Agricoltura a pezzi: troppo alti i costi di produzione
di Pier Luigi Buscaiolo
Gli agricoltori continuano a produrre in perdita, con costi in continua crescita e ricavi sempre più risicati. È il monito di Coldiretti che interviene sul problema legato al caro-prezzi dei prodotti alimentari.
Mentre le quotazioni del grano continuano a diminuire, essendo crollate di oltre un terzo, i prezzi di pane e pasta non accennano a voler scendere, con una divaricazione divenuta insostenibile. Tra i fattori della produzione che hanno subito maggiori rincari ci sono i concimi, con un clamoroso 52% in più, necessari per fertilizzare il terreno, mentre tra i settori a soffrire di più per l’incremento dei costi sono la coltivazione di grano, mais e riso (con incrementi del 17%), ma anche le coltivazioni industriali come il pomodoro, che fa registrare aumenti del 12% e l’attività di allevamento per latte e carne, che sono aumentati del 9% per bovini e suini.
«L’emergenza alimentare non si risolve con i prezzi bassi all’origine per i produttori, perché questi non consentono di coprire i costi di produzione e, nel lungo periodo, portano alla chiusura delle imprese e alla destrutturazione del sistema» afferma il presidente provinciale di Coldiretti, Lorenzo Galante.
«L’aumento dei prezzi delle materie prime e dell’energia spinge alle stelle i costi di produzione in agricoltura. I consumatori hanno ormai capito che il discorso sui prezzi viene giocato sulla loro pelle e su quella dei produttori. Il forte calo del prezzo del grano non ha alcun effetto sui listini al consumo di pane e pasta e, in più, rischia di mettere in crisi il futuro delle coltivazioni Made in Italy, con l’ulteriore aumento delle importazioni e della dipendenza dall’estero».
In segno di protesta è stato abbandonato il tavolo delle trattative camerale che deve definire i prezzi di mercato delle produzioni: «La parte agricola non se la sente di essere partecipe di una situazione che continua a penalizzare le aziende: una posizione che non muterà sino a quando a chi produce non verrà garantita quella “soglia di sopravvivenza” indispensabile per continuare a produrre».
Ma tale manifestazione ha sortito effetto? «La situazione purtroppo non è cambiata - risponde Galante - e nemmeno si è vista una presa d’atto delle autorità competenti. Però il malcontento degli agricoltori aumenta di giorno in giorno tanto che molti stanno pensando di non effettuare semina e concimazione. Insomma in un comparto come l’agricoltura falcidiato sempre da numerosi problemi, la questione del caro-prezzi dei prodotti agroalimentari e dell’aumento dei costi di produzione, pare un serpente che continua a mordersi la coda».
E allora che fare? Dove intervenire? Quali sono le soluzioni? «Prima di tutto stiamo assistendo ad una grossa speculazione nel settore del mais che deve essere messa sotto controllo. In seconda battuta dobbiamo rivedere l’intera filiera dai produttori agli stoccatori, ai mulini e infine agli utilizzatori, tenendo presente sia il consumo interno dei prodotti sia l’export. Tra l’altro, e questo è un segnale allarmante, se va in crisi un settore poi altri sicuramente ne seguiranno».
Secondo il presidente provinciale di Coldiretti «a livello locale si può fare poco. È a livello nazionale, e mi riferisco al Governo che si deve riprendere in mano la filiera per risolvere i problemi. Noi manifestiamo la sfiducia degli agricoltori i quali iniziano una nuova stagione sapendo che, se non ci saranno cambiamenti, pur producendo andranno in perdita. Per i prossimi mesi forse ce la potranno fare ma da febbraio, quando dovranno affrontare i più grossi investimenti, i problemi saranno enormi».