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  • 23 febbraio 2011
  • Rosignano

Ricordo di Camillo Cappellaro nel ventennale della morte, di Cesare Chiesa

E sono trascorsi ventanni da quel 1° marzo di fine inverno, nuvoloso, in cui si compì la vita terrena di un grande amico e maestro, di un fine cultore dell’arte e della poesia, di un infaticabile indagatore di uomini e di cose, di un appassionato ricercatore e storico di vaglia. Camillo Cappellaro ha rappresentato per Rosignano, ed ancor prima per altri luoghi e personaggi, il disvelatore di un passato perso fra le nebbie del tempo e restituito come bene preziosissimo, fonte di infinite scoperte. A lui dobbiamo innanzi tutto la riscoperta – non solo storica, ma anche umana e sociale – del nostro millenario passato; grazie a lui si sono dispiegate ancora in questi anni molteplici occasioni di approfondimento culturale, artistico, soprattutto di memoria storica e di tradizione che resteranno patrimonio di grande valore per le future generazioni di rosignanesi. Da dove incominciare? Solo un rapido cenno dell’impronta indelebile lasciata da Cappellaro nella terra di Rosignano, ove giunse con la moglie e la figlia negli anni Settanta del Novecento a reggere il locale Ufficio postale del capoluogo, dopo una laurea in Teologia al Laterano ed una in Filosofia alla Cattolica di Milano e dove visse amato e rispettato da tutti il resto della sua esistenza terrena. A partire dal 1979, e poi negli anni successivi a lui si deve la riorganizzazione dell’Archivio Storico comunale di Rosignano, avviato con il salvataggio di preziosi documenti e pergamene altrimenti irrimediabilmente dispersi, recuperati in condizioni disperate (negli scantinati e nel sottotetto allora fatiscenti del Municipio , ove erano stati malamente riposti anni prima da un incauto segretario comunale) con uno zelo, una certosina pazienza ed una capacità di indagine e di “archeologia” storica assolutamente unica e meritoria, di cui mai a sufficienza potrà essere ringraziato. Cio’ non portò solo ad una preziosissima catalogazione, approvata dalla competente Sovraintendenza e che rende ancor oggi l’Archivio rosignanese di facile consultazione e di ineguagliato valore, ma produsse altri frutti di grande interesse e valore. Innanzi tutto Camillo Cappellaro seppe coinvolgere in quest’opera gran parte della popolazione locale. L’essere Ufficiale postale gli consentiva di avere ed intessere un quotidiano rapporto di fiducia e di stima con tante persone. Da cio’ scaturì una collettiva ricerca di testimonianze, documenti, reperti, custoditi in famiglia. Ecco, nel 1980 – 1981 la prima grande mostra fotografica “Rosignano, una volta” (ospitata dal Comune nel Salone Ideal, nel corso del mese di agosto) che raccolse una infinita quantità di fotografie uscite dalla case dei rosignanesi del capoluogo e delle tante frazioni e relative a gite, scolaresche, gruppi di leva, paesaggi locali, eventi personali e pubblici, che raccontavano - con la forza dell’impatto visivo - alla comunità locale la “propria” storia degli ultimi cento anni. E ancora, dallo straordinario successo di questo evento a metà strada tra la manifestazione culturale ed una collettiva presa di consapevolezza della forza della memoria ritrovata, scaturì l’avvio della raccolta delle testimonianze, delle fonti orali dei piu’ anziani per preservare un patrimonio di tradizioni, di memorie, di ricordi, di immagini, che sarebbe altrimenti andato irrimediabilmente disperso e perduto e che ora invece viene preziosamente conservato nell’Archivio Storico comunale. Frutto conseguente di un quinquennio intenso ed appassionato, faticoso ma gratificante, fu per Camillo Cappellaro la pubblicazione di un’opera mirabile ed insuperabile, “vangelo laico” per i rosignanesi, testo fonte di infinite notizie e nello stesso tempo base per l’avvio di altrettanti, possibili, infiniti approfondimenti e ricerche sulla plurimillenaria storia locale. Il riferimento e’, ovviamente per il volume “Rosignano. Delle cose sulla storia” (ed. Dell’Orso, 1984), ove egli mirabilmente seppe compendiare l’infinita mole di informazioni che l’Archivio storico comunale, le testimonianze orali, i documenti privati gli avevano fino a quel momento fornito. Una testimonianza, innanzitutto, di amore per la terra di adozione che aveva accolto lui e la sua