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Un referendum per riaprire il tribunale di Casale Monferrato

Per la Cassazione il referendum sulla cancellazione dei tribunali minori è ammissibile. La corte, presieduta dal giudice Corrado Carnevale, mercoledì ha deliberato il via libera al quesito chiesto dai consigli regionali di Abruzzo, Puglia, Calabria, Basilicata, Friuli, Piemonte, Liguria, Campania e Marche. Il referendum - il primo nella storia repubblicana proposto attraverso l’iniziativa delle Regioni - mira a cancellare la riforma della geografia giudiziaria, che ha determinato il taglio dei tribunali così detti minori (tra cui il palazzo di giustizia di Casale) e delle sezioni staccate: in pratica circa mille uffici in tutta Italia. Il verdetto della Cassazione è una prima vittoria dei referendari che ora sperano in un giudizio positivo della Corte Costituzionale che restituisca la possibilità al popolo di esprimersi su una legge da più parti ritenuta «ingiusta e inopportuna». La pronuncia della Corte Costituzionale per la verifica sulla legittimità del quesito referendario è attesa entro il 10 febbraio. «La decisione della Cassazione apre uno spiraglio concreto per un cambiamento di direzione da noi sempre sostenuto ed auspicato: affrontare la revisione per gradi ed in base a progetti veramente a costo zero sia per l’amministrazione che per il cittadino - commenta Pietro Caire, presidente dell’Ordine degli Avvocati di Casale - Revisione delle circoscrizioni, necessaria, che comunque potrà attuarsi solo dopo una attenta progettazione che veda quali attori, Ministero, Amministrazioni locali ed Avvocatura». Caire auspica che «le Regioni, che hanno ascoltato la voce dell’Avvocatura e dei cittadini invocando il referendum sostengano insieme ai rappresentanti politici la campagna mediatica che sarà opportuno mettere in atto per evidenziare gli enormi sprechi, maggiori costi e disservizi che avevamo previsto e che già oggi purtroppo si sono concretizzati. La campagna promozionale del Ministero che in questi giorni esalta asseriti frutti già maturati a seguito della riforma è contraddetta dagli importi spesi e da spendere e dalla realtà caotica che viene vissuta quotidianamente da magistrati, personale amministrativo, cittadini ed avvocati in tutta Italia. Confido che il macroscopico errore commesso possa essere riparato dal referendum abrogativo. Successivamente sosterremo ancora il progetto Casale-Chivasso-Valenza per realizzare un vero nuovo circondario che veda il nostro Tribunale centro attivo ed efficiente di giurisdizione».

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Barbara Marini

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