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Cerrina, scritte razziste contro sacerdote di colore

Italiani = caproni, svegliatevi!!! L’Italia agli italiani, fuori gli stranieri». Risale ad una settimana fa la scritta vandalica di carattere razzista che ha imbrattato una parete esterna del Santuario dell’Addolorata di Case Bolli, con chiara discriminazione nei confronti degli extracomunitari, che si è conclusa con un ignobile riferimento (subito cancellato) diretto al viceparroco di Cerrina don Désiré, sacerdote di colore di origine togolese. Il caso ha velocemente fatto il giro delle case fino a giungere ai giornali, tanto da portare il rettore del Santuario di Crea mons. Francesco Mancinelli a leggere, durante la celebrazione di domenici, una dichiarazione di solidarietà nei confronti del sacerdote di Cerrina e di sdegno nei confronti degli autori del fatto. «E’ con profonda indignazione che sento il dovere di coscienza di esprimere solidarietà mia personale e di tutta la comunità del Santuario di Crea al carissimo amico e confratello don Desirè, vicario parrocchiale di Cerrina, fatto oggetto di scritte ingiuriose di ignobile marca razzista per di più sulla parete della chiesetta del Santuario dell’Addolorata caro ai cerrinesi e al compianto parroco don Giuseppe Ferrando che ha voluto sistemare questa chiesetta e renderla per la comunità luogo di preghiera, oasi di pace e di fraternità cristiana. Il gesto, sia pur definito una ragazzata - aggiunge il rettore - rimane per noi carico di vergogna, di inciviltà e profondamente contrario alla fede cristiana alla quale ci vantiamo di appartenere. Queste scritte esprimono infinità stupidità e offendono tutti coloro che si sentono parte di un un’unica umanità uscita dalla mani di Dio. A don Desirè la stima, le scuse e il grazie per il suo ministero parrocchiale: un sacerdote africano... che è venuto ad aiutare la nostra chiesa diocesana». Disapprovazione e rabbia animano il cuore dei cerrinesi proprio in questo particolare momento di incertezza sulle sorti della parrocchia di Cerrina, ad una settimana dalla morte del canonico don Giuseppe Ferrando. Un gesto, ritenuto offensivo anche nei confronti di don Ferrando: proprio lui che per don Désiré ha sempre nutrito una stima ed un amore paterno. Amarezza e tristezza anche per don Désiré, «non tanto per l’espressione di una ragazzata di passaggio ma per la risonanza che la notizia ha assunto». Subentrare prima e succedere poi alla figura di don Ferrando, non sarebbe stata cosa semplice neppure per il più esperto e bravo dei sacerdoti, indipendentemente dal colore della carnagione. Dare continuità ad un’impostazione cresciuta e maturata in 59 anni di sacerdozio sempre nel segno dell’operosità continua, dell’impegno, del dovere, della serietà, dell’onestà e del rigore non è evidentemente cosa da poco. Eppure, il giovane sacerdote togolose, nella sua semplicità, umiltà ed originalità è stato capace di subentrare, in punta dei piedi e senza fare rumore, affinché quegli equilibri påotessero mantenersi, che i parrocchiani trovassero il giusto conforto e la necessaria continuità, e che le distanze culturali, fossero elementi costruttivi e di crescita e non di distacco ed indifferenza. Le messe domenicali continuano ad essere tra le più partecipate della Vicaria, così come pure la presenza dei numerosi chierichetti, l’attività di catechismo e di oratorio. Ed ora i cerrinesi, già duramente provati dalla perdita di don Ferrando, confidano nella sensibilità del vescovo Alceste Catella affinché il giovane sacerdote possa comunque continuare nella sua preziosa opera pastorale a Cerrina e che certi gesti deplorevoli non tornino più a verificarsi. '

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Miryam Belfiore

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