famiglia con sincero affetto ed indubbia stima, ma anche una chiara attestazione delle sue eccellenti qualità di storico , di ricercatore, di divulgatore di una passato che aveva saputo mirabilmente fare suo. Da li’, poi, arrivarono altri momenti non meno impegnativi: centri vicini se lo contesero come archivista, nacque un vero cenacolo di giovani storici ed universitari, nuove occasioni di ricerca e di studio diedero origine ad altre mostre fotografiche, a saggi giornalistici, a volumi importanti come “Angelo Morbelli. Inventario alla Colma”, “Cellamonte. Notizie dal passato”, a ricerche su Vincenzo Luparia e sulla viticultura medioevale (il Barbesino,). Vale la pena significare come le varie amministrazioni comunali che si succedettero nel tempo (Francia, Ravizza, Caprioglio) e le atre Istituzioni locali ebbero con Camillo Cappellaro un rapporto sempre collaborativo e di attenzione, peraltro ricambiata. Ancora, nel 1989, la corale stesura di “Rosignano E’”: un volume scritto a piu’ mani che ebbero ancora una volta in Cappellaro l’ideatore, l’organizzatore e l’estensore di alcune pagine particolarissime. Il proseguio indefesso delle sue ricerche storiche lo avevano, infatti, portato a scoprire e a recuperare tra le carte dell’Archivio Diocesano di Casale, la copia della trascrizione originale del solenne voto fatto dalla Comunità rosignanese in onore della Madonna dell’Assalto, il 21 aprile 1640.. Un altro preziosissimo dono fatto ai rosignanesi da questo straordinario uomo di storia. Di li’ a poco un’altro fantastico ritrovamento. Il recupero degli inediti Statuti Trecenteschi del Comune di Rosignano e lo Statuto della Società del Popolo di Rosignano, di cui promosse – prima della sua scomparsa – l’avvio degli studi storici, filologici e paleografici connessi, portati poi a compimento nel 2002 (nel corso dell’amministrazione del sindaco Pagliano) dai suoi collaboratori Barbato e Muggiati. E a lui si deve anche una congiunta opera di salvaguardia di alcune opere pittoriche costituenti la parte piu’ cospicua del patrimonio artistico e religioso locale, in collaborazione con il Comune ed il Consiglio parrocchiale, nonchè l’impulso per l’avvio dell’opera di catechesi cottolenghina in paese. Di tutto cio’ fui testimone partecipe e coinvolto; la morte lo colse alla vigilia di nuove idee e nuove iniziative che stavamo intessendo. Quante persone potrebbero raccontare ancora di Camillo Cappellaro inediti episodi, ricordare sue ironiche battute, mettere a frutto i suoi insegnamenti ed il suo esempio sulla ricerca e sulla metodologia dell’approccio storico. Tanti hanno proseguito sul cammino da lui tracciato; Rosignano negli anni che seguirono la sua scomparsa seppe rendere testimonianza della riconoscenza che gli doveva, innanzi tutto dedicandogli l’intitolazione della rinnovata Biblioteca civica comunale (autunno del 2001, nel decennale della sua scomparsa), e portando a compimento il volume sulla trascrizione dei ritrovati Statuti Trecenteschi (primavera del 2002). Ma, credo e sono convinto, che il modo migliore per onorarne la memoria, sia stato quello di proseguire in iniziative di vasto respiro storico, culturale e di recupero delle tradizioni e delle memorie che in questo anni hanno trovato fertile dimora in Associazioni, Gruppi, singole persone e che hanno dato tanti e fecondi frutti per la nostra terra di Rosignano. Non rare volte il rimpianto di non averlo, più, qui tra noi scaturiva nel constatare l’esito positivo di qualche evento o iniziativa che avrebbe certamente trovato in lui convito ed autorevole sostenitore o curioso ed attento spettatore. “Se ci fosse Cappellaro……!” quante volte e’ risuonato nella mia mente e in altre questo pensiero : un modo per riconoscerne lo straordinario valore e per dirgli, con commozione e rimpianto, ancora una volta “grazie”! MONFERRATO Fossili voci amiche ritenute in seno al digradare di colline, come parole, edere gradienti torri di castelli circondate d’azzurro nella tela vetusta delle vigne. Come sgomenti, brezze vespertine attorno a un’arca vuota dei Gonzaga marmorea sull’erba. (di Camillo Cappellaro, tratto da “Poesie e Prose”, Ed. dell’Orso 1995 – raccolta postuma di sonetti e brani di C. Cappellaro presentata ad Uviglie di Rosignano nel quinto anniversario della sua scomparsa)

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