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  • 24 agosto 2011
  • Casale Monferrato

Un gemellaggio Casale-Anagni? - Bonifacio I, comandante crociato, incontra papa Innocenzo III

Da qualche tempo capito spesso ad Anagni, nobile “Città dei Papi”, a lungo sede pontificia con il Laterano in Roma. Mi accorgo con piacere di momenti storici nei quali appaiono, con il Papa, Casale e il Monferrato. Immagino una sorta di gemellaggio. Potrebbe iniziare dal grande Innocenzo III, nato ad Anagni o poco distante, Gavignano. Ad Anagni soggiornò spesso, molti atti datano da quella sede. Il 15 agosto 1198 emanò un'enciclica incitando alla riconquista di Gerusalemme. L'appello fu ignorato fino al 1200, quando nella Champagne venne organizzata la quarta crociata, al comando del conte Teobaldo, morto nel marzo 1201. Il comando passò (nella foto l'investitura) a Bonifacio I del Monferrato ( 1150 – 1207, fu marchese del Monferrato e re di Tessalonica dal 1204 al 1207, ndr), figlio terzogenito del marchese Guglielmo V “ il Vecchio” e di Giuditta Babenberg, già in rapporti con la sede papale. Fu incaricato dal Papa nel 1199-1200, con l’arcivescovo Corrado di Magonza, di occuparsi dell’armistizio tra le fazioni in competizione in Germania, gli Hohenstaufen e i Welf. Inoltre si era fatto carico di viaggiare “da un Paese all’altro” diffondendo l’appello pontificio per la Terra Santa. Con Innocenzo ebbe probabilmente incontri nel 1202, sia per sanare la situazione dei Crociati fermi a Venezia causa la mancanza di risorse, sia per intercedere in favore dell’imperatore d’Oriente Isacco II Comneno, detronizzato e maltrattato dal fratello Alessio III. Fu, il nostro Marchese, una sorta di fiduciario pontificio allorchè Innocenzo III ebbe a lanciare i propri fulmini sui Crociati che invece della Terra Santa avevano saccheggiato Zara nel 1202 e di Costantinopoli nel 1204. Al suo fianco troviamo anche l’Abate di Lucedio, entrambi incaricati dal Papa di seguire l’annoso conflitto tra Armeni e Antiochia. Conclusa la crociata, Bonifacio restò lontano dal Monferrato (dove fece però arrivare un sacco di miglio, inizio di una coltivazione allora sconosciuta tra i colli monferrini), divenne re di Tessalonica e di Creta, infine restò ucciso in imboscata nel 1207, non prima di aver catturato l’ex imperatore Alessio III che (cosa storicamente controversa) imbarcò per il Monferrato per imprigionarlo nell’abbazia di Lucedio. Proprio nelle stanze di quel monastero, è affrescato lo stemma di papa Innocenzo, con l’aquila dalle ali spiegate, presenza eccezionale perché fu il primo Pontefice ad adottare uno stemma personale. Il legame tra Cistercensi di Lucedio e Innocenzo III fu assai stretto grazie all'ammirazione che il Pontefice nutriva verso le doti diplomatiche di alcuni tra i più illustri abati di S. Maria. Tra questi Pietro II, cui il Papa affidò l'incarico di concludere la pace tra Parma e Piacenza, di riformare il grande monastero di S. Colombano di Bobbio, di compiere la citata missione diplomatica in Armenia. Nel 1204 uno dei dodici elettori dell'imperatore bizantino di Costantinopoli, Abate di La Ferté, Vescovo di Ivrea, di Tessalonica e poi Patriarca di Antiochia. Stretti contatti si istituirono anche tra Innocenzo III e il beato Oglerio da Trino, braccio destro di Pietro II e Abate tra il 1205 e il 1214, delegato papale anche nella lunga contesa tra i canonici di Casale e quelli di Paciliano. Per benevolenza nei suoi confronti, nel 1213 Innocenzo III restituì all'abbazia di Lucedio i diritti di proprietà su alcuni monasteri che le erano stati in precedenza sottratti. Dal grande Bonifacio e Maria (già Margherita) di Ungheria, vedova dell'imperatore Isacco II Angelo, era nato Demetrio, esso pure destinato all’interesse pontificio ed alla gloria. Accadde allorchè Enrico di Fiandra, Imperatore latino d'Oriente, mosse nel dicembre 1208 su Tessalonica per mettere ordine nel regno. I baroni, guidati da Umberto II di Biandrate, chiusero le porte della città considerando inammissibili le richieste imperiali. Enrico finse di accettare le condizioni di Umberto poi, appena entrato, incoronò Demetrio. Era il 6 gennaio 1209. Papa Innocenzo III confermò l'incoronazione. Stava intanto per avviarsi una nuova spedizione in Oriente, e nel 1221 il nuovo papa Onorio III reclutò importanti esponenti dell'aristocrazia francese con promesse in denaro. Al tempo stesso incaricò il vescovo di Ostia, cardinale