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Prosegue la mostra "Lourdes 1858-2008. Sul filo di 150 anni di storia del costume"

“Lourdes 1858-2008. Sul filo di 150 anni di storia del costume. Tracce di ricordi e di fede da Lourdes all’Italia”. È il titolo della mostra che resterà aperta tutti i giorni festivi fino all'8 dicembre nella Sala “Cantinone” del Palazzo Municipale di Conzano. «Un’iniziativa - commenta il vice sindaco e consigliere provinciale Emanuele Demaria - che prima di tutto vuole ricordare questo speciale anniversario e in seconda battuta testimoniare attraverso documenti, mistà come chiamiamo nel dialetto monferrino i santini, e altri oggetti, la fede e la devozione verso la Madonna di Lourdes». La mostra, ideata e curata da Demaria, è stata resa possibile grazie alla collezione di Stefano Mesturini che ha messo a disposizione per questo evento i preziosi oggetti e documenti raccolti con passione e gusto. Scrive, nella presentazione dell’iniziativa, il vescovo di Casale Alceste Catella: «Una mostra che presenta i santini che si riferiscono alla Madonna di Lourdes; e questo al chiudersi di un anno che ha celebrato il 150° anniversario delle Apparizioni: una iniziativa splendida e davvero encomiabile! Però, qualcuno forse si chiederà, cosa c’entra tutto questo con la realtà dura in cui ci troviamo a vivere, con i grandi e gravi problemi con cui tantissime persone sono quotidianamente confrontate? Penso che il linguaggio umile e semplice dei santini ci parli, anche in questi nostri tempi, anche in mezzo alle tante difficoltà. Sì, questi piccoli e poveri oggetti costituiscono l’espressione visiva della implorazione, del ringraziamento; in essi la preghiera si fa immagine e diviene autentica e plastica espressione del linguaggio orante, sincero ed intriso di tanta umanità». E poi, Lourdes «è quel miracolo permanente dove l’amore che si fa concreta attenzione verso i malati ed i sofferenti guarisce tutti dalla “durezza di cuore”... Cose piccole, cose semplici, cose umili i santini, certo... Eppure - continua il vescovo - sono convinto che essi siano dotati di una sorta di “insostenibile leggerezza”... Forse, mi illudo, analoga a quella del suono di un violino che -ad Auschwitz- esprime e rende presente una “resistenza” alla dis-umanità». La mostra (che si avvale delle fotografie di Giovanni Bonardi e dei testi di Amilcare Mussi) resterà aperta tutte le domeniche dalle 15 alle 19 fino all’8 dicembre (altri giorni su appuntamento prenotando al numero di tel. 0142 925132).

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Federico Nardi

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