Articolo »
Intervista
L'attore Fabio Fazi: «Nel film tv su Carlo Acutis recito il ruolo di un ex maratoneta»
Andrà in onda su Canale 5
L'attore casalese Fabio Fazi sarà tra i protagonisti della fiction in onda in autunno su Canale 5 “Il mio nome è Carlo”, dedicata alla figura di Carlo Acutis, divenuto santo nel 2025.
Fazi interpreterà Eugenio, un ex maratoneta che, in seguito ad un incidente, è diventato paraplegico. L’attore casalese si forma all’Accademia del Ribaldo, per poi culminare in un’esperienza irripetibile sotto la guida del Premio Nobel Dario Fo.
Per oltre un decennio, la sua voce è stata una presenza costante nell’etere attraverso Radio Mondo, evolvendosi poi nella scrittura comica per i principali circuiti radiofonici nazionali. Ma la sua versatilità non si ferma alla parola: Fabio ha saputo calcare le piazze italiane portando in scena l’eleganza di George Gershwin insieme a mostri sacri del jazz come Nando De Luca e Lino Patruno. Questa spinta creativa lo ha portato, nel 2000, a fondare il Teatro della Nebbia, insieme a Lara Miceli e Gigi Rossi. Ha partecipato ad altri film come “Anni Felici” di Daniele Luchetti “Mare Fuori” e “Non Uccidere”, fino al ruolo da protagonista nel film “Te Absolvo”. Curiosità, è anche la voce guida dei visitatori tra le sale del Museo Civico di Casale Monferrato.
Fabio, sarai tra i protagonisti del film TV “Il mio nome è Carlo”, dedicato alla figura di Carlo Acutis (girato tra Milano e Assisi). Cosa ti ha spinto ad accettare il ruolo di Eugenio e cosa hai provato quando hai letto la sceneggiatura per la prima volta?
Beh, voglio chiarire che è un ruolo piccolo, però è una parte “vera”. Dopo due provini online, il regista ha voluto incontrarmi personalmente perché voleva essere certo che aderissi alla sua idea del personaggio. Ne abbiamo parlato, mi ha fatto nuovamente provare e quindi mi ha confermato subito la parte consegnandomi il copione. Ho letto la sceneggiatura d’un fiato e, già sulla carta, l’ho trovata estremamente emozionante…
Nel film, il tuo personaggio vive una sorta di rinascita grazie all’incontro con Carlo. Senza svelare troppo, com’è stato recitare quel momento?
Secondo il disegno del regista, il mio è un personaggio che si deve esprimere principalmente con gli sguardi, quindi il mio impegno è stato quello di trasmettere con le espressioni e la mimica, la solitudine e la rabbia di un uomo che è stato uno sportivo professionista e che un incidente ha costretto su una sedia a rotelle privandolo della voglia di vivere, fino all’incontro con Carlo…
La regia è affidata a Giacomo Campiotti, un maestro nel raccontare il coraggio e la fragilità dei giovani. Com’è stato essere diretti da lui in questa storia così spirituale?
Le aspettative su questo film sono molte visto che Pier Silvio Berlusconi lo ha fortemente voluto e forse anche per questo Giacomo era molto rigoroso e severo, ma lavorare con lui è facile perché lascia una grande libertà agli attori: addirittura spesso ci ha chiesto di improvvisare, costruendo o rivedendo la scena tutti insieme prima di girare…
Hai lavorato con Samuele Carrino (“Il ragazzo dai pantaloni rosa”), Lucia Mascino e Flavio Parenti. Che energia si respirava sul set?
So che può sembrare una frase fatta, ma era davvero un ambiente sereno. Certo, sul set eravamo molto concentrati anche perché si raccontava una storia decisamente forte, col valore aggiunto che abbiamo girato nei luoghi veri di Carlo Acutis e questo ha trasmesso ancora più emozione; poi però, nelle pause, piuttosto che in albergo, abbiamo riso e scherzato tanto. E agli attori che hai citato devo aggiungere Nicky Passarella, una influencer molto conosciuta sui social che aveva già girato con Campiotti “La ricetta della felicità” e che, secondo me, è stata molto brava.
Carlo Acutis è diventato Santo proprio nel 2025. Secondo te, perché la sua storia è così potente ancora oggi e cosa può insegnare?
Forse perché, in tempi così cinici e violenti, si sente più forte il bisogno di spiritualità e pensare a Carlo, un ragazzo così giovane che nella sua breve vita si è dedicato con gioia al prossimo, ci tranquillizza facendoci riconciliare col mondo, e ci induce a credere che c’è ancora speranza.
Profili monferrini
Questa settimana su "Il Monferrato"







