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  • 24 maggio 2012
  • Milano

La sezione di Occimiano della "Don Milani" premiata per il museo "vite contadine"

Martedì scorso a Villa Necchi Campiglio, nel centro di Milano, la classe 1a B, sezione di Occimiano, dell’Istituto comprensivo “Don Milani” retto dal preside Roberto Viale, accompagnata dall’insegnante e referente del progetto Sara Faroni, è stata premiata per il museo di vita contadina realizzato nella scuola nell’ambito del concorso “Io Museo, e tu?”, voluto dal Fondo Ambiente Italiano (FAI) per realizzare un grande museo diffuso d’Italia, partendo dai propri luoghi del cuore attraverso una rete di scuole anche molto distanti. La classe ha ricevuto il premio Intesa Sanpaolo nella sezione speciale dedicata al gemellaggio con la classe 3a B dell’Istituto comprensivo “Padre Pio da Pietrelcina” di Misterbianco (Catania). “L’adesione al concorso - ci dice Sara Faroni - è nata dalla volontà di proporre ai miei alunni un’attività didattica un po’ diversa da quelle consuete e in grado di coinvolgere diverse competenze (storiche, geografiche, pratiche, organizzative, progettuali) come quella di allestire dal nulla un museo di oggetti. L’idea che questo museo entrasse a far parte di una ‘rete’ italiana di musei si collegava inoltre al programma di geografia di quest’anno, che prevede di studiare l’Italia, approfondendone le specificità regionali; un altro motivo di interesse era la possibilità di gemellarsi con una classe lontana”. E poi aggiunge: “Trattandosi di una classe prima, ho scelto di farla lavorare su una risorsa del territorio con cui avesse familiarità e facile accesso: gli oggetti antichi di provenienza monferrina e i racconti dei nonni. L’idea di fondo era che i miei alunni, raccogliendo oggetti di famiglia e ascoltando la voce dei nonni, si facessero un’idea più chiara di come la vita di ‘una volta’ fosse profondamente diversa, soprattutto per ragazzi che avevano la loro età. Il nome dialettale del museo, ‘Iera na vòta’, tradisce il mio intento di fare del progetto anche un’occasione per una riflessione sulla storia e l’uso della ‘nostra’ lingua locale. Ho pensato dunque il museo come ‘archivio della memoria’ della vita nel basso Monferrato che parlasse attraverso gli oggetti e i racconti di chi quegli utensili li ha ancora visti usare. L’intento era quello di preservare il ricordo dei gesti della vita quotidiana e in particolare contadina: dare corpo (oggetti) e voce (interviste) a un mondo ormai quasi del tutto scomparso. Fondamentale per capire il senso del museo, il sottotitolo “gli oggetti raccontano” che evocano i riti della vita contadina, faticosi ma anche scanditi da momenti di vita comunitaria all’interno di famiglie e paesi (uno per tutti: la vendemmia); il valore dell’impegno e dell’onestà, il rapporto più stretto con la natura, quindi con la vita e con la morte”. Al di là dell’importante premio, resta un legame stretto tra Piemonte e Sicilia, separati dal dialetto, ma uniti dai frequenti contatti via mail e dalla presenza costante della scuola alle manifestazioni palermitane legate alla “Nave della legalità” in ricordo di Falcone e Borsellino. Del resto Maria Falcone è cittadina onoraria di Occimiano.

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Barbara Corino

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