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Le lapidi di Mirabello trascritte dal prof. Musso

“Ai Cappuccini mi portai in compagnia del maestro Sapelli, insegnante che conta ormai ben 35 anni di lodevolissimo servizio, con uno stipendio, da non dirsi; e che, se non avesse questi qualche cosetta del proprio, la Nazione mostrerebbegli la sua gratitudine mandandolo a morire… dove l’Italia manda a finire i loro giorni i tre quarti dei maestri primarii”. Così scriveva nel 1877 il misuratore metrico Giuseppe Niccolini in “A zonzo per il Circondario di Casale Monferrato”. E poi aggiungeva: “Al convento dei Cappuccini di Mirabello abitano presentemente il becchino e l’agricoltore Desiderio Garavello”. La chiesa campestre della Madonna della Neve sorge alla periferia del paese di Mirabello, come ricorda Carlo Aletto nel volume su “Le chiese extraurbane della Diocesi di Casale Monferrato. Repertorio storico-bibliografico degli edifici di culto (San Salvatore Monferrato, 2006). “Edificio eretto nel 1659, ampliato nel 1683 con le due cappelle laterali e nel 1686 con la costruzione della piccola sacrestia sul lato sinistro del coro. Era custodita da un romito. Nel 1823 il parroco don Francesco Barbanotti cedette alla chiesa un terreno adiacente appartenente al beneficio parrocchiale. Nel 1825 don Desiderio Garavello fece edificare sul predetto terreno unito ad un podere di sua proprietà un convento donato nello stesso anno ai Padri Cappuccini, ai quali contemporaneamente il comune di Mirabello lasciò anche la chiesa con un piccolo fabbricato e un orto. Nel 1833 nel convento risiedevano cinque sacerdoti, due laici, un terziario e il romita. Nel 1872, dopo la soppressione del convento del 1866, chiesa, orto ed ex convento passarono in parte al comune e in parte agli eredi del fondatore don Garavello”. Nella chiesa, oggi di proprietà del comune, è presente una lapide che ricorda la visita di don Giovanni Bosco che la mattina del 15 ottobre 1861, ospite coi suoi cento ragazzi dei padri Cappuccini che misero chiesa e convento a disposizione dei giovani e della folta schiera di Don tanta gente del paese. Pochi anni dopo la memorabile passeggiata autunnale, le leggi di soppressione (1867) determinarono la chiusura del convento francescano, fondato accanto all’antica chiesetta da padre Ambrogio da Mirabello (don Desiderio Garavelli) nel 1825 e poi ampliato negli anni successivi fino ad ospitare una dozzina di religiosi, tra sacerdoti e fratelli laici. Don Bosco fece ritorno alla chiesetta campestre della Madonna della Neve nel 1870, quando ormai le leggi di soppressione (1867) avevano determinato la chiusura del convento francescano, e a ricordo della sua visita si conserva in sacrestia la pianeta giallo-oro dal futuro santo in occasione della messa celebrata a Mirabello. Dionigi Roggero La segnalazione di Aletto (l.a.) - E’ il dottor Carlo Aletto, cardiologo e storico casalese, a segnalarci l’esistenza di una curiosa collezione di lapidi nei pressi di Madonna della Neve di Mirabello. La raggiungiamo (la prima volta sbagliamo strada) grazie anche alle indicazioni di un erede di don Piero Ricaldone che alla periferia del paese sta mettendo a posto la cancellata. A fianco della chiesetta (diamo prima una occhiata all'interno agli ex voto) entriamo alla “Scuderia della Maria” di Cascina Convento della famiglia Giarola-Zaio, complesso comprato nel 2001 dai fratelli Oberbizer di Genova. Le nostre lapidi sono in parte ancorate a un muro laterale e in parte interrate attorno a un altarino (è