Museo etnografico a Coniolo il “paese che visse due volte’’
di Luigi Angelino
A Coniolo il “paese che visse due volte’’ sabato 18 settembre il Comune organizza un ciclo di eventi che culminano con l’inaugurazione del Museo etnografico nell’ipogeo del Municipio.
Il paese, nel 1910, subì la drammatica scomparsa della parte bassa dovuta ad una sconsiderata attività estrattiva nel sottosuolo. Sparirono 84 edifici, la chiesa di S. Eusebio e la villa-castello dei Fassati. Poi la ricostruzione a monte.
«Cento anni dopo - dice il sindaco Giovanni Spinoglio - al termine di una lunga ricerca storica, vogliamo celebrare l’avvenimento con l’allestimento museale dedicato alla vita mineraria. Attraverso immagini, attrezzature e strumenti multimediali, il visitatore si ritroverà con gli abitanti dell’epoca, uomini, donne, bambini già segnati dal lavoro, agricoltori, madri, fanciulli...».
In effetti gli organizzatori - abbiamo visitato il Museo mercoledì col sindaco mentre ferveva l’allestimento- hanno fatto miracoli con lo spazio, grazie anche all’uso di quattro postazioni video per altrettanti filmati e tre plastici (il paese com’era, l’attività estrattiva con le cave e la teleferica verso Morano e il porto di Coniolo). Poi un numero imponente di strumenti (“e altrettanti sono in magazzino”, chiosa il sindaco), tutti con una esauriente didascalia.
Particolarmente suggestivo (per i suoni) l’entrare in una vecchia galleria palificata e qui il video rimanda alle testimonianze dei minatori Luigi Angelino, Modesto Baiardo, Giovanni Deambrogio, Ferruccio Gabba, Marino Goio, Giovanni Martinotti, Silvio Mogno e Mario Norgia.
Il programma di sabato inizia alle 10 in località Gambarello, ad ovest del paese da Vialarda (“Deve diventare il nostro ingresso ufficiale’’, dice il sindaco) con l’inaugurazione del convoglio ferroviario minerario dove spicca un locomotiva storica francese Berry donata dal Groupe d’Etude des Chemins de fer de Provence di Puget-Theniers restaurata dalla ditta Lucato Termica di Castelletto. La locomotiva traina vagoncini da miniera basculanti del tipo Decauville recuperati localmente. Davanti al convoglio un masso calcareo che proviene dalle propaggini settentrionali dei rilievi del Monferrato, a ridosso del Po, dalla ex cava “La Rocca- Quartieri” in comune di Verrua Savoia della Cementi Victoria Spa di Trino.
Alle 11 a palazzo municipale celebrazione del centenario del trasferimento al bricco dell’abitato basso, inaugurazione del Museo (“Il paese che visse due volte”) nell’adiacente ipogeo del Comune e premiazione dei minatori coniolesi. Le visite al Museo continueranno, guidate, nel pomeriggio.
Alle 21, in piazza Carlo Alberto dalla Chiesa, serata di gala e conferimento del premio ‘Coniolo all’opera’, riconoscimenti agli organizzatori di Riso&Rose e ai realizzatori del Museo (vedi elenco) e presentazione della tesi di laurea di Carlotta Deambrogio “La storia che si fa architettura”. Alle 21,20 la compagnia teatrale Accademia dei Folli di Torino porta in scena “La terra sotto i piedi”, rievocazione della vita in miniera e della storia vissuta dai coniolesi in occasione del crollo di Coniolo Basso (in caso di maltempo la serata è differita a domenica).
In ogni caso il Museo è una realizzazione che fa onore al Monferrato e che non potrà che portare turisti interessati, oltre che al paesaggio e all’enogastronomia, all’archeologia industriale, maggiormente se inserito in un circuito sinergico (pensiamo ad Ozzano, Camino, Pontestura, San Giorgio, Morano, Casale...).