Ugolino, di impegnarsi perché il comune di Milano stabilisse pace con il Marchesato monferrino, nell’interesse della crociata. Pochi mesi più tardi, Demetrio partì per l’Italia e il 24 marzo 1222 incontrò ad Anagni il Pontefice, con il quale aveva peraltro avuto contrasti legati alla rivalità con il despota di Epiro, Teodoro, e rispetto alla quale il Papa si era rifiutato di intervenire. Colloquio quasi ignorato dalla storia ufficiale, mentre si può ritenere che aprì prospettive interessanti nei rapporti tra la Sede papale e gli Aleramici. In effetti, nel marzo dell’anno successivo, confortati dal sicuro rapporto instaurato con il Pontefice, Demetrio e Guglielmo, si recarono a Ferentino (una manciata di chilometri da Anagni) presso la corte di Federico II, nipote del Barbarossa. Si ragionò di certo di viaggi verso Oriente, ma nell’occasione venne pure annunciato – concorde, anzi pronubo il Papa in persona - il fidanzamento dell’imperatore con Isabella/Jolanda, nipote di Corrado di Monferrato in quanto figlia di Maria, nata da Isabella d’Angiò e dallo stesso Corrado marchese di Monferrato. Venne il tempo di partire e Onorio III proclamò solennemente la spedizione per la Tessalonica, al comando del marchese Guglielmo VI. Si accavallavano preoccupazioni politiche e religiose ed era sempre forte l’interesse del Pontefice per la causa aleramica in Grecia, nella consapevolezza che le sorti dell'impero latino di Costantinopoli erano intimamente legate a quelle del regno aleramico tessalonicese. Nel 1225 i figli di Bonifacio sbarcarono sulle coste greche ma, causa una epidemia di dissenteria, l'esercito si disperse: Guglielmo morì sul posto mentre Demetrio fece rientro in Italia. Il regno svanito sarà comunque periodicamente rivendicato dai monferrini fin verso fine secolo. Ed è proprio al tramonto del ‘200 che ancora Anagni coinvolse indirettamente il Monferrato in occasione del trattato di pace sottoscritto i il 12 giugno 1295, fra Giacomo II di Aragona e Carlo II d'Angiò a seguito della contesa sull'eredità degli Hohenstaufen, grazie all’intervento del grande pontefice anagnino Bonifacio VIII. Contesa tutta di potere, ma le cronache trattano anche di uno sposalizio. In effetti nel 1290, a Giovanni I di Monferrato (ultimo marchese discendente di Aleramo) era stata promessa in sposa Bianca d’Angiò, figlia di Carlo II del quale l’aleramico era alleato. Le nozze sfumarono perchè in base al trattato il monferrino si vide scappar di mano la quindicenne Bianca, costretta a sposare Giacomo II re di Aragona. Un secolo dopo, pieno clima del cosiddetto scisma d’occidente, nato dopo il trasferimento della sede apostolica da Avignone a Roma, voluta da papa Gregorio XI nel 1377. Morto Gregorio, i cardinali elessero un prelato napoletano, arcivescovo di Bari, che assunse il nome di Urbano VI. Gli si fronteggiò l’antipapa Clemente VII. Poi sarà la volta di Bonifacio IX. E il Monferrato fu presente in questi anni nello scenario di Roma e Anagni con altre vicende…matrimoniali, per via di almeno due interventi del Papa come sponsor di nozze tra marchesi monferrini e nobili fanciulle di principati del Meridione. Alcuni nomi sono discordanti, ma è sicuro il loro peso anche nella drammatica emergenza scismatica. Uno dei protagonisti è di certo Giovanni III (marchese del Monferrato dal 1378 al 1381), uso bazzicare negli ambienti papali e cardinalizi che gravitavano su Anagni. E’ verosimile seguisse il cugino Ottone di Brunswick, suo tutore, quando questi nel luglio 1378 incontrò alcuni cardinali italiani a Tivoli ed Anagni per cercare di comporre le discordie fra papa Urbano VI ed i cardinali francesi che non ne avevano accettato l'elezione. Visti inutili i tentativi, la coppia Ottone-Giovanni passò al fianco dell’antipapa Clemente VII che, tra l’altro, nel gennaio 1379 favorì la firma di una tregua di due anni tra Monferrato e Visconti, sotto la garanzia del conte di Savoia Amedeo VI. Ma il Meridione sarà fatale per Giovanni, sempre al seguito di Ottone. Urbano VI non è ovviamente dalla loro parte e tifa per la Casa d’Angiò il cui esercito sconfigge ad Anagni, nel giugno 1381, le truppe comandate dal Brunswick e dal Paleologo. Poche settimane più tardi gli scontri si spostano a Napoli; Ottone è fatto prigioniero e tra i molti caduti vi è il marchese Giovanni. C’è motivo di pensare al gemellaggio Casale-Anagni? Che ne dite?

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