l'immagine otto della gallery allegata). Le fotografiamo (dopo una parziale ripulita, ma si può far meglio) per il nostro esperto prof. Olimpio Musso da Colle val d'Elsa. E dopo lungo studio ecco una esauriente risposta da pubblicazione (non solo da bisettimanale, fossi il Comune di Mirabello farei un estratto...). La trascrizione di Olimpio Musso Come tutte le collezioni, anche la raccolta di Mirabello crea numerosi problemi. Ci si chiede la provenienza dei pezzi, che spesso il collezionista lascia volutamente nell’ombra, tanto più fitta quando, scomparso il fondatore, la raccolta passa di mano senza lasciare documenti che la riguardano. Questo pare sia il caso del lapidario di Mirabello. Per far luce sulla provenienza dei singoli pezzi bisogna analizzare le lapidi inscritte. Nel nostro caso sono la maggioranza. Cominciando dalla più antica,troviamo un’epigrafe romana completa risalente al primo sec. d.C. (come giudica Anna Cafissi dell’Università di Firenze). Il testo suona: A(GENS) G(RATIAS) INGENVAE GALLIAE IDAE CAEPI(O). Si tratta di un rendimento di grazie a una nata libera (ingenua) che si chiamava Gallia Ida da parte di Cepione,un rappresentante di una nota famiglia etrusca,citata da Cicerone.La provenienza è ignota,ma non è sicuro che sia locale. Dove l’avrà presa Mister X? XX Die in tempore Della partita forse quella che segue, medievale, è la più problematica. A giudicare dalla scrittura appartiene al XIV secolo. Frammentaria com’è non offre indizi certi sulla sua natura: che cos’è? La prima riga a sinistra è amletica: una data (XX DIE IN TEMPORE) o no? La croce greca che segue indurrebbe a supporre che la lapide sia funeraria:ma di chi? Di un certo Primo,anche (oltre a chi?), padre, valoroso (INCLITI) tra i valorosi (INCLITIS) oppure si deve intendere come “primo”? La O che segue TIS potrebbe essere integrata con OBIT (morì). Ma non sarà troppa fantasia? Al centro c’è uno stemma,assai eroso. A chi apparteneva? Ci arrendiamo. Sono troppi i punti interrogativi. L’unica cosa certa è che la lapide,di marmo e in bellissima scrittura, doveva far riferimento a un personaggio ragguardevole, come denota lo stemma incluso. 1668: la monaca oblata In ordine cronologico una iscrizione del 1668 e vuole commemorare una monaca oblata all’ordine degli Olivetani,il cui operato nella sostanza ne aveva fatto una esemplare monaca di quell’ordine. La prima riga è costituita da huius monasterij, di questo monastero: ma non viene detto il suo nome. Doveva però trovarsi nelle vicinanze di un monastero olivetano, così come lo è il monastero di San Nazario situato nei pressi di Monte Oliveto Maggiore. Viene tralasciato,non si sa perché e vorremmo saperlo,il nome della santa donna che aveva brillato nella sua vita per la sua angelica purezza (vivens angelicae puritatis effulsit) e per la sua munificenza (fudit munificentiam: era una benefattrice?). Strano: voleva l’anonimato? Un’altra stravaganza: il nome. Va notato che monaca viene dato con questo stesso termine, ma in greco con caratteri latini: monastichèn; perché? Bisogna giustificare l’uso,ma non sappiamo come. I monaci, patres, impatientes silentij (non tollerando il silenzio) consecrabant aeternitati beneficium (consacravano all’eternità il beneficio: ricevuto dalla monaca ?). Occimiano e Terranova L’iscrizione qui riportata per quanto frammentaria (manca una grossa parte a sinistra e non sappiamo quanto a destra (peccato!), è un importante documento di diritto e riguarda la nostra zona,cioè il Monferrato. Sono infatti citati all’inizio