Articolo »

  • 18 giugno 2010
  • Casale Monferrato

Raccolto l'S.O.S. di Santa Caterina - Primo progetto di restauro - Urgono finanziamenti per un importante salvataggio - Luogo del cuore FAI - Una testimonianza di Timossi

La volontà c’è e i soldi si troveranno... Questa la sintesi (ma noi siamo degli inguaribili ottimisti) del convegno tenutosi oggi, venerdì 18, nel coro del complesso Trevisio per la presentazione preliminare della proposta di consolidamento e restauro architettonico e pittorico della chiesa di Santa Caterina (e del coro annesso). L’incontro, molto parteciapto, ha avuto inizio col saluto di Pietro Portaluppi, presidente dell’Ente Trevisio (un altro ottimista che nel salvataggio ci crede e si spende). Sono seguite le relazioni di Claudio Ginevro consigliere dell’Ente e dei due progettisti l’ing. Giorgio Montiglio e l’arch. Michele Gaja. Relazioni tanto tecniche quanto poco confortanti (ma si sapeva, bastava entrare una volta nella chiesa per monumenti aperti). Il tetto sia del coro che della chiesa è un colabrodo ( e staticamente potrebbe dare problemi), da rifare completamente, e allora si potrà affrontare il risanamento delle decorazioni pittoriche. Il primo conteggio parla di un totale di un milione e quattrocentomila euro (dai tetti ai dipinti), cui bisogna aggiungere Iva e spese tecniche. Due milioni è un preventivo reale e, aggiungiamo noi, abbordabile a lotti. Tra l'altro si è appreso che il patrimonio dell'Ente è valutato 22 milioni di euro; bella cifra ma dona un rendimento di soli 100 mila euro all'anno. Per il restauro del complesso di Santa Caterina, considerato una priorità (al pari della messa in sicurezza dell'edificio che ospita la media) ci sono contatti con Fondazioni bancarie, si spera in altri introiti (privati e pubblici ma son tempi un po' bui) e si punta anche ad inserire la chiesa nei “Luoghi del cuore” del Fai (Fondo ambiente Italia) il che porterebbe, se il numero dei votanti è alto, a un contributo di Banca Intesa San Paolo, lo ha ricordato Franco Cellerino, a nome del presidente del Fai Serena Monina (ma di questo progetto, che vede coinvolto anche “Il Monferrato”, con un testimonial di rango, riparlermo). Nei successivi interventi il sindaco Giorgio Demezzi e le ispettrici della Sovrintendenza Alessandra Guerrini e Visconti hanno ribadito l’importanza del restauro e offerto gli aiuti di competenza. Importanza messa ulteriormente in luce quando tutti hanno potuto ammirare, al termine del convegno, gli affreschi della chiesa (ricordiamo ancora Pietro Vignoli sui ponteggi, alti 40 metri, per il restauro- un anno filato- del 1969) rammaricandosi per le chiazze di umidità che ne stanno “mangiando” una vasta proporzione. Bisogna intervenire prima che sia troppo tardi. Casale è una città d’arte e Santa Caterina, capolavoro dello Scapitta, è uno dei gioielli che ne fanno orgogliosamente e meritatamente parte sia per l'arte che per la storia (da Anna d'Alençon a Cesare Pavese, ma noi ricordiamo anche che il coro ha ospitato la prima sede del Comprensorio del Monferrato, quando pensavamo di diventare Provincia, chissà...). FOTO. L'intervento del presidente Portaluppi e una relazione tecnica nel coro; la volta di Santa Caterina, notare le macchie di umidità nel tamburo che sfarinano gli affreschi. Nel lancio il sopralluogo finale TESTIMONIANZA Dopo l'SOS abbiamo ricevuto la seguente testimonianza di Aldo Timossi - Ho frequentato il palazzo Trevisio e la chiesa dedicata a S.Caterina alla fine degli anni Cinquanta, in collegio come semiconvittore per le tre medie inferiori. Quando mi capita di passare per via Trevigi e trovo il portone aperto, butto l’occhio oltre la cancellata per rivivere un attimo quegli anni, belli, della vita. C’erano i padri Somaschi, lì da circa tre secoli, come mi pare citasse una lapide murata all’interno e che, tra l’altro, rappresentò una delle mie prime occasioni di osservare da vicino un reperto del passato (mi pare risalisse all’inizio ‘600, ma in quel momento, per me, poteva essere testimonianza dell’antico più antico, quasi preistoria!). Ambiente austero, stretta disciplina, si studiava forte, allora! Viaggiando da Morano in treno (passava presto, ma costava meno della corriera di Pia) arrivavo al Trevisio prima delle 7,30. La messa in S.Caterina. Quindi in classe. Quanto latino, fin dalla prima media: “rosa, rosae” l’ha imparato persino la mia mamma, a forza di farmelo ripetere. Si, perché con il latino ebbi un inizio molto in salita. Nel primo compito in classe, se non ricordo, male, un “due-meno-meno”, forse per incoraggiamento, gli errori a matita blu e rossa potevano meritare anche di meno. L’insegnante era un vero maestro di vita, padre Luigi Bergadano, classe 1915, mi pare defunto nel 1985 a Corbetta. Alto, serio ma comprensivo, lunghe dita affusolate sulle mani sempre odorose di buona saponetta (che strani ricordi!). Ai colloqui il solito giudizio: ‘‘potrebbe fare di più, si applica poco”. Un po’ alla volta mi applicai, meritai il suo plauso e mantenni con lui un minimo di corrispondenza anche quando si trasferì nello studentato-castello di Camino. Questo era il Collegio Trevisio. Della messa, del latino, delle “espressioni” algebriche che a me non venivano mentre il cugino pareva fortissimo (copiava il risultato dal libro, ignorando gli errori nei passaggi intermedi!), del profumo di fresco sapone, delle medaglie ottenute nella premiazione di fine anno (ben 7, che tengo incorniciate in casa a Morano), dello spaccio per la colazione a metà mattina, di quelle due-tre volte che per “schinare” un’interrogazione ostica mi feci ospitare in Presidenza accusando inesistenti dolori di stomaco! Questi sono gli ambienti, il palazzo il coro (che frequentai al tempo del Comprensorio - o era l’Asl?) che vorrei veder rinascere. Aldo Timossi

Profili monferrini

Questa settimana su "Il Monferrato"

Silvia Sassone

Silvia Sassone
Cerca nell’archivio dei profili dal 1871!