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Suona per l’Orchestra Sinfonica Giuseppe Verdi di Milano: «Ma ho Casale nel cuore»

Adelaide, “salvata” dalla musica

È arrivata a 6 anni dall’Albania: oggi è una violinista di successo

La storia di Adelaide Fezo (Adelaida all’anagrafe), è una storia di immigrazione con il Monferrato a recitare un ruolo importante.

È una storia che vogliamo raccontare a ritroso partendo da oggi: nata a Tirana (Albania) 33 anni fa, Adelaide è cittadina italiana dal 2015 e, violinista affermata, dal 2012 è stabilmente nell’organico dell’Orchestra Sinfonica Giuseppe Verdi di Milano, città dove oggi vive.

La protagonista della nostra storia ha iniziato a studiare violino a 6 anni, spinta dalla madre che, tuttavia, ha dovuto abbandonare assieme al padre nel 2001 quando, grazie al prezioso appoggio degli zii, emigrati già da qualche anno a Casale, è arrivata in Italia venendo ammessa al Conservatorio di Alessandria, ancora minorenne.

Adelaide ha quindi terminato gli studi al Conservatorio di Genova, diplomandosi con il massimo dei voti nel 2006, quando già lavorava in ambito orchestrale e come ha continuato a fare girando il mondo in tournée.

Adelaide, talentuosa e determinata, ha passato anni duri, in cui oltre allo studio ha dovuto combattere con la precarietà, approfittando dell’aiuto dell’Istituto San Vincenzo, dove è stata ospitata per qualche mese.

Ora che è italiana e che lo è anche la sua famiglia, residente a Casale, la sua vita è diventata più semplice ma può essere interessante scoprire quali e quante siano state le difficoltà che ha dovuto affrontare per arrivare a questo traguardo.

Adelaide, come si fa ad abbandonare la famiglia così giovani, per un viaggio verso l’ignoto?

«Quando ci si sente spaesati e senza futuro, il tuo primo obbiettivo è trovare di meglio per la tua vita. Già di carattere ribelle fin dall’adolescenza, io non mi sono posta il problema ma ero entusiasta del mio nuovo cammino. In più vedevo che la mia famiglia aveva bisogno, e che avrebbe poi giovato di una nuova vita insieme a me. La loro mancanza l’ho sentita dopo ma questa è servita a rafforzare moltissimo il nostro rapporto, sia di fiducia che di amore vero e proprio».

Quale pensi sia stata la più grande difficoltà del tuo percorso? Hai mai temuto di non farcela?

«Penso da sempre sia stata la burocrazia, inutile e pesante. Quando ci si trasferisce per motivi di studio, dovrebbe esserci un occhio di riguardo ma non è affatto così. No, la mia tenacia e costanza non mi hanno mai abbandonata, anche nei momenti dove sembrava difficile rinnovare il permesso di soggiorno da studio a lavoro. Come tutti sappiamo questo non è mica un paese dove puoi ottenere  così facilmente un contratto a tempo indeterminato! Così ho inizialmente aperto la partita IVA e mi sono fatta strada da sola. Spesso non essendoci proprio le leggi “giuste”, anche gli stessi dipendenti della Questura non sanno come uscirne ma li ringrazio, sono sempre stati molto carini e gentili con me».

Se non fossi stata sospinta dal talento e dalla passione per la musica come avresti fatto?

«Beh, diciamo che non è stato il mio caso, nel senso che la passione per la musica sicuramente mi ha aiutato e continua ad aiutarmi sempre, costantemente, tutti i giorni. Conoscendomi mi sarei rimboccata le maniche e avrei sicuramente trovato da lavorare, in diversi ambiti, senza arrendermi». 

L’arte aiuta ad abbattere i confini?

«Il bello di essere artisti è proprio il “diverso”. Quello che ha un’altra scuola, quello che arriva da lontano, quello che ha altre origini. L’arte abbatte sempre i confini, e va oltre. Peccato solamente che non in molti conoscano cosa l’arte sia».

Le pratiche per l’ottenimento della cittadinanza come sono andate? Hai avuto paura di essere obbligata a tornare in Albania?

«Allora, come ho detto anche prima, la burocrazia ti sfinisce. Nel mio caso, ci ho messo una quindicina di anni ad avere la cittadinanza italiana. Dopo dieci di residenza si può fare richiesta, e quindi, ai fini dell’ottenimento, devi dimostrare di avere un determinato guadagno e un lavoro possibilmente fisso. Non è stata esattamente una passeggiata, ma d’altronde le leggi sono queste, e finché non migliorano è così».

Come ti hanno accolta Casale e il Monferrato?

«Beh, qua mi commuovo. Casale è la mia prima casa. Le persone con cui sono stata meglio in assoluto sono i casalesi. Dovrei fare tanti nomi e ringraziare di cuore queste persone meravigliose che mi hanno aiutato in tutti i modi facendomi sentire speciale un po’ perché giovane e violinista, un po’ perché mi hanno vista crescere e studiare proprio lì. Sono molto legata a questa città che ha dato fiducia a me e ai miei cari. Dagli amici che ho conosciuto 15 anni fa, che sento ancora con gran piacere, alle persone che hanno avuto un ruolo importante nei momenti di bisogno. Lì porto tutti nel cuore».