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Il punto sulla ricerca alla serata del Lions Marchesi

Mesotelioma, terapie ancora scarsamente efficaci

Il noto ricercatore D'Incalci: la speranza viene dal genoma

La serata organizzata giovedì dal Lions Marchesi del Monferrato presieduto da Michelino Sassone si è fatto il punto sulla ricerca sul mesotelioma pleurico, flagello che colpisce la città e il suo territorio. «Una patologia tumorale rara – ha detto Roberto Guaschino, nel cda della Fondazione Buzzi e direttore del reparto di Medicina trasfusionale dell’ASO – ma che, in Monferrato, è drammaticamente frequente». Si è parlato dell’importante ruolo svolto dalla Fondazione Buzzi (tra i presenti la presidente Maria Consolata Buzzi) sorta nel 2003 a Casale Monferrato per volontà di Buzzi Unicem SpA, con lo scopo di promuovere e sostenere interventi rivolti al miglioramento della diagnosi e della cura del mesotelioma con 40 progetti realizzati e tre milioni di euro finanziati. «La ricerca sul mesotelioma - ha detto Guaschino -  non crea business per le case farmaceutiche e, per questa patologia ancora poco conosciuta, c’è poco interesse. Non così, però, negli ultimi anni in quanto le pubblicazioni scientifiche sono pressochè triplicate». Guaschino ha poi illustrato il progetto ‘Mai da Soli’ e il ruolo della Banca Biologica della quale la Fondazione Buzzi è partner e vanta richieste da persone di tutto il mondo, e le cure finanziate a domicilio a Vitas. 

Federica Grosso, responsabile dell’Unità Funzionale Interaziendale ASO – ASL per la diagnosi e terapia del mesotelioma (UFIM), ha passato in rassegna le parti colpite dal mesotelioma (pleura, peritoneo, testicolo), e ha aggiunto che a Casale Monferrato, su 110 casi, 60 hanno per soggetto uomini e 40 le donne. Ha anche sottolineato che, da parte dei medici, c’è una sorta di nichilismo terapeutico e che la patologia comporta una prognosi severa, un forte impatto sociale e una delicata implicazione psicologica. «I medici casalesi sono stati i primi a denunciare al mondo questa malattia e vantano, per questo, un’esperienza importante». La Grosso ha parlato del ruolo dell’UFIM, della Biobanca (ha ricordato lo scomparso Piero Betta), il CTC, il lavoro svolto da Maconi nell’ambito di ASL e ASO con l’essenziale figura del radiologo dedicato. E poi, spazio ai farmaci targati TTF, ADPEG-20, l’immunoterapia.  Alla conviviale del Lions Marchesi c’era anche Maurizio D’Incalci, noto ricercatore italiano, farmacologo all’Istituto Mario Negri di Milano, che ha dedicato molte delle sue ricerche allo studio di composti antitumorali come complessi del platino, temozolomide e altretamina. Ma anche a composti isolati da fonti naturali, di origine vegetale e marina. Ne sono un esempio la trabectedina, i taxani e l’etoposide. Tutte molecole poi diventate farmaci e adesso normalmente impiegati nella pratica clinica come anticancro. 

D’Incalci, per questi risultati, si è guadagnato il Premio “Guido Venosta”, ambìto riconoscimento assegnato a un ricercatore italiano che si è distinto nello sviluppo di nuovi approcci terapeutici contro il cancro. L’iniziativa, promossa dall’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC), si è svolta al Quirinale dal Capo dello Stato Sergio Mattarella. «Spopolano – ha detto il ricercatore – le fake news sul mesotelioma. Si tende a cronicizzare la malattia. Almeno per il momento, le terapie sono scarsamente efficaci anche se vengono sviluppate nuove tecnologie quali il progetto genoma. Le strategie più recenti sono finalizzate a identificare e valutare i nuovi farmaci attraverso la caratterizzazione molecolare». Tra i prodotti di origine naturale approdati nei laboratori di D’Incalci troviamo la Trabectedina, molecola isolata nel 1969 da un’ascidia marina caraibica chiamata Ecteinascidia turbinata. Dopo 40 anni di ricerche, finalmente il 7 settembre 2007, il farmaco viene approvato dall’EMA (Agenzia Europea per i Medicinali) per il trattamento di sarcomi e per il cancro dell’ovaio.