Un bruco americano minaccia gli alberi di corso Casale e via Pasubio
di Maurizio Inguaggiato
Le recenti defogliazioni osservate su alcuni alberi della città, in particolare lungo corso Casale e via Pasubio, sono da attribuire al cosiddetto bruco americano (Hyphantria cunea). Si tratta di una farfalla originaria del Nord America, diffusasi in Europa alla fine degli anni ‘40, giunta in Italia dopo circa 30 anni ed oramai presente in tutta la Pianura Padana.
Attualmente, dopo quasi un ventennio di presenza, l’ifantria è in discreto equilibrio con gli ambienti in cui è possibile riscontrarla grazie ad un buon numero di limitatori naturali: si tratta per lo più di insetti indigeni predatori o parassitoidi, di uccelli insettivori, virus, batteri e protozoi. Un altro fattore limitante è dovuto al fatto che le foglie emesse dopo intense e ripetute defogliazioni contengono una frazione di composti fenolici, naturale barriera di difesa contro l’attività dei defogliatori.
«Nonostante la presenza di questi limitatori, come avviene per molte altre specie di insetti (ad esempio le processionarie), anche per l’ifantria può accadere che, in modo naturale, la popolazione subisca un incremento numerico per poi presentare una successiva graduale diminuzione» spiega Bruno Ferrarotti, primo conservatore della Partecipanza dei Boschi, ente a cui è affidata la gestione del verde pubblico della città.
«È quanto sta avvenendo a Trino ed in molte altre località piemontesi, per le quali si sta rilevando un graduale aumento della popolazione di tale lepidottero. Poiché i danni più visibili sono quelli dati dalla seconda generazione e dato che negli anni immediatamente precedenti non erano state fatte segnalazioni significative al riguardo, non è stato possibile intervenire tempestivamente per limitare gli effetti che tuttavia molto difficilmente possono essere fatali per l’albero. Al momento attuale potrebbe essere effettuato un trattamento biologico con Bacillus thuringiensis subsp. kurstaki, che tuttavia sortirebbe un risultato relativamente poco efficace, dato che deve essere eseguito sulle larve di prima e seconda età (quelle appena nate) per avere una maggiore efficacia ed ora le larve sono quasi mature».
E poi Ferrarotti aggiunge: «Senza dubbio occorrerà tenere sotto osservazione la comparsa di nidi nella primavera del 2011, in modo da intervenire tempestivamente dapprima con l’eliminazione meccanica dei nidi della prima generazione e poi, eventualmente, con il trattamento».
Un aiuto ulteriore «può essere fornito dalla cittadinanza, sia mediante segnalazioni relative alla presenza della specie nelle proprietà pubbliche, sia adoperandosi per ridurre la presenza di tale insetto qualora si manifesti nelle proprietà private, ovviamente rispettando le normative vigenti in fatto di sicurezza e salute pubblica. Si ricorda che i lunghi peli delle larve di ifantria non sono urticanti, ma considerando la somiglianza con altri bruchi (“gatte”), qualora sussistano dubbi è bene non toccare e non avvicinarsi troppo a larve e nidi».