«Palazzo Vitta deve restare patrimonio pubblico»: l'appello parte dal Comune
di Massimiliano Francia
«Palazzo Vitta deve restare al patrimonio pubblico, nella prospettiva di creare una galleria di arte moderna e una sede per fare mostre di grande livello».
È l’auspicio dell’assessore alla Cultura Riccardo Calvo che sottolinea che a Casale manca uno spazio adeguato ad allestire eventi di questo tipo e che il pregio dell’edificio impone una riflessione, «perché trasformare Palazzo Vitta in un condominio sarebbe una sconfitta».
Calvo rivolge perciò un appello alla Provincia e alla Regione e ritiene che l’acquisto possa essere attuato anche con il coinvolgimento delle fondazioni, evidenziando che il complesso Trevigi rappresenta «una delle testimonianze più importanti dell’architettura e dell’arte rinascimentale in Piemonte. Il sindaco - dice Calvo - porterà tale istanza a Palazzo Monferrato».
La variazione di destinazione d’uso di Palazzo Vitta è uno dei punti su cui in Comune si sta discutendo per preparare una variante regionale al PRG, dopo quella provinciale approvata mercoledì scorso dal Consiglio comunale con 19 voti a favore e 9 contrari.
La questione di Palazzo Vitta rappresenta solo uno dei punti della variante, di cui l’assessore all’Urbanistica Riccardo Coppo ha parlato recentemente in giunta.
Palazzo Vitta - che in passato ospitava la biblioteca civica- è attualmente un edificio di interesse generale con una destinazione di fatto pubblica e non residenziale com’era l’intero Trevisio.
Per venderlo a prezzo di mercato occorre abbia una destinazione che lo rende appetibile e così, data la richiesta venuta dall’ente (di finalità pubblica, sottolinea Coppo)che vuole procedere con la trasformazione patrimoniale pare «corretto fare una variante che lo valorizzi prima che sia messo all’asta. Ma la cosa non è in contrasto con la proposta di mantenerlo al patrimonio pubblico e se Provincia o Regione dovessero orientarsi in tal senso se ne prenderà atto e cadrà l’attuale indirizzo».
All’ex Politeama
altre abitazioni
Altro punto all’ordine del giorno è l’ex Politeama che si pensa di trasformare in residenziale: «Siamo nel centro storico e recuperare i fabbricati per tenere popolazione nel centro è una operazione urbanisticamente auspicabile perché è molto meglio far vivere la gente nel tessuto sociale della città che nelle periferie».
Il Politeama - evidenzia Coppo - «è in disuso da anni e poco significa che la proprietà sia la stessa di Santa Croce».
Secondo Coppo gli iter per le due questioni devono essere mantenuti separati: «Ragioniamo sugli edifici e non sulle proprietà. Per Santa Croce c’è stato un mancato adempimento della Degiocase in quanto la ditta non ha realizzato interventi nella parte pubblica sostenendo di avere però svolto lavori non previsti in quella in comodato».
Per evitare una discussione a vuoto, dice Coppo, «era importante avere una perizia con le cifre da parte di un tecnico e pertanto è stato incaricato dai lavori Pubblici un ingegnere che ha consegnato la perizia un mese fa e che è ora in corso di valutazione. Oggi ci sono perciò gli elementi per negoziare e auspicare che si raggiunga una transazione definitiva», spiega Coppo.
La questione, ritiene Coppo sarà probabilmente chiusa prima della variante.
Per quanto riguarda l’ex carcere di via Leardi da alcuni anni la nuova proprietà - l’imprenditore Fabio Pierotti Cei, originario di Cella Monte e residente a Milano - aveva chiesto la variante per la trasformazione in residenziale (cosa già avvenuta in parte, per quanto riguarda l’alloggio del custode).
Polo di formazione
alla Baronino?
Nella variante è stato inserito anche l’ex Cova Adaglio; il Comune intende procedere alla alienazione e anche in questo caso «serve una destinazione congrua in quanto attualmente è un’area per servizi utilizzata per attività scolastiche.
Per cui si farà la variante - dice Coppo - ma non sarà venduto «senza avere dato una soluzione allo IAL, che fa formazione ma ha anche un ruolo sociale di notevole rilevanza».
Una ipotesi potrebbe potrebbe essere quella di spostare lo IAL alla Baronino dove già trova sede il For.Al. con la prospettiva di realizzare un vero e proprio polo per la formazione.
Infine, per quanto riguarda il Molinetto «ci sono stalle abbandonate da dieci anni in una area di trasformazione che si trova ai confini con area produttiva di Villanova e che potrebbe essere variata pertanto - conclude Coppo - da agricola a produttiva».