Framar: centomila euro da restituire. I sindaci: "E' una beffa"
di Chiara Cane
«Ha il sapore della beffa», recitano i sindaci della Val Cerrina rispetto al contenuto della alla recente lettera che Finpiemonte, società finanziaria di cui la Regione Piemonte è socio di riferimento, ha inoltrato alla società Framar per richiedere la restituzione di 100.000 euro riferiti ad un contributo comunitario (Docup), erogato nel luglio 2003 inerente ad un programma di sviluppo del commercio estero. Una posizione che ha sconcertato ed accresciuto la contrarietà di molti amministratori pubblici e consiglieri eletti del territorio, rispetto alla «continua assenza di attenzione da parte della Regione Piemonte», malgrado il «forse demagogico» atteggiamento di sensibilità manifestato durante la campagna elettorale e, negli incontri con le maestranze dello stabilimento Patelec precedenti la cessione. Una posizione, quella della Regione Piemonte e del suo presidente Mercedes Bresso che, a detta di molti, «ha dell’incredibile».
Ma la arzigogolata vicenda «Framar-Docup» comincia molto prima. Nel 2001 la società del cavallino alato partecipa ad un bando di concorso finanziabile al 50% con fondi comunitari fino ad un massimo di 100.000 euro, per lo sviluppo del commercio estero attuabile attraverso ad una serie di iniziative rientranti all’interno di un programma di investimenti tra cui: la partecipazione a fiere internazionali e le emissioni commerciali. Ad inizio 2003, una società incaricata dalla Finpiemonte effettua un sopralluogo per raccogliere informazioni e rendicontare l’impegno assolto da Framar. Subito dopo a Framar viene confermato il diritto di usufruire del contributo comunitario che gli viene erogato nel luglio del 2003 per impegni ottemperati. Negli anni successivi, sempre Finpiemonte, svolge un monitoraggio generale sui beneficiari del contributo comunitario e riscontra una variazione degli indicatori prefissati per gli aventi diritto ai contributi, ovvero rileva un decremento dei livelli occupazionali e del fatturato ma, non vengono fatte comunicazioni. Nel frattempo, un analogo programma di investimento viene riformulato ed accettato. Tutto tace fino al novembre 2007, quando alla nuova proprietà Framar giunge una inaspettata richiesta di restituzione del contributo in quanto «sono venuti a mancare i requisiti di accessibilità» reciterebbe il testo. Pronta la risposta da parte dei consulenti Framar per sottoporre all’attenzione di Finpiemonte e della Regione Piemonte assessorato Direzione Industria, le motivazioni tecniche secondo le quali, a detta di Framar, i requisiti non erano venuti a mancare oltre che «l’illogicità di fondo nell’andare a penalizzare un’azienda già in difficoltà».
Tentativo rilevatosi inutile stante l’ultima lettera pervenuta nelle scorse settimane a Framar che cita «preso atto delle vostre dichiarazioni, rimaniamo nella nostra posizione».
Posizione irremovibile dunque per Finpiemonte (organo tecnico) e per Regione Piemonte (parte politica), malgrado le sollecitazioni ad una riconsiderazione, inoltrate anche dall’assessore provinciale al lavoro Domenico Priora, sollecitazioni rispetto alle quali lo stesso Priora non avrebbe mai ricevuto riscontro. Delusione e contrarietà dunque, i sentimenti che animano la protesta degli amministratori del territorio nei confronti del presidente della Regione Presso e dell’assessore alle attività produttive Paolo Peveraro.
Una posizione che prende forma nella lettera dei sindaci della Valcerrina inoltrata in Regione nei giorni scorsi che precisa: «pur restando nell’assoluto rispetto per il lavoro dei tecnici, siamo convinti che questa rigida applicazione della normativa potrebbe portare forzatamente l’azienda alla decisione di procedere alla chiusura con la conseguente perdita di una ulteriore novantina di posti di lavoro in una zona già fortemente provata con la crisi Patelec».
Insomma, pur rispettando la normativa, gli amministratori hanno motivo di ritenere che anche la Regione Piemonte, in base ad un criterio di sussidiarietà, per altro già intrapreso dal Comune di Mombello con il congelamento di un credito Framar e, dalla Provincia di Alessandria che si è fatta carico degli oneri finanziari e gestionali per la redazione di progetti di ricollocazione, possa diversamente intervenire sulla vicenda, tanto più che Finpiemonte avrebbe recentemente confermato l’intenzione di erogare un secondo contributo comunitario a fronte del programma di investimento presentato nel 2004 ma a condizione che venga restituito quello erogato nel 2003.
Nel frattempo permangono tra i lavoratori Framar e la cittadinanza, i dubbi sulle sorti aziendali, in assenza di un piano industriale che tarda a manifestarsi attraverso le intenzioni del socio di maggioranza Renzo Bruni, mentre aumenta la convinzione, oramai divenuta certezza, che non vi siano le prospettive per far rientrare i lavoratori dalla cassa, ovvero che la società resterà per il prossimo futuro, posizionata su un volume produttivo ridotto che, «potrebbe essere il livello stabile di equilibrio» è stato detto.