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I ricordi monferrini di Mario Rigoni Stern

Mario Rigoni Stern, un nome che parla da sé, al quale non occorrerebbe aggiungere altro per evitare di snaturare il miglior ricordo della persona come lui stesso, umilmente, avrebbe certamente voluto. Si è così spento in silenzio, la settimana scorsa, uno dei più grandi scrittori italiani, medaglia d'argento al valor militare, mentre la notizia è stata diramata solamente dopo le esequie secondo la sua precisa volontà, in linea con il suo modo di essere, di agire e di pensare. Nato ad Asiago nel 1921, Mario Rigoni Stern, ha sempre mantenuto le caratteristiche legate alla sua natura di montanaro schietto, dalla grande umanità che, sia nella vita sia nelle sue opere letterarie, ha sempre posto al centro l'eticità, l'amicizia, il rapporto profondo con gli uomini e la natura conservando vividi i valori fondanti dell'esistenza. Se lo ricordano così il cugino di secondo grado Piero Rigoni Pöne di Cavagnolo, Lions da oltre 30 anni e, l'artista Marco Porta che, con Stern, aveva negli ultimi tempi intrecciato un rapporto epistolare intenso per contenuti e stima. «Con Mario - ricorda Piero - abbiamo iniziato ad incontrarci circa 30 anni fa. Il ricordo più bello è stato quando, con il Lions Club Valcerrina, siamo andati in gita sociale ad Asiago. Ad un certo punto, senza dirmi nulla, mi ha accompagnato in un'abitazione e, mostrandomi una soglia di pietra mi ha detto: lì è nato tuo padre. Mario scrive come parla. E' stato un grande lions senza esserlo». Il padre di Piero era cugino di primo grado con Mario ma, al cognome Rigoni, erano stati aggiunti i suffissi Stern per il ramo della famiglia di Mario e Pöne per quello della famiglia di Piero poiché, «i Rigoni ad Asiago erano molti» dice Piero. Anche Porta conserva di Rigoni Stern un ricordo profondo, quasi "sacro", maturato attraverso le lunghe lettere intercorse che custodisce preziose senza fare cenno sulla natura degli argomenti, in segno di grande rispetto e considerazione di quell'amico che, se non fosse stato per l'improvvisa malattia, avrebbe avuto modo di conoscere lo scorso mese di marzo. Tra l'altro, alcuni anni fa, era stato a Casale in visita alla Sinagoga. Chiunque l'abbia conosciuto custodisce di Rigoni Stern un ricordo preciso e ben definito che non lascia spazio ad interpretazioni se non alla realtà più trasparente e vera, espressione di un uomo autentico, umile e grande allo stesso tempo privo di sentimento di eroismo oggi come un tempo. Si legge così nella motivazione iscritta per l'attribuzione della medaglia d'argento al valor militare: «Sottufficiale di alti sentimenti, volontario, ardito, sprezzante del pericolo... capace di, infondere in tutti ardimento, calma e serenità...». Si esprimeva così lui stesso a proposito del senso della vita: «Il momento culminante della mia vita non è quando ho vinto premi letterari, o ho scritto libri, ma quando la notte dal 15 al 16 sono partito da qui sul Don con 70 alpini e ho camminato verso occidente per arrivare a casa, e sono riuscito a sganciarmi dal mio caposaldo senza perdere un uomo, e riuscire a partire dalla prima linea organizzando lo sganciamento, quello è stato il capolavoro della mia vinta...». Questo ultimo suo pensiero certamente, meglio di qualsiasi altro impegno giornalistico, esprime chiaramente l'uomo che è stato Mario Rigoni Stern.

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Federico Nardi

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