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Migliaia di piante a terra

Il Bosco della Partecipanza ferito dopo la tromba d'aria

La conta dei danni nell'ultima assemblea straordinaria

Migliaia le piante abbattute nel bosco della Partecipanza

Era affollato il salone della Partecipanza dei Boschi di Trino per l’assemblea straordinaria dei dei soci, indetta per fare il punto dei gravi danni provocati dalla tromba d’aria dello scorso 7 luglio. «La conta dei danni non è ancora ultimata – ha subito spiegato il primo conservatore, Ivano Ferrarotti – le strade interne sono percorribili, ma non ancora in sicurezza e invito pertanto a non addendrarsi nel bosco. Sarà certamente un’annata anomala per l’assegnazione della legna. È impensabile mandare i soci a tagliare in quanto non sappiamo della stabilità delle piante. Del resto non ha senso tagliare 5/6 mila quintali di bosco per darlo ai soci, quando ce ne sono già 10 mila a terra». Per ora è una ditta specializzata ad occuparsi della gestione di questa emergenza, con un esborso di 450 euro al giorno da parte della Partecipanza che va ad incidere non poco su un bilancio dell’ente già critico. “A memoria è da più di cinquant’anni che non si verifica una situazione di questa gravità – ha aggiunto il primo conservatore - nel tempo abbiamo dovuto fare i conti con diversi episodi, tra incendi e tempeste, ma mai con un nubifragio di queste proporzioni”. Ad illustrare la situazione reale post tempesta è stato Guido Blanchard, tecnico forestale, che ha seguito anche il Piano Forestale della Partecipanza per i prossimi 15 anni e che ha confermato come questi fenomeni siano sempre più frequenti e di vasta intensità. «Ciò che ha più inciso sono state le forti raffiche di vento, superiori anche ai 100 km/h. Il bosco non è riuscito a difendersi come avrebbe dovuto a questo evento estremo. Oggi è quanto mai importante riuscire a gestire i boschi in funzione di una loro resistenza a questi fenomeni, piantando specie diverse e di diversa altezza. Sono state danneggiate le piante più belle, molte delle quali spezzate a metà. Ci sono molti fusti in tensione, grandi rami finiti sulle strade principali e tantissime chiome spezzate, il che espone gli alberi interessati a diverse patologie. La “Costa”, che si trova più in alto, è stata la zona più colpita. Su un censimento di 220 mila piante, ne sono state colpite qualche migliaio. È vero che le necro-masse rappresentano una cosa buona per la biodiversità, anche se non in eccesso. Andare a raccogliere e sistemare almeno una parte della legna a terra permetterebbe di rispondere sia alle esigenze dei partecipanti che a quelle commerciali». Si è calcolato che 2000-2.500 quintali basterebbero per il fabbisogno annuale dei soci, ma si dovranno comunque andare a cercare dei finanziamenti per poter intervenire in maniera efficace. «A livello ecosostenibile il bosco è cresciuto in maniera corretta negli ultimi 30 anni - ha aggiunto Blanchard - la massa legnosa è cresciuta, assorbendo quantità importanti di anidride carbonica. Una gestione ecosistemica che, se certificata, permetterebbe di accedere a dei finanziamenti. Inoltre, oltre ai sussidi pubblici che si riducono sempre di più, sarebbe bene andare a cercare dei contributi anche nel privato». L’aspetto economico è stato affrontato anche dall’ex primo conservatore, Bruno Ferrarotti. «Fa specie non vedere qui presente oggi il nuovo presidente del Parco del Po Piemontese, che avrebbe potuto affrontare con noi questa emergenza. La realtà è che siamo un’area protetta a gestione locale: se non ci fosse il contributo annuale del Comune oggi la Partecipanza non esisterebbe più, nonostante il grande beneficio per la collettività, con la riconversione di 41 ettari, con Piani Forestali che abbiamo sempre sostenuto. Un’attività virtuosa che, se monetizzata, porterebbe benefici per 30 mila euro l’anno alla Partecipanza. Così non si può più andare avanti, si chiede che la Regione Piemonte collabori e faccia la sua parte, altrimenti tano vale andare avanti da soli con un’autogestione come si è sempre fatto. Possibile che un Ente di Gestione, che ci ha voluto al suo interno per farsi bello, non preveda un contributo straordinario per questa calamità? Le aree protette a gestione locale sono previste dalla Regione, mentre con il Parco del Po Piemontese hanno creato un carrozzone che nello specifico, a noi a Trino, non interessa. La Regione deve cambiare strategia e considerazione nei confronti della Partecipanza» A rappresentare il Comune a questo incontro c’erano il sindaco Daniele Pane e l’assessore Alberto Mocca. «Abbiamo incaricato il consigliere Angelo Dago di farsi carico delle nostre istanze verso l’assessore regionale Carosso che sarà qui a Trino a fine agosto – ha detto Pane – è impensabile che la Regione si faccia bella per avere la Partecipanza all’interno dell’Ente e poi se ne dimentichi puntualmente quando è ora di rinnovare la convenzione e dare i contributi. Come Comune facciamo la nostra parte e possiamo intervenire anche con fondi straordinari grazie ad un buon avanzo di amministrazione».


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