Per chi fa ricerca storica, non di rado l’esigenza fondamentale della documentazione si trasforma in difficoltà. Senza carte, senza date, senza testimonianze non si fa la storia, al massimo si raccontano le favolette, i “si dice” ed i “parrebbe”.
Quella che in dialetto si definiscono “cuntul’e”. E talvolta è più agevole avere notizie certe di tanti secoli addietro, piuttosto che degli ultimi cento anni (oggi poi, con l’informatica, tutto virtuale, poca carta).
Me ne sono accorto scrivendo la breve storia di Morano sul Po, “TRAPOeLINO”. Nel palazzo comunale restano ben poche carte del passato (eppure dovrebbero esserci state, forse chi vi ha messo mano…!). Ancor peggio in quello parrocchiale, falcidiato da due alluvioni, e del quale in Curia restano solo i resoconti delle antiche visite pastorali. Idem per la storia dei marchesi Mossi (finita di mettere insieme in bozza) dei quali quasi nulla resta nell’archivio della parrocchia di Robella, dove avevano un gran bel palazzo (ci sarebbero lapidi utili, con date dei Mossi, nella chiesa di Torrione di Costanzana, ma è privata, off limits, al pari dell’abbandonato Camposanto con le sepolture dei Pallavicino-Mossi).
A Morano esiste però una curiosa storia scritta nelle date, l’anno e spesso anche giorno e mese. Incise in ogni dove, sui muri, sui tombini, sulle travi. Con tanta pazienza e ammirevole curiosità storica, guardando in alto o sulle travi dei soffitti, le sta raccogliendo in immagini Pietro Corbellaro, insegnante come lo fu il papà, che nel tempo libero da sfogo al proprio amore per la vicenda moranese.
E per fortuna la storia locale interessa ancora a qualcuno!
Il top, una pietra angolare sulla facciata della parrocchiale, datata 1530. Rappresenta uno dei momenti di fondazione del tempio, iniziato a fine ‘400 e consacrato mezzo secolo più tardi.
Si prosegue con il ‘700. Nell’area storica di fianco alla chiesa, ecco un 1766 graffito in via Cavour (“burgrat”) ed un 1762 in via Emanuel verso il ricreatorio.
Nel “verde”, le prime case del vecchio paese, verso Casale, un 1769.
La più misteriosa, un 1739 inciso sul tombino di un cunicolo, proprio nel cortile di casa Corbellaro: ad essere talpe ci sarebbe forse da scoprire sottoterra qualcosa di interessante, considerato che si tratta dell’area del vecchio castello, soggetto nei decenni precedenti a scorrerie di soldatesche straniere, dai Francesi, agli Spagnoli, senza dimenticare i sabaudi.
In più muri si vedono le testimonianze di una famiglia di graffitari ante litteram, i Messaglia, probabilmente muratori per generazioni, che laddove alzano o riparano muri lasciano sull’arricciatura testimonianze dell’epoca: 1709, 1758, 1799. Il tutto accompagnato dalla firma “Mesalia” e da volti stilizzati.
Dello stesso secolo un’incisione su trave nella cascina Ghiaio, oggi Florida: “Evasius Fassati fecit 1783”, segno della famiglia che all’epoca, con i fratelli Evasio Ottaviano e Baldassarre teneva il feudo di Coniolo, in comproprietà con i Sannazzaro.
Per il secolo successivo, Pietro Corbellaro ha riscoperto ancora un Messaglia del 1864 in via Magenta. Quindi 1863 e 1880 nel campanile della parrocchiale, laddove la prima data corrisponde agli anni nei quali furono realizzati i grandi affreschi all’interno della chiesa.
Sul portico del palazzo comunale un 1839 che ricorda i lavori di sistemazione a municipio, dopo l’acquisto dell’immobile dalla famiglia Finazzi (peraltro è anche l’anno di una delle tante, pesanti alluvioni, con tutto il paese allagato). Nella vicina via Marconi, 1829 e 1869.
Alcune sono recenti, comunque utile testimonianza: il 1910 composto a mosaico all’ingresso del Ricreatorio segna l’anno di costruzione; un 1915 scritto a matita sulla porta della riseria in viale Stazione e seguito dalla specificazione che “il 2 giugno si comprò il poledro morello col baio”; un 1929 (anno dell’ingresso del nuovo parroco don Felice Mellana) sul restaurato affresco nella volta della sacrestia in S.Giovanni Battista.
Infine un 1939 “anno XVII Era Fascista” sul muro di contenimento della roggia tra la cascina Madonna e la chiesa della Madonna del Ceppo; è segno dei lavori di restauro compiuti nel 1938-39 alla statua lignea della Madonna e al residuo pilone dell’ultima stazione della Via Crucis (oggi purtroppo inglobato nella proprietà venduta illo tempore ai privati, che oltre alla vecchia casa del romita comprende forse anche il campanile, tra l’altro in pessimo stato di conservazione e a rischio di cadute sull’abside della chiesa!).
Vien da dire: bravo Pietro, ottimo lavoro!
FOTO. Graffito in via Magenta e scritta sul portoncino della riseria