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Processo Eternit: si riparte dopo la pausa estiva

Riprendono lunedì e martedì prossimo - 26 e 27 settembre - le udienze a Torino del processo nei riguardi del massimo vertice della multinazionale Eternit, il barone belga Louis de Cartier de Marchienne ed il magnate svizzero Stephan Schimidheiny, imputati di disastro ambientale doloso permanente e di omissione dolosa di cautele antifortunistiche. Prima della pausa estiva la pubblica accusa - i magistrati Raffaele Guariniello, Sara Panelli e Gianfranco Colace - aveva esposto le ragioni su si fonda la richiesta di pena avanzata per gli imputati:20 anni di reclusione per ognuno. Già concluse anche le requisitorie dei legali che rappresentano al processo le persone e gli enti danneggiati dall’Eternit: circa 3000 vittime tra morti e ammalati, di lavoratori e cittadini di Casale, Cavagnolo, Rubiera e Napoli. Dal 26 settembre tocca ai difensori degli imputati difese – degli imputati e delle società chiamate quali responsabili civili. La sentenza è attesa entro fine anno. Tutto ciò naturalmente qualora non intervenisse la nuova norma sul cosiddetto processo lungo che introducendo la possibilità di audire un numero praticamente illimitato di testimoni comporterebbe con tutta probabilità una dilatazione non valutabile del tempi processuali. La difesa degli imputati avrebbe infatti tutto l’interesse a sfruttare la possibilità di trascinare il processo il più a lungo possibile nella speranza di arrivare alla prescrizione dei reati. Al processo - evidenziano Romana Blasotti Pavesi (Associazione familiari vittime amianto) e i sindacalisti Nicola Pondrano, Luciano Bortolotto, Luigi Ferrando e il coordinatore Vertenza Amianto Bruno Pesce - «è emersa la chiarissima conferma non solo della drammatica ed enorme dimensione del disastro e della strage (ancora in corso) ma anche della agghiacciante pianificazione sistematica del comportamento doloso degli imputati: sapevano già dall’inizio dei loro ruoli di responsabilità di provocare morti e malattie fra i lavoratori e cittadini, a causa della nocività e cancerogenicità dell’amianto ma, per salvaguardare il profitto, hanno continuato». Essi ribadiscono poi la «fiducia in una sentenza giusta ed esemplare, non solo per noi ma anche per tutti coloro che ancora in tre quarti del pianeta devono lottare per ottenere la messa al bando di questa polvere assassina».

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