i nomi di Occimiano e di Terranova: comes Occimiani Ioannes Iachobi comes TereNove Ca, forse da integrare Casalis in quanto non esiste nessun conte di Terranova che si chiamasse con un nome cominciante per Ca, cioè Carolus. Si veda M. Cavagnolo-G.Martinotti (compianto, scomparso da poco),Terranova nelle vicende storiche del Monferrato-Quarto centenario della fondazione, Casale 1988, pp. 65-66. Che documento è? Si tratta di una carta lapidaria nella quale si riafferma il diritto di giuspatronato da parte delle due casate nobili sopra citate,cioè un diritto concesso su un altare di una chiesa ( quale sia nel nostro caso non è dato sapere a causa delle lacune) ad una famiglia,che si faceva carico di donare soldi e beni immobili dai quali l’altare e chi li gestiva traeva rendite. Viene citato il papa Paolo, evidentemente Paolo V, Camillo Borghese (1605-1621) che aveva ribadito alle due famiglie il giuspatronato, acquisito nel 1596. Viene citato poi l’arcivescovo di Genova, di cui non è rimasto il nome,ma che certo veniva citato (doveva trattarsi di uno Spinola, forse Orazio, fatto cardinale dal papa citato nel 1606). La presenza di un notaio, Ulfino, è significativa. Alla penultima riga c’è la data 5 ottobre 1607 e la citazione di una sentenza,che doveva ribadire il diritto storico delle famiglie citate sull’altare di una chiesa (i conti di Terranova, i Biglione, risalgono come tali al Settecento; bisognerebbe fare una ricerca sui conti di Occimiano). Quale? Si cita un monasterium, ma sulla identificazione del quale (Lucedio?) possiamo solo far congetture. Il testo dell’iscrizione: M(EMORIA) S(ACRA) COM OCCIMIANI IO IOACHI COM TERENOVE CA[SALIS / LIVM F CHORVM HVNC CVM TIBVRIO ARA MAIORI SITV / BSTINENTE TIBVRIVM A PARTE ANTERIORI ARE MAIORIS A / VRIBVS ET REBVS AD CHORVM TIBVRIVM SITV ARA MAIOR / SVLTATE IN EODEM CHORO ET SITV SEV SOLO TIBVRIO SEPVL / IBVS SVIS C[ONVI]VENDI ET ERIGENDI PRO SE ET SVCCESSORIBVS SVIS A / MON]ASTERII [TI]TVLO IVRIS PATRONATVS ACQVISIVIT MDXCVI XXX / IVM VLFINVM NOTARIVM TABVLIS CONFECTIS QVAS SANCTISS D D PAVLV / DICTIS EIDEM ANTONIO SVISQVE SVCCESSORIBVS IN [PATR]ONATVS A / N…..CEDENS....MAVI. LITTERARVM APOSTOLICARVM DATARVM / KAL IVN PONTIF SVI ANNI I VICARIO GENERALI ARCHIEPS GENV / I SVSCEPTIS APOSTOLICIS LITTERIS EX AVTORITATE SIBI DEI / SINGVLORVM SVPRADICTORVM DOMINOS ET PATRONOS IVM / S LATA SENTENTIA DIE V OCTOBR M.D CVII PER EVNDEM / RIUM PVBLICATA SOLENNI IVDICIO PRONVNTIAV[IT Iscrizione del 1846 Un’altra iscrizione presenta un problema pare irrisolvibile. Risale al 1846, anno in cui si procedette da qualche parte a restaurare un secolo dopo un monumento (quale?) MAGNAE GLORIAE (di grande gloria) VETVSTATE DETRITVM (usurato dal tempo). Testo MDCCCXLVI/ M]AGNAE GLORIAE MONVMENTVM / VETVSTATE DETRITVM / REVOLVTO SAECVLO /AES ASSERVANDVM CVRABANT / Q]VID MEMORET PRODIT ANNVS / MDCCXLVI Ultima sorpresa La raccolta comprende infine, oltre a pezzi di monumenti non inscritti, alcune iscrizioni su architravi di portali funerari : uno recita SEP(ULCRVM) SABIONIS ARLOTI (questo nome si ritrova a Grazzano); altri sono di natura celebrativa. Ma… c’è una sorpresa. Uno di questi architravi ci porta in epoca contemporanea, precisamente al 1923: Siamo stupiti nel leggere il nome del Duce: “Nell’anno della Milizia del Duce”, che è il 1923, in cui venne fondata la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale agli ordini di Mussolini In certo qual senso l ciclo delle iscrizioni del lapidario si conclude: Da Roma alla Marcia su Roma. Olimpio Musso