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  • 03 luglio 2026
  • Casale Monferrato

L'intervista

Mattia Bionda, tra i costumisti che hanno vinto l'Oscar per Frankenstein

Film diretto da Guillermo Del Toro

Mattia Bionda. Con la statuetta e il suo cane Marcello, detto Lello

Lo avevamo già contattato durante il lockdown. Lui è una delle eccellenze professionali monferrine che hanno trovato successo nel mondo del cinema. Parliamo di Mattia Bionda, sarto, tagliatore, costumista, che ha conquistato qualche mese fa un premio Oscar, sì la statuetta della Academy, per i migliori costumi nel film  Frankenstein, diretto da Guillermo Del Toro. L’annuncio, durante la Notte degli Oscar, è stato fatto addirittura da Anne Hathaway e Anna Wintour… Il team di costumisti era capitanato dalla grande Kate Hawley… E sbirciando sui social abbiamo scovato anche il “nostro” Mattia.

Assassinio sul Nilo, La Favorita, The Witcher, Il Trono di Spade, Loro, Ben Hur, Zoolander2 sono sono alcuni dei titoli che hanno coinvolto Mattia Bionda come sarto e tagliatore per i più grandi costumisti cinematografici. Mattia nasce a Casale da una famiglia di sarti da generazioni, dopo le scuole in città, completa la formazione all’istituto d’arte di Asti e poi al DAMS di Torino. Nel 2005 all’Accademia della Scala di Milano entra nel mondo del taglio teatrale. Un’esperienza che lo porta a lavorare negli 8 anni successivi alla Sartoria Tirelli di Roma, una delle più accreditate nell’ambiente cinematografico mondiale che lo metta a contatto con le grandi produzioni di Hollywood.

Prima di arrivare all’Oscar, ci racconti per cosa sta lavorando (se non è top secret).
Al momento sono a Belfast, sono arrivato ad aprile e tornerò a casa a fine agosto o inizio settembre. Sto lavorando a un film tratto da un romanzo storico con la stessa costumista con cui ho fatto Frankenstein, prodotto da Netflix, ma non posso dire nulla d’altro al momento, ogni contratto che firmiamo è coperto da NDA fino a che non ci viene permesso di rivelare qualcosa di più e di solito succede in concomitanza con l’inizio della commercializzazione.

Come fa a stare sempre aggiornato e a far lavorare la mente con nuove idee in testa, progetto dopo progetto?
Ogni progetto è differente, solitamente si inizia con vari meeting in presenza o meno dove si discute dello script e delle richieste di regia e le visioni del costumista. Normalmente a inizio produzione mi vengono presentate le ispirazioni dietro alla linea dello stile, con molti costumisti è una collaborazione continua, mentre con altri le richieste sono  molto più dirette e rifinite. Raramente riesco a staccare a lungo tra un progetto ed un altro e la cosa inizia a farsi sentire, non sono più così tanto giovane. Sono conosciuto nel settore per la mia preparazione nella storia della moda e del costume, e questo legato al fatto della tradizione sartoriale italiana, ha fatto sì che continui a lavorare a grandi progetti, la cosa mi rende molto fiero. 

Se le dico Kate Hawley e Guillermo del Toro… Che squadra ha trovato per “Frankenstein”?
Frankenstein è stato il progetto che mi ha impegnato di più, abbiamo iniziato la preparazione a Toronto nell’agosto 2023 dove siamo restati fino a giugno 2024 (abbiamo girato da aprile a giugno in Canada). A giugno ci siamo trasferiti in Scozia dove la produzione è continuata fino a fine settembre. Con la costumista Kate Hawley e la sua assistente Renee Fontana avevo già lavorato alla prima puntata della serie tv di HBO di Dune, con Kate si è creato un rapporto fantastico, siamo molto simili e c’è una forte sintonia. Su Frankenstein ho avuto il piacere di conoscere e iniziare la mia collaborazione con il tagliatore dei costumi da uomo Daniel Bihin di Parigi che penso sia il miglior tagliatore da uomo al mondo, siamo diventati ottimi amici.

Che “stile” avete mantenuto per ideare i costumi che sono diventati un premio Oscar?
Guillermo e Kate hanno lavorato per una visione dei costumi dal taglio storico accurato ma con una chiave di lettura più dark e dandy per gli uomini per rendere i caratteri ancora più eccentrici, mentre per l’attrice protagonista la chiave di lettura era rivolta a dimostrare le fragilità del personaggio incatenato nei rigori della società ottocentesca, abbiamo cosi enfatizzato i volumi delle crinoline e le strutture dei bustini e dei corpetti, utilizzando tessuti eterei e impalpabili.

La foto con il suo bassotto che “sorride” all’Oscar la porta a casa. Ha brindato con un buon Grignolino o condiviso Krumiri con la troupe? 
Devo essere sincero, a ogni inizio produzione porto una scatola di Krumiri, mi piace fare capire a alle persone con cui lavoro un po’ dei gusti e dei profumi delle mie origini.

Ha mai pensato a una serata casalese a tutto cinema (o teatro…)?
Mi piacerebbe condividere le mie esperienze, ma molte volte mi sembra di essere noioso ed egocentrico, in verità sono solo sempre fiero e soddisfatto di quello che faccio.

 


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