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Spettacolo ‘trasgressivo’ per presentare il Babau

Come già avveniva per le scorse edizioni, il nuovo numero del “Babau”, la «rivista queer indipendente di arte, letteratura e fotografia», è stato presentato con uno spettacolo che, vista la grande affluenza di pubblico, è stato messo in scena in due repliche nella serata di sabato scorso presso la sede del circolo Pantagruel di via Lanza. In apertura di serata, la presentazione di Lavinia Garofalo che ha precisato come il numero 11 del “Babau” volesse essere la «risposta artistica al convegno “Gender-omofobia-transfobia: verso l’abolizione dell’uomo?” (organizzato da alcune associazioni cattoliche con il patrocinio della Diocesi lo scorso mese settembre presso l’auditorium San Filippo e duramente contestato, ndr). A quelle posizioni noi stasera siamo qui per rispondere “noi non abbiamo paura!”». Ed è proprio #Iononhopaura il titolo del nuovo numero della rivista casalese presentato sabato: 82 pagine composte di articoli, foto, racconti e, novità del nuovo numero, un progetto di scrittura creativa svolto presso il Servizio Psichiatrico Diagnosi e Cura di Alessandria coordinato da Ennio Piantato. Durante i sei incontri che si sono tenuti nel corso dell’estate, i ragazzi hanno avuto modo di lavorare, di mettersi in gioco, di far sapere a tutti le loro idee, i loro pensieri, il loro modo di gridare #IoNonHoPaura. All’interno del nuovo numero di Babau ci saranno anche loro, con le loro storie e le poesie, con il loro coraggio Lo spettacolo di presentazione fatto di canto musica e danza che gli intrepidi (e coraggiosi) ragazzi hanno portato in scena non è stata pura esibizione. O meglio: non era solo quella. È stato un tutt’uno che ha saputo sapientemente coniugare, con la freschezza giovanile degli attori, la burlesca parodia delle posizioni dei “detrattori” alla profondità e serietà delle storie raccontate. È stata, sì, una carrellata di ragazze e ragazzi in parrucche bustini, mutandine di pizzo e frustini sadomaso, ma è stata anche, o forse soprattutto, la figurazione simbolica di imbavagliamenti (posticci solo nella finzione), laiche crocifissioni con lo scotch e, in ultima istanza, di omicidi-suicidi. Un compendio di “diversità”, ma che nient’altro è che umanità. Al termine dello spettacolo, la caporedattrice Barbara Michelerio, che con Albert Stray, Danilo Grasso, Lavinia Garofalo, Cristiano Barbesino, Matteo Valecchi e Alice Giacobone coordina la rivista, ha ringraziato tutti i collaboratori (compresi i coraggiosi modelli delle foto) per questo numero, dalla nuova veste grafica, che è, senza dubbio, uno dei più coraggiosi del Babau. Ricordiamo che il Babau è un progetto multimediale composto da una rivista cartacea, una parte web e una performance live.

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Laura Mellina

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