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Sabato 4 maggio si celebrano i 500 anni di fondazione dei Padri Somaschi

Sabato 4 maggio alle 17, nella chiesa di Santa Caterina in piazza Castello, saranno solennemente celebrati i 500 anni di fondazione dei Padri Somaschi, già docenti del collegio Trevisio. Concelebreranno il vescovo di Casale Alceste Catella e padre Franco Moscone superiore generale dei Padri Somaschi. Per questa occasione pubblichiamo una sintesi del contributo di padre Giuseppe Oddone sul Giubileo somasco al Trevisio. La Congregazione dei Padri Somaschi conclude le celebrazioni giubilai di cinquecento della sua storia con un incontro e una Santa Messa nella Chiesa di Santa Caterina sabato 4 maggio alle ore 17. Si ricorda e si rivive la liberazione dal carcere di San Girolamo Emiliani, avvenuta nella notte del 27 settembre del 1511 per opera della Vergine Maria, un evento nel quale la Congregazione ha sempre visto il germe delle sue origini e della sua attività educativa e caritativa. È anche un’occasione per riflettere sulla propria storia, perché i Padri Somaschi sono stati legati con alterne vicende a Casale Monferrato, impegnati in un’attività scolastica ed educativa, per circa 350 anni, dal 1623 al 1973. Infatti il 6 marzo 1623, il dottor Andrea Trevigi di Fontanetto Po, al servizio nelle Fiandre dell’arciduca Alberto d’Austria e della consorte Isabella si accordava a Milano con la Congregazione per fondare in Casale Monferrato il Collegio di San Clemente. Voleva creare un’istituzione che accogliesse ed educasse gratuitamente per sette anni consecutivi 14 ragazzi (sei nobili poveri, sei poveri bennati, e due alunni delle Fiandre), permettendo anche l’inserimento di eventuali convittori a pagamento, in modo che all’età di 16 o 17 anni quando i giovani lasciavano al scuola per l’università, arrivassero a un buon possesso delle discipline di base, ma soprattutto della lingua latina. La sue espressa volontà, tipica della cultura classicista del primo Seicento,esigeva che gli alunni vestissero il severo avito nero degli studenti e comunicassero tra loro solo in latino, esercitandosi nell’arte della retorica e dell’eloquenza. Il Collegio iniziò la sua vita, approvato dal duca Ferdinando Gonzaga, duca di Mantova o del Monferrato e dal Papa Urbano VIII. Le buone intenzioni del fondatore che aveva lasciato diversi fondi terrieri per il mantenimento dei 14 studenti furono in parte frustrati dalle terribili condizioni in cui venne coinvolto il Monferrato nella lunga guerra dei trent’anni. Nel 1650 una relazione sul Collegio, redatta dai Padri, riferisce di “molestie continue di soldatesca spagnola e francese, da cui impoveriti sono e fatti miserabili i popoli, onde impossibile che possano pagare i censi. E questa è la causa prima perché in questi tempi calamitosissimi per il Monferrato non può alimentare il numero intero dei figlioli, come farà in tempo di pace”. Le cose miglioreranno nella seconda metà del secolo. Tra il 1659 e il 1680 fu rettore il P. Agostino Guazzone di Lodi, ambasciatore di Sua Maestà cattolica il Re di Spagna presso il duca di Mantova. Nel 1708 il Monferrato passò sotto il dominio dei Savoia: il Collegio continuò la sua vita, apprezzato dalla stessa famiglia reale e si aprì alla cultura illuministica, come risulta dal regolamento stilato dal P. Luigi Lamberti che diresse il Collegio dal 1769 al 1778. Vi si afferma che ogni alunno ha il dovere di amare “ragionevolmente” Dio, sè stesso, la società, comportandosi sempre secondi “i dettami della retta ragione e delle leggi”. Nel 1775 il Collegio di San Clemente lasciò la sua primitiva sede, il palazzo della sig.ra Taccona in cantone Brignano, ampliato a più riprese secondo le necessità, vendendolo alle Suore Orsoline confinanti e si trasferì in un palazzo di grande prestigio, comprato dagli stessi religiosi, il Palazzo Gambera. Nel 1799 sotto il dominio francese il Collegio fu soppresso, le scuole chiuse, la casa e i beni confiscati e consegnati poi all’amministrazione comunale. Il P. Evasio Natta, casalese, continuò tenacemente informa privata l’insegnamento classico inferiore, ma fu egualmente costretto a lasciar. Nel 1810 venne riconfermata la soppressione dei religiosi. Nel frattempo Napoleone aveva spostato da Alessandria a Casale il Liceo Regio, installandolo nell’ex-convento soppresso di Santa Caterina. Quando tramontò l’astro napoleonico, i Somaschi vennero richiamati per rifondare in questa nuova sede il Collegio e fu affidato nuovamente alla loro amministrazione il reddito Trevisio, fatto che determinò il cambiamento del nome; da ora in poi sarà conosciuto come Collegio di Santa Caterina o Trevisio. I Padri curavano prevalentemente le scuole inferiori, seguivano poi gli alunni che, rimanendo convittori, si iscrivevano al Liceo Regio governativo, da loro diretto, sempre negli stessi locali dell’edificio. Il Trevisio godette nell’Ottocento della stima della popolazione e delle autorità: fu visitato il 21 agosto del 1839 dal re Carlo Alberto e i Padri accentuarono nell’educazione la dimensione patriottica, sabauda e risorgimentale. Nel 1848 vi venne introdotto anche la preparazione militare. In diverse occasioni gli studenti armati di fucili, in elegantissime divise, sfilavano davanti alla popolazione e alle autorità e si esibivano in esercitazioni accuratamente preparate. Sia ai religiosi che ai convittori veniva assegnato un grado militare. In questo scorcio di tempo passarono al Trevisio eccellenti studiosi danteschi di fama internazionale, come il P. Marco Giovanni Ponta (morì al Trevisio nel 1849) e il P. Giambattista Giuliani, e archeologi e letterati quali il P. Giambattista Adriani e il P. Francesco Calandri. Fu proprio quest’ultimo come rettore a dover affrontare la seconda soppressione del Collegio Trevisio che venne laicizzato il 22 settembre del 1867. I religiosi vennero dispersi e tornarono alle loro famiglie o al ministero sacerdotale. Dopo i patti lateranensi del 1929 si riaprirono le pratiche per il ritorno dei Somaschi, che ripresero l’attività nel 1931. Il primo rettore fu P. Giovanni Ferro, poi divenuto arcivescovo di Regio Calabria, coadiuvato da un gruppo di giovanissimi religiosi. Il Collegio tornò a rifiorire, come sempre caratterizzato da una forte impronta educativa basata sullo studio e sui valori cristiani e civili: importante in questi anni lo sviluppo dell’azione cattolica e dell’attività caritativa, anche per ridimensionare l’invadente ideologia fascista. Negli anni della guerra di liberazione (1934-1945) accolse, nascose e aiutò con cristiana carità militari sbandati e rifugiati politici. La più bella testimonianza è quell di Cesare Pavese che nel romanzo autobiografico “La casa in collina” nei capitoli 17-19 descrive la sua esperienza entro le mura del Collegio: è facile individuare nella figura del Rettore il P. Luigi Frumento e in P. Felice l’amico P. Giovanni Baravalle. Altro campo di attività è stato il ministero nella artistica chiesa di Santa Caterina, un gioiello d’arte nella sua architettura slanciata con la bella facciata a duo ordini e la cupola ovale; nell’armonico interno risaltano il candido gruppo scultoreo dell’Assunta, le decorazioni e gli stucchi della volta, i diversi altari. Al Trevisio venne praticamente rifondata la Congregazione delle Suore Somasche, che coadiuvano i Padri, ebbero qui nel 1931 la loro prima comunità al di fuori di Genova e il loro noviziato, ponendo le basi per il loro futuro sviluppo che le vede presenti oggi, in Italia, in Africa, in America e Asia. Nel 1973 diverse motivazioni, alcune esterne per qualche divergenza di vedute con l’Ente Trevisio e l’amministrazione comunale, ma soprattutto interne, dovute alla necessità di un ridimensionamento delle opere per l’incipiente crisi delle vocazioni, indussero il governo dei Padri Somaschi a lasciare il Collegio Trevisio e a favorire altri campi di attività e di sviluppo in Spagna, nell’Asia, in America. Fu una decisione dolorosa per tanti religiosi che qui avevano profuso le loro energie e incontrato un ambiente, di particolare accoglienza, di stima, di calore umano e di simpatia. La storia del Trevisio è quasi paradigmatica per la Congregazione dei Somaschi: lo sviluppo e la fioritura nel Seicento e Settecento, le due soppressioni napoleoniche del 1797 e del 1810, la tenace ripresa del primo Ottocento, la devastante soppressione del 1867 che azzerò quasi i religiosi italiani, la lenta ripresa nel Novecento, e poi la necessità di un ridimensionamento in Italia per favorire lo sviluppo della Congregazione in altre zone del mondo, più povere e nello stesso tempo più ricche di vocazioni. Il Trevisio è stato anche per i Somaschi, che pensano a esso con una vena di rimpianto e di nostalgia, un campo e un laboratorio delle loro capacità educative, perché conservando i valori fondanti del loro carisma voluti dal fondatore San Girolano Emiliani, ossia la serietà del lavoro scolastico e la formazione cristiana, hanno saputo nel cammino di oltre tre secoli adattarsi ai tempi e venire incontro alle esigenze delle nuove generazioni. È certo tuttavia che sia per i Somaschi come per i casalesi, il patrimonio culturale, educativo, artistico rappresentato dal Trevisio e dalla bellissima chiesa di Santa Caterina deve essere conservato e valorizzato.

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Barbara Marini

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