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'A Berlino c'era un lager dell'Amianto'. Sconcertante tesi di uno storico tedesco, che sarà presentata lunedì al Museo Neukölln nell'incontro «Eternit e lavori forzati»

Un campo di lavoro forzato dal 1942 al 1945 a Berlino riconducibile alla lavorazione dell'amianto e in particolare all'Eternit? È la tesi di cui si discuterà lunedì prossimo, 10 dicembre, al museo Neukölln nel corso di un incontro dal titolo «Eternit e lavori forzati» promosso nell'ambito della «5a settimana internazionale dei diritti umani» e che sembra destinata ad aggiunge un altro capitolo di orrore alla già drammatica vicenda dell'amianto. All'incontro prenderanno parte anche Bruno Pesce, coordinatore del Comitato vertenza amianto, l'avvocato del Comitato Sergio Bonetto, il segretario della Camera del lavoro di Casale Nicola Pondrano e una delegazione della Cgil regionale. L'incontro sarà l'occasione per la presentazione di un libro specificamente dedicato a questo argomento dallo storico Bernhard Bremberger. Il campo di lavoro sarebbe stato aperto, proprio a Berlino, negli anni tra il 1943 e il 1945 e al convegno dovrebbe partecipare anche una testimone, rintracciata dall'autore del libro. Lo storico avrebbe rintracciato documentazione relativa a un gruppo di lavoro di nome Rudow fondato con l'obiettivo di garantire il fabbisogno di personale alle imprese con prigionieri di guerra. L'eternit a quanto pare ne avrebbe fatto parte e avrebbe addirittura affittato un immobile a Berlino per la costruzione di un lager per i prigionieri. Un'altra pubblicazione che risale al 1990 elenca anche i numeri dei prigionieri: 100 nel 1942 e 263 l'anno successivo. Difficile ricostruire quali fossero le condizioni di vita, ma nello stesso museo di Neukölln è conservato un certificato di morte di un bimbo polacco appena nato subito deceduto, si presume, per carenza di cibo. «Preziose informazioni potrebbero pertanto essere fornite dalla testimone ucraina ritrovata dall'autore del libro, che aveva lavorato in un campo di lavoro forzato insieme a italiani, altri ucraini e polacchi», sottolinea Bruno Pesce. Il viaggio a Berlino sarà anche l'occasione per instaurare un rapporto con l'amministrazione locale e il responsabile nazionale dell'Inca dei lavoratori italiani all'estero e in particolare in Germania. «Intendiamo reperire documentazione storica sia dal punto di vista medico, sia dal punto di vista delle testimonianze», sottolinea a sua volta Pondrano. Da metà degli anni '30 si sapeva - ricorda Pondrano - che l'amianto era cancerogeno e dannoso per la salute. Alla testimone - dice il sindacalista - fu diagnosticata la prima asbestosi nel 1946, «asbestosi causata da una esposizione professionale che si sviluppò in quel periodo che va dal '41 al '45 proprio nei campi di lavoro», dice Pondrano. «Cercheremo inoltre di ampliare il gruppo internazionale per creare una collaborazione europea sulla vertenza legale. Per questo incontreremo un legale dell'INCA-CGIL Germania per creare un coordinamento - perlomeno europeo - di tutti i Paesi in cui si trovavano stabilimenti dell'Eternit». Nella foto una donna ucraina sopravvissuta al campo di lavoro che porterà la propria testimonianza al convegno.

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Barbara Marini

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