Pagine di ricami letterari: otto capitoli con affascinanti storie d’ago e di parole
di Dionigi Roggero
Avendo il gusto del ricamo ma anche quello del piacere della lettura, mi è capitato spesso di imbattermi in libri in cui vi erano ricordi, frammenti, rievocazioni e rimandi legati al mondo del ricamo, la cui bellezza, forza ed intensità suscitavano in me profonde emozioni. Quei libri, senza che me ne rendessi conto, hanno fatto da canovaccio alla mia vita e al mio desiderio di fermarli in qualche modo in una sorta di storia del ricamo nella letteratura”.
Così scrive Annalisa Cerruti Prosio, collaboratrice del bisettimanale “Il Monferrato”, nella prefazione del libro “Aghi di Pietra”, pubblicato dall’Artigiana San Giuseppe Lavoratore di Vercelli.
E poco dopo aggiunge: “Si tratta di libri in cui l’atto di posare le mani su un lavoro di cucito è descritto per delineare più pienamente un personaggio o nei quali il prendere in mano tele, ago e matassine diviene un riferimento carico di significati. Libri dove non pare esserci solo letteratura, ma soprattutto, la vita vera, reale”. Idea originale e nuova quella dell’autrice, appassionata di ricamo e collezionista di antichi imparaticci (lavori su stoffa per imparare le tecniche del ricamo), che ha coniugato il tema classico della parola con quello di uno strumento, come il ricamo, tipico dell’universo femminile dove la donna ha un ruolo assai complesso, affermato e negato al tempo stesso. Affermato in quanto il filo vero fu affidato alle mani della donna perché si occupasse di quei lavori che già Omero riteneva indegni degli uomini, seppure non disprezzato da principesse, da regine e anche dalle divinità. Negato, invece, come attesta il paradosso di Arianna: la figlia del re di Creta Minosse che affidò a Teseo il filo amoroso per uscire dal labirinto, a fronte di un millenario rifiuto della prerogativa del pensiero logico all’universo femminile. Denso di contenuti e ricco di richiami spazio-temporali, il volumetto di Annalisa Prosio annoda il filo permanente e continuo del cucito a quello più effimero e transitorio del pensiero, tracciando una sottile e duttile linea che trova sulla carta la propria rappresentazione. Una simbiosi tra due elementi (senza che l’uno soverchi l’altro), simbolicamente uniti dal filo che si fa trama in un gomitolo narrativo dove emergono le citazioni tratte dalle più svariate forme letterarie: dalle biografie ai romanzi, dai saggi alle favole, ai gialli. Convincenti aforismi posti in esergo agli otto capitoli che danno corpo all’opera rappresentano per il lettore un’utile guida alla “scoperta – come ricorda l’autrice - di un’identità corale che però non è solo esclusivamente patrimonio delle donne”, ma anche ricca di “affascinanti storie d’ago e parole, intessute dagli uomini”. E se è vero che oggi le donne non usano più il telaio e che il liberatorio accesso al filo logico ha comportato la scomparsa di quel “piccolo mondo antico” che nutriva l’amore per la bellezza e il piacere della creatività, è attraverso le metafore della trama e dell’ordito che si giunge al testo come tessuto e al tessuto come testo.