Articolo »
Antica tradizione
Tonco, grande festa per la Giostra del Pitu
Vittoria del rione Annunziata, gruppo più numeroso e miglior carro al rione Piazza.
Torna alla vittoria il rione Annunziata che riconquista la Giostra del Pitu riconfermandosi come nel 2024 e strappando lo scettro al rione Sant’Antonio, vincitore della passata edizione. Doppio riconoscimento invece per il rione Piazza che vince il premio per il gruppo più numeroso e per il miglior carro alla sfilata tradizionale che rappresenta momenti di vita contadina. Domenica scorsa è andato in scena il momento più importante dell’anno tonchese. Grande partecipazione di pubblico, tante autorità presenti, paese vestito a festa con la piazza principale trasformata in palcoscenico per la gara equestre. A staccare la testa al fantoccio di pezza appeso al centro della piazza è stata la giovane Chiara Sisto per i colori giallo-rossi.
La gara ha visto sette fantini, uno per rione, che con il cavallo lanciato al galoppo hanno colpito ripetutamente il pitu, tacchino, di pezza con un bastone di legno. Una tradizione che prosegue dall’inizio del secolo scorso, ma le cui radici affondano addirittura nella corsa equestre che si teneva a Tonco nell’anno Mille, da come si legge nell’archivio parrocchiale. Grande festa al termine della Giostra con il ballo del 'Brando', costituito essenzialmente da una variante della Monferrina, da parte del rione vincitore e con l’esibizione della Banda La Bersagliera. Hanno gareggiato insieme alla vincitrice Davide Argenta per il rione Portone, Gabriele Argenta per la Piazza, Matteo Andreol per Santa Maria, Irene Grabbi per Casa Paletti, Elisa Bevilacqua per Sant'Antonio e Marta Signoretti per la Stazione.
Prima della giostra equestre si è svolta la sfilata dei carri e il processo, la difesa e la condanna del Pitu. Partecipare alla Festa del Pitu significa ricondursi alle origini popolari del Carnevale, per cogliere aspetti rilevanti delle classi subalterne, soprattutto dei contadini e del modo in cui essi hanno concepito la festa, la religione, il lavoro nelle società fondate sull'agricoltura. Le origini della festa sono religiose e si qualificano, come riti di fertilità legati all'inizio del ciclo stagionale agricolo: alla fine dell'inverno, quando sta per iniziare il nuovo ciclo della produzione, in agricoltura sorge l'esigenza di assicurarsi il favore divino per un raccolto sicuro e abbondante. La Festa del Pitu è un antico rito popolare propiziatorio contadino, che è riuscito a conservare intatti, nel corso dei secoli, tutti gli elementi originali della cerimonia. L'antico costume di cacciare le potenze del male e di scaricare addosso al capro espiatorio (il Pitu) tutti i mali che hanno afflitto il popolo durante l'anno trascorso, è il modo per consentire alla comunità di iniziare il nuovo ciclo sotto i migliori auspici. La purificazione trova attuazione attraverso il 'processo' e la 'condanna' del Pitu. Giudicato colpevole, il pitu destina un pezzo di se a una persona specifica di ogni rione del paese che durante l’anno si è distinta per qualche motivo o per augurargli un anno migliore di quello appena trascorso.
Profili monferrini
Questa settimana su "Il Monferrato"







