemonte, dopo numerosi solleciti, in particolare del C.Al.Ca., Comitato Alluvionati del Casalese, è intervenuta con una Legge su recupero dell'imposta regionale sulle attività produttive chiarendo nuovamente la questione: «Le imprese che hanno usufruito del contributo previsto dall'articolo 4 bis della legge 11 dicembre 2000, n. 365 - si legge nel documento approvato dalla Giunta regionale - possono recuperare la quota di imposta regionale sulle attività produttive (IRAP) relativamente al contributo ricevuto, quale credito d'imposta... La presente legge regionale sarà pubblicata nel Bollettino Ufficiale della Regione. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della Regione Piemonte».
Tutto chiaro e tutto risolto? Nemmeno per sogno. Infatti per recuperare la quota IRAP gli imprenditori devono richiederla attraverso il modello F24 dell'Ufficio regionale dei tributi, scrivendo un numero che indica, appunto, la domanda di «compensazione». Il problema è che quel numero non è mai stato comunicato!
In questi giorni un imprenditore di Morano ha ricevuto dall'Agenzia delle Entrate la richiesta di pagamento IRAP sui rimborsi alluvione: «Si tratta di un importo molto grande riferito agli anni 2001 e 2003. Abbiamo sempre confidato che questo problema fosse risolto ma ora ci risiamo... La situazione è insostenibile. Dopo l'alluvione del 1994 ci eravamo rimboccati le maniche, per riprendere subito la produzione. Nel 2000 un danno ancora maggiore. Anche qui con spirito di sacrificio, abbiamo affrontato l'emergenza. Ma la ripresa è stata più difficile e i rimborsi che sono arrivati hanno coperto solo parte del danno che ci è stato arrecato. Poi la questione dell'IRAP che si sperava in una positiva e veloce risoluzione. Vederci recapitare la lettera dell'Agenzia delle Entrate è come vederci crollare il mondo addosso! Non ne possiamo più. È una vergogna».
Gli imprenditori non sanno più a che santo votarsi: «Oggi che il quadro politico nazionale è definito - fanno sapere i rappresentanti del C.Al.Ca. - rivolgiamo nuovamente un appello a tutti i parlamentari piemontesi (di ogni schieramento) affinché si possa sanare questa incresciosa situazione oltreché trovare il "famoso" numero di codice da indicare sul modulo F24 per poter compensare l'IRAP pagata con i contributi di imposta: in un paese civile normale certe cose non dovrebbero più accadere! È indispensabile anche ricercare i finanziamenti necessari per la definitiva messa in sicurezza idrogeologica del nostro territorio concretamente e non a parole e sulla